E poi?

Sabato scorso ho concluso l’evento Diabeteasy con i medici e ricercatori degli Ospedali San Raffaele di Milano e Sant’Orsola di Bologna, con il contributo di Daniela D’Onofrio GM di Portale Diabete, e della dottoressa Anna Vittoria Ciardullo direttrice della UOC diabetologia della Provincia di Modena, esprimendo un desiderio che la vasta platea dei partecipanti all’incontro (400) e voi tutti che leggete questo blog, sia qui che tramite la rete social, potete esaudire. A partire dal 2018, magari in primavera, fare una Giornata dell’Altro Diabete, un giorno per il Diabete Tipo 1, quello dimenticato dai media, da chi finanzia la ricerca e un po’ da tutti. Perché? Come aveva detto al dottoressa Manuela Battaglia, Vice Direttore del Diabetes Research Institute presso il San Raffaele di Milano, i ricercatori devono incontrare i pazienti per capire quali sono le loro priorità per trovare le cure e così dirigere meglio i campi di lavoro nello studio. Come sappiamo o dovremmo sapere all’interno del diabete tipo 1 le condizioni sono molteplici e diverse per ognuno di noi, quindi non solo occorre personalizzare le cure e in questo ambito dirigere le ricerche, ma contestualmente impegnarsi per trovare terapie oggi inesistenti o comunque tampone su complicanze gravi per il diabete. La retinopatia, le varie forme di neuropatia e la nefropatia. Una giornata per  dimostrare chi siamo e che ci siamo e meritiamo il meglio.

Occorre impegnarsi veramente come diabetici e società italiana per sostenere la ricerca non solo con le donazioni, perché lo Stato Italiano impegna lo 0,3 del bilancio per la ricerca scientifica in ogni campo, e per il diabete tutto compreso appena 100.000 euro. L’Unione Europea un poco di più ma non tanto. A differenza degli USA ove il 10% dei fondi federali sono rivolti alla ricerca e ci sono filantropi e molti più cittadini che donano.

Come diabetici tipo 1 dobbiamo uscire dalle tane e dagli pseudomini web per fare assieme azione di pressione verso le istituzioni pubbliche e private affinché sostengano la ricerca e le cure per il T1D, così come le aziende farmaceutiche si impegnino a stanziare fondi per terapia più efficaci nel diabete e complicanze. L’unico complotto esistente e verso la nostra capacità di reagire oltre che per avere più ricerca per avere team veri diabetologia, percorsi educazionali veri, supporto psicologico e sostegno a chi si trova in difficoltà nel rapporto con la malattia. Arrestare ogni tentativo di smantellamento dell’attuale rete, migliorabile, di centri di diabetologia.

Diabeteasy, come DRItti a voi, ci hanno insegnato ancora una volta che i diabetici tipo 1 voglio essere informati, formati e motivati poiché la gestione della cura è in mano nostra per il 95% del tempo di vita.

E allora? E allora si prosegue, obbiettivo: scomplicare la vita con T1D per cure migliori e più efficaci.



Dieci anni di me e di voi

“Benvenuto nel blog, da oggi comincia questo spazio dedicato al diabete, un momento speciale per dare e condividere esperienze, informazioni, spero utili. Ciao a tutti da Roberto Lambertini.”

Beh oggi di pubblicare la ricetta del venerdì proprio non me la sono sentita: dieci anni fa il 3 novembre cominciava di lunedì, in modo secco e stringato, due righe appena, un viaggio narrativo, informativo ed altro ancora di questo spazio nella rete denominato Il Mio Diabete. Francamente resto sempre sorpreso da sta cosa.

Nel 2007 cominciai così per provare, siccome in rete giravano diverse innumerevoli panzane e cretinerie sul diabete, della serie facciamo di tutta un’erba un fascio, allora vado a tentare nel mio piccolo di contribuire a raccontare cosa vuol dire rapportarsi e gestire tale cosa. La struttura del blog era quella idonea per farlo: un diario giornaliero come quello della glicemia, solo che non ci metti i numeri esternati, visualizzati dal glucometro ma altre cose. Le visite mediche, quel che provi, come t’arrangi nel quotidiano tra un valore strano e una reazione imprevedibile. Poi da cosa nasce casa piano, piano lentamente e ci si allarga verso nuovi orizzonti.

