Una grande revisione su Frontiers in Science collega obesità e crisi climatica, e spiega perché la soluzione non sta solo nella “forza di volontà”, ma nel sistema che ci nutre.

Risposta veloce

Obesità e riscaldamento globale possono essere due facce della stessa moneta, perché l’attuale sistema alimentare premia cibi ad alta densità energetica e basso contenuto di fibre, spesso ultra processati, e allo stesso tempo sostiene filiere ad alte emissioni, soprattutto quelle basate su allevamenti e carne di ruminanti. La revisione propone interventi di sistema, sussidi al cibo sano, tasse su prodotti particolarmente dannosi, etichette chiare, stop al marketing aggressivo verso bambini e comunità vulnerabili. (Frontiers)


Una storia antica, con un finale modernissimo

C’era una volta il cibo “normale”. Non perfetto, non instagrammabile, ma riconoscibile: pane, legumi, verdure di stagione, un po’ di formaggio, un po’ di carne la domenica, e la cucina come rito domestico. Oggi, invece, molte corsie del supermercato sembrano un luna park di colori: porzioni maxi, promozioni che gridano “prendimi”, e prodotti che durano più di certe amicizie.

Il punto non è fare nostalgia da osteria. Il punto è che, secondo una grande analisi pubblicata su Frontiers in Science, questo ambiente alimentare non sta solo cambiando le nostre abitudini. Sta cambiando i nostri corpi, e sta cambiando l’atmosfera. Letteralmente. (Frontiers)


Cosa dice la revisione, e perché conta

Gli autori, guidati dal prof. Jeff Holly (Università di Bristol) e con il prof. Paul Behrens (Oxford e Leiden) come primo autore, sostengono che obesità e danni ambientali derivano in larga misura da un sistema alimentare orientato al profitto, capace di spingere consumi eccessivi e scelte peggiori per salute e clima. (Frontiers)

Il quadro numerico è da sveglia sul comodino: oltre 2,6 miliardi di persone vivono già con eccesso di peso o obesità, circa il 38% della popolazione mondiale, e la quota potrebbe arrivare al 50% entro il 2035 se le tendenze continuano. (Frontiers)
E l’obesità non è solo “un problema estetico”, è una malattia complessa, un “portale” che aumenta il rischio di molte patologie croniche e pesa anche sull’economia, con costi stimati intorno al 2,19% del PIL globale nel 2019, in crescita. (Frontiers)


Lo stesso sistema che ci fa ingrassare, ci fa sudare

Qui entra in scena il clima, senza chiedere permesso.

La produzione alimentare contribuisce in modo importante alle emissioni globali di gas serra, con stime che oscillano spesso tra un quarto e un terzo del totale, a seconda di cosa si include nella filiera (produzione, trasporto, trasformazione, refrigerazione, sprechi). (Frontiers)
E anche se smettessimo domani di bruciare combustibili fossili, le emissioni del sistema alimentare, se lasciate correre, renderebbero comunque molto difficile restare entro gli obiettivi climatici, e potrebbero minacciare persino la soglia dei 2°C nel lungo periodo. (Science)

Nel frattempo, il caldo non è un’opinione: il Lancet Countdown riporta che la mortalità legata al caldo è aumentata rispetto agli anni ’90 e che nel periodo 2012–2021 si è arrivati a una media di circa 546.000 decessi annui, un ordine di grandezza che qualcuno traduce così: circa una morte al minuto. (Lancet Countdown)


UPF, ultra processati, ma non tutti “cattivi” allo stesso modo

La revisione non fa di tutta l’erba un biscotto.

Gli autori sottolineano che non tutti gli alimenti ultra processati hanno lo stesso impatto: alcuni, soprattutto quelli a bassa fibra e alta densità energetica, e certe carni lavorate, sono associati a esiti peggiori per salute e ambiente rispetto a prodotti più ricchi di fibre e con profilo energetico diverso, spesso più “plant rich”. Serve quindi una classificazione più sfumata e utile per il pubblico, non un’etichetta urlata e basta. (Frontiers)


“È colpa tua” non funziona, e non è vero fino in fondo

Per anni molte strategie nazionali hanno puntato sulla responsabilità individuale, come se bastasse ripetersi davanti allo specchio: “oggi scelgo bene”. Peccato che dall’altra parte ci sia un’industria che investe in marketing, promozioni, porzioni e disponibilità capillare. La revisione è netta: la forza di volontà, da sola, non regge contro campagne aggressive, soprattutto per bambini e comunità a basso reddito. (Frontiers)

E anche quando arrivano farmaci efficaci o chirurgia bariatrica, che possono essere strumenti importanti per molte persone, gli autori avvertono: non possono sostituire la riforma dell’ecosistema alimentare. Curare gli individui, lasciando intatto il sistema che li fa ammalare, è come asciugare il pavimento con il rubinetto aperto. (Frontiers)


Le “doppie soluzioni” che aiutano salute e clima

Le proposte della revisione sono concrete e, soprattutto, sistemiche:

• tasse su bevande zuccherate e su prodotti ultra processati ad alta densità energetica
• sussidi per rendere più accessibili cibi sani e minimamente lavorati, finanziati anche con le tasse sui cibi meno sani
• etichette frontali più chiare, stile avvertenze, e limiti al marketing verso i bambini
• politiche per mense scolastiche sane e approvvigionamento locale
• spostare la dieta verso alimenti vegetali poco lavorati e ricchi di fibre, riducendo l’eccesso di prodotti animali, soprattutto da ruminanti. (Frontiers)

Tradotto in lingua antica, quella delle nonne: più cucina vera, più legumi, più verdure, più stagionalità. Meno “cibo finto” che scrocchia troppo e sazia poco. E sì, il pianeta ringrazia, perché non è un frigo americano, anche se noi lo trattiamo come tale.


FAQ rapide

Le tasse su zucchero e UPF servono davvero?
Secondo gli autori possono funzionare se inserite in un pacchetto più ampio, e se i proventi finanziano l’accesso al cibo sano. (Frontiers)

Dobbiamo diventare tutti vegani?
La revisione parla di ridurre gli alimenti di origine animale, soprattutto quelli più impattanti, e di aumentare i vegetali ricchi di fibre. Non è un aut aut morale, è una strategia di salute pubblica e clima. (Frontiers)

I farmaci dimagranti sono “la soluzione”?
Possono aiutare molte persone, ma non risolvono le cause sistemiche dell’obesità, né l’impatto climatico del sistema alimentare. (Frontiers)


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