Impari a vivere meglio con la malattia, ti informi e dai notizie, dalla scienza e non cose utili, ma anche futili. Vedi e conosci, o almeno credi, gente.

Poi la famiglia del blog si allarga con due colonne portanti: Klaudeta Kostaj e Martina Gombi. Poi arrivano altri giovani a raccontare le loro vite, e chissà cosa altro accadrà?

Sapete questa esperienza è veramente unica per me: non sono mai andato avanti così a lungo con la stessa cosa. Quando cominciai mi ero detto: vado avanti un mese e o due poi basta e tante volte ho pensato di smettere. L’anno scorso l’ho fatto per un mese, persi dei collaboratori importanti, poi…. si è ancora qui.

Domani faremo Diabeteasy, un appuntamento per offrire ai diabetici tipo 1 in concreto quella che è la missione del Mio Diabete: informare, formare e motivare, a cui aggiungo il neologismo di fresca creazione – scomplicare il mio, nostro diabete, con la ricerca scientifica, la cura e molto altro ancora.

Con molti di voi domani ci incontreremo per la prima volta ed Io, Klaudeta e Martina vogliamo ringraziarvi tutti, e specie quanti verranno all’evento da molto lontano.

Perché l’ago lo usiamo tutti i giorni tante volte al giorno, ma è il filo che occorre tendere per restare collegati, in contatto e crescere sapendo le cose, condividendole e vivere oggi sapendo che il domani sarà migliore.

Grazie!



Pochi no buoni

Circa un paziente su sette con diabete ha avuto uno scarso controllo glicemico tra il 2007 e il 2014, nonostante un aumento della frequenza dei test autodichiarati e la consapevolezza dei pazienti sull’emoglobina A1c, secondo i dati pubblicati in JAMA.

“Nel 2014, circa 30,3 milioni di persone (9,4%) negli Stati Uniti hanno avuto il diabete diagnosticato. Migliorare il controllo glicemico riduce il rischio di complicanze vascolari legate al diabete “, ha scritto Saeid Shahraz, MD, PhD, della Heller School of Social Policy and Management presso la Brandeis University. “Gli studi hanno mostrato un miglioramento del controllo glicemico negli Stati Uniti dal 1998 al 2010, misurato dall’emoglobina A1c.”

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I ricercatori hanno esaminato le tendenze del controllo glicemico e la consapevolezza dei pazienti sui risultati dei test HbA1c e sugli obiettivi utilizzando i dati dell’indagine nazionale sulla salute e la nutrizione tra il 2007 e il 2014. Hanno valutato 2.908 partecipanti con diabete di età pari o superiore ai 20 anni per determinare la proporzione con un livello di HbA1c in meno del 7% (buon controllo), inferiore all’8% (controllo moderato) e superiore al 9% (controllo scarso). Hanno anche misurato il numero di partecipanti che hanno riferito di aver effettuato un test HbA1c nell’anno precedente e che erano a conoscenza del loro risultato di HbA1c e del loro livello di obiettivo per la glicata.

L’analisi ha mostrato che quasi uno su sette partecipanti aveva uno scarso controllo glicemico durante tutto il periodo di studio, anche se la frequenza dei test HbA1c auto-riferiti e la consapevolezza del paziente del risultato di HbA1c e degli obiettivi specifici del paziente sono aumentati. Il livello medio di HbA1c era del 6,9% nel 2007-2008 e del 6,95% nel 2013-2014. Nel complesso, non si sono verificati cambiamenti nel controllo glicemico tra il 2007 e il 2008 e tra il 2013 e il 2014. Una percentuale maggiore di pazienti con diabete ha riferito di avere effettuato un test HbA1c nel l’anno precedente e nel corso del tempo, dal 55,1% (95% CI, 49,69-60,5) nel 2007-2008 al 77,78% (95% CI, 75,07-80,48) nel 2013-2014. L’analisi dei sottogruppi di età, razza e sesso hanno mostrato cambiamenti analoghi.

Nel 2007-2008, il 52,32% (95% CI, 47,63-57) dei pazienti era a conoscenza del risultato di HbA1c nell’anno precedente, e questa percentuale è salita al 74,31% (95% IC, 69,63% -78,99%) tra nel biennio 2013/2014 dell’indagine. Questo cambiamento è statisticamente significativo in tutti i sottogruppi tranne che nei pazienti di età compresa tra 20 e 44 anni. Il numero di partecipanti che erano a conoscenza dell’obiettivo HbA1c stabilito dal clinico è salito nel periodo dal 2007-2008 (74,07%) al 2013-2014 (89,7%). Questo cambiamento è stato anche statisticamente significativo in tutti i sottogruppi tranne che in quelli di età compresa tra 20 e 44 anni.

“Il miglioramento del controllo glicemico tra il 1998 e il 2010 tra i pazienti con diabete sembra essersi stabilizzato nel periodo 2007-2014”, hanno scritto Shahraz e colleghi. “L’individuazione del livello di HbA1c target può spiegare il miglioramento del test HbA1c e la consapevolezza degli obiettivi di glicata nel tempo in tutti i sottogruppi, ad eccezione dei pazienti di età inferiore ai 45 anni dove persiste il dato negativo. Pertanto, concentrare l’attenzione su questo sottogruppo può essere importante, soprattutto perché trarrebbero maggior beneficio dal trattamento.”



Fare presto per arginare la pandemia diabetica

L’esperto parla delle cause del diabete

I numeri sono impressionanti: 30,3 milioni di americani – 350 milioni di persone in tutto il mondo – vivono con il diabete, secondo il Centers for Disease Control. Quasi 1 su 4 americani non sanno di averlo. I costi dell’assistenza sanitaria negli Stati Uniti per il diabete sono stimati a $ 260 miliardi all’anno. Se sei americani su 10 vivono con il diabete, la spesa pro-capite per diabetico è $ 8.000 in più all’anno di media di rispetto a chi non ce l’ha.

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David Harlan, MD, William e Doris Krupp, rispettivamente professore di medicina, professore di medicina e condirettore del Diabetes Center of Excellence, e il suo team si sono concentrati sulla riduzione di questi numeri prendendo di mira la causa della malattia. Stanno esaminando da vicino cosa sta succedendo nel pancreas quando le cellule immunitarie attaccano le cellule produttrici di insulina, rendendole inutili.

“I ricercati della UMass nel corso degli ultimi anni hanno sviluppato tecniche in grado di guardare le cellule che producono insulina nel pancreas di persone che non hanno il diabete e coloro che sono morti con diabete tipo 1 e di tipo 2 il “, ha detto il dottor Harlan. “Stiamo imparando cose nuove e sorprendenti su ciò che succede alle cellule dell’insulina nel pancreas e nelle cellule immunitarie. Per la prima volta stiamo esaminando i tessuti rilevanti è ciò che sta portando alla diagnosi, per cominciare”.

Harlan ha detto che con una fondamentale nuova comprensione della patofisiologia della malattia, si possono sviluppare strumenti per creare nuovi trattamenti più efficaci.



Un nuovo modo per ridurre le complicanze chirurgiche derivanti da alti livelli glicemici

Identificato un nuovo modo per ridurre il rischio di complicanze dopo intervento chirurgico articolare, utilizzando un semplice esame del sangue. I diabetici hanno più probabilità di aver bisogno di un intervento chirurgico articolare, ma anche un maggiore rischio di gravi complicazioni post intervento, tra cui infarto, ictus e infezioni della ferita, a causa del loro diabete di base. Le attuali linee guida suggeriscono di testare i pazienti diabetici per stabilizzare, compensare il controllo glicemico prima dell’intervento chirurgico, ma l’analisi del sangue o il marker raccomandati sono lenti nel rilevare il cambiamento e non correlano bene con il rischio di complicanze chirurgiche. Ora, i ricercatori della Thomas Jefferson University hanno scoperto che un diverso marcatore della glicemia è in grado di predire i pazienti – sia diabetici che non diabetici – con il più alto rischio di complicanze in modo più accurato, e rilevare i cambiamenti nel controllo del glucosio molto più velocemente,

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“Questo studio ci offre un metodo migliore per identificare i pazienti che necessitano di un’azione prima dell’intervento chirurgico: è potrebbe essere immensamente utile nel prevenire complicazioni postoperatorie potenzialmente letali “, ha detto l’autore senior Javad Parvizi, MD, Vicepresidente del Dipartimento  ricerca e professore di ortopedia chirurgiac presso l’Istituto Rothman dell’Università Thomas Jefferson. La ricerca è stata pubblicata il 15 novembre 2017 nel Journal of Bone e Joint Surgery.

Molti pazienti diabetici hanno familiarità con il test  dell’HbA1c di. Viene spesso effettuato all’ambulatorio medico per misurare il livello di mantenimento del glucosio nel sangue per un periodo di 2-3 mesi. L’American Diabetes Association (ADA) raccomanda che i livelli di HbA1c dei pazienti restino sotto il sette percento per prevenire complicazioni generali dovute al diabete. Tuttavia, non ci sono linee guida attuali che governano i livelli di glucosio prima dell’intervento chirurgico, e ci sono state poche prove per dimostrare che stare in questo range aiuterà a prevenire complicazioni da intervento chirurgico. Inoltre, l’uso di questo test può ritardare l’intervento chirurgico di molti mesi mentre si attende che  livelli di HbA1c del paziente rientrano nell’intervallo.

Gli investigatori hanno testato i livelli ematici di un composto simile al monitoraggio del glucosio chiamato fruttosamina. La sua rapida individuazione del cambiamento nel controllo glicemico (14-21 giorni contro 120 giorni per HbA1c), l’ha reso un candidato intrigante per l’uso in ambiente chirurgico. “A nostra conoscenza, questo è il primo studio per testare se i livelli di fruttosamina nel sangue potrebbero darci maggiori informazioni sul controllo glicemico prima dell’intervento chirurgico”, ha affermato il dott. Parvizi.

Al fine di testare la sua capacità di predire i pazienti con un maggiore rischio di complicanze, il dott. Parvizi e colleghi hanno arruolato 829 pazienti che avevano programmato una sostituzione totale dell’articolazione tra il 2012 e il 2013 e hanno valutato i loro livelli glicemici tramite la tradizionale HbA1c, affiancata dalla fruttosamina.

Utilizzando lo stesso livello di cut-off relativo sia per HbA1c che per fruttosamina (sette percento di HbA1c correlato a 292 micromolar / litro di fruttosamina) i ricercatori hanno esaminato se i pazienti che avevano superato queste soglie possedevano una maggiore probabilità di complicanze.

I risultati hanno mostrato che alti livelli di HbA1c non lasciavano prevedere un aumentato rischio di complicanze. Tuttavia, alti livelli di fruttosamina erano associati a un maggior rischio di infezione profonda, riammissione e reintervento. Inoltre, il 35% dei pazienti con livelli di fruttosamina superiori al cut-off, non avevano una storia di diabete, indicando un aumento dei rischi in pazienti che altrimenti non sarebbero stati identificati.

“Il fatto che possiamo utilizzare questo test per rilevare il controllo del glucosio insufficiente nei pazienti diabetici può essere significativo e potrebbe aiutarci a migliorare i risultati anche per i pazienti non diabetici”, ha detto il primo autore Noam Shohat, MD, ricercatore del Rothman Institute di Jefferson. Studi clinici e preclinici hanno dimostrato che anche picchi a breve termine nella glicemia possono compromettere il sistema immunitario (in particolare l’immunità innata) e la capacità del corpo di combattere le infezioni. I cambiamenti a breve termine rilevati dalla fruttosamina sono anche associati a cambiamenti nei livelli di citochine, un altro fattore nel promuovere forti risposte immunitarie alle infezioni.

“Grazie al suo promettente ruolo nel determinare chi ha livelli di glucosio scarsamente controllati, abbiamo già iniziato a utilizzare il test della fruttosamina, presso il nostro istituto per determinare chi è ad alto rischio di complicanze e allocare risorse per ottimizzare il controllo glicemico in questi pazienti” ha affermato Dott. Parvizi.

Non c’erano finanziamenti esterni per questa ricerca. Gli autori non segnalano conflitti di interesse.



Polpette di zucca

Polpette di zucca
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Tipo ricetta: Verdure
Tipo cucina: Italiana
Autore:
Tempo preparazione:
Tempo cottura:
Tempo totale:
Porzione: 5
Polpette anche per i vegetariani, dove la dolcezza della zucca si sposa alla perfezione con il sapore contrastante e deciso della fontina. Un piatto da tutti i giorni che si può realizzare velocemente, sia fritto nell'olio sia nel forno.
Ingredienti
  • •500 g di zucca
  • •100 g di fontina
  • •2 uova
  • •300 g di pane
  • •Latte q.b.
  • •30 g di Parmigiano Reggiano grattugiato
  • •Pangrattato q.b.
  • •Noce moscata q.b.
  • •Olio di semi di girasole q.b.
  • •Sale q.b.
Preparazione
  1. Lavate la zucca e tagliatela a pezzetti piccoli, quindi versatela in una padella assieme a un bicchiere d'acqua e un po' di sale. Accendete il fornello a fuoco moderato e cuocetela finché non si sarà completamente ammorbidita.
  2. In una terrina preparate il pane inzuppato nel latte e la fontina sminuzzata grossolanamente, aggiungete il Parmigiano, la purea di zucca e le uova, mescolando per far amalgamare tutti gli ingredienti. Salate e grattugiate la noce moscata secondo il vostro gusto.
  3. Procedete con la realizzazione delle polpette prendendo un cucchiaio di composto tra le mani e formando una pallina di circa 3 cm di diametro, che passerete nel pangrattato per rendere la superficie più asciutta.
  4. Quando avrete preparato tutte le polpette, versate l’olio di semi in una padella capiente con i bordi alti e scaldatelo a fiamma moderata. Una volta raggiunta la temperatura adatta, immergete le polpette nell’olio una alla volta per non farle sfaldare e cuocetele fino a quando non saranno dorate.
  5. Scolatele con una schiumarola e lasciatele asciugare su della carta assorbente; salate e servite.
  6. Se il composto fatica a compattarsi, aggiungete del pangrattato finché non otterrete delle palline morbide ma consistenti.
  7. Se volete alleggerire le polpette, potete cuocerle in forno a 180°C per circa 15 minuti evitando la frittura. A seconda dei vostri gusti, è anche possibile sostituire un altro formaggio alla fontina o anche aggiungerne per dare alle polpette un carattere più deciso.
Dose per persone: 100 grammi Calorie: 457 Grassi: 21 Carboidrati: 60 Fibre: 4 Proteine: 15

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Sbatti il nostro in prima pagina

Ieri stimolato dalla giornalista e T1D Francesca Ulivi che sul gruppo Portale Diabete in Facebook aveva avvertito con un post sul lancio imminente di una notizia dalla ricerca circa la “guarigione dal diabete tipo 1 (nei topi). E così è stato. Bene a tale proposito nella serata il blog è stato il primo, in ordine di tempo, a lanciare il report della ricerca condotta tra Boston e Milano dal prof. Fiorina. Il titolo dell’articolo doveva essere in originale: Gli scienziati invertono il diabete tipo 1 nei topi usando cellule staminali del sangue modificate.

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Poi? Poi mi sono detto: faccio un esperimento e cambio il titolo con – Il nodo delle scelte e il coraggio di prenderle.

Ed ho colto nel segno: l’articolo è stato visualizzato molto meno che se avessi messo l’originale, ma soprattutto non ci sono stati commenti del piffero, complottistici e altro. Siccome a fare informazione e approfondimento responsabile in Italia non “paga”, sia sotto il profilo materiale che morale, almeno si evita di finire sotto il tiro incrociato di frustrati, provocatori o altro. E ancora di più quando non si va oltre la lettura degli 80 caratteri per la maggior parte delle persone.

Pertanto da ieri la titolazione degli articoli verrà curata parecchio e se invece del titolo: nuovo sensore fa tutto lui, troverete – il tempo delle castagne sta per finire, così non potrete far altro che leggervi l’intero articolo…



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