Roberto Lambertini

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Peperoni ripieni di calamari e riso

Peperoni ripieni di calamari e riso
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Tipo ricetta: Antipasti
Tipo cucina: Italiana
Autore:
Tempo preparazione:
Tempo cottura:
Tempo totale:
Porzione: 4
Un antipasto formalmente ma che per noi diabetici funge da piatto unico e racchiude tutti i componenti nutrizionali richiesti per un pasto completo.
Ingredienti
  • - 5 peperoni rossi e gialli
  • - 500 g di calamari puliti e tagliati ad anelli e ciuffetti
  • - 150 g di riso Carnaroli
  • - 4 cipollotti
  • - 3 spicchi di aglio
  • - 1 pomodoro
  • - 5 cucchiai di pinoli tostati
  • - 1 mazzetto di aneto
  • - 1L di brodo vegetale
  • - mezzo bicchiere di di vino bianco
  • - olio extravergine d'oliva
  • - sale e pepe
Preparazione
  1. • 1 Scottate il pomodoro in acqua bollente, scolatelo, spellatelo, tagliatelo a dadini e teneteli da parte. Lavate 4 peperoni, privateli delle calette (tenendole da parte), dei semi e delle parti bianche, spennellateli di olio e cuoceteli in forno a 200° per circa 35 minuti. Lavate il peperone rimasto, tagliatelo a dadini e fatelo soffriggere in una casseruola con 3 cucchiai d'olio, i cipollotti e l'aglio tritati; salate e fate appassire per 5 minuti. Unite il riso e fatelo tostare per 2 minuti, poi versate il brodo, poco alla volta, e cuocete per 20 minuti.
  2. • 2 Intanto, in una padella, scaldate 2 cucchiai di olio, unite i calamari e cuocete a fuoco moderato per 10 minuti, poi sfumate con il vino.
  3. • 3 Aggiungete il riso, il pomodoro, i pinoli, sale e pepe. Togliete dal fuoco e aggiungete l'aneto tritato. Farcite i peperoni con il ripieno, copriteli con le calette tenute da parte e infornateli a
  4. ° per 30 minuti. Sfornate e servite.
Dose per persone: 100 grammi Calorie: 450 Grassi: 15 Carboidrati: 35 Fibre: 4 Proteine: 16

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Passami gli alimenti

I pericoli dell’alimentazione», «Gli alimenti che ci avvelenano», «The war on delicious»… Non passa settimana senza che libri, riviste, servizi televisivi ci rivelino le sostanze nascoste negli alimenti che consumiamo quotidianamente. Non passa mese, non passa anno senza che ci venga proposto un nuovo nemico da combattere.

Dopo il burro, il sale, lo zucchero e di recente il glutine, adesso è il turno della carne di salire sul banco degli imputati e di subire l’accusa –scusate se è poco –di essere nociva per la salute! All’improvviso, mangiare sarebbe diventato quasi una forma di incoscienza, una costrizione oppure un atto di resistenza. Si sfiora il ridicolo, tramutando quello che dovrebbe essere un piacere, una pausa tranquilla nella giornata, un’occasione per fare il pieno di energia che serve al corpo, in una prova in cui gli imperativi contraddittori si moltiplicano rendendo sospetta la nostra alimentazione.

Una cacofonia dietetica, come l’ha definita il sociologo Claude Fischler. Sopraffatti dagli allarmi alimentari che ci rendono diffidenti, soffocati dai diktat della snellezza o del perfezionismo dietetico per «mantenerci in salute», siamo sempre più confusi.

Ritrovare il sorriso mangiando un pomodoro Se ci lasciamo alle spalle i messaggi ansiogeni, ritroviamo il piacere elementare di mangiare e farci del bene. Perché esistono ancora, malgrado tutto, alimenti che rendono felici. Sì, l’alimentazione quotidiana può procurare a tutti i livelli benessere, gioia e piacere; meglio ancora, la nostra alimentazione contiene i semi della felicità.

Quantificabile, verificabile, scientificamente misurata. Gli alimenti vengono osservati, scorticati, analizzati con regolarità sotto la lente d’ingrandimento dagli scienziati. Spesso per studiarne gli effetti nefasti, per esempio il loro ruolo nell’aumento dei rischi cardiovascolari, del diabete, dell’obesità e persino della depressione.

Ma quello che ci interessa, qui, è che queste analisi, i test e le osservazioni racchiudono spesso «buone» sorprese. E che alla luce del sole fioriscono le nuove virtù di questo frutto, di quella verdura o magari della loro combinazione in un piatto. Certo, non siamo ingenui, la felicità dipende da ben altri parametri rispetto al semplice contenuto del piatto.

Ma l’intuizione del buonsenso è ormai confermata dalla scienza: alcuni alimenti hanno virtù «antidepressive» e possono renderci più sereni. Il loro effetto non è fugace e psicologico –come quello di certi comfort food, spesso zuccherati e grassi, anche se proprio questi prodotti possono rientrare nel novero dei piccoli piaceri da concedersi, a patto di non farsi illudere su quello che apportano e di saperli consumare –ma reale e duraturo.

A condizione di consumarli regolarmente, questi alimenti favoriscono la produzione di neurotrasmettitori cerebrali che influiscono in modo diretto sul nostro umore. Ne illustreremo i meccanismi.



Avviso

Stante l’impossibilità dì avere una connessione a internet adeguata per poter gestire il blog Il Mio Diabete e affini, causa il perdurare del guasto all’ADSL di Wind dal 1 settembre c.a, sono costretto a interrompere momentaneamente le attività. (Gli altri autori potranno svolgere la loro attività editoriale regolarmente). Roberto Lambertini

Fumatori diabetici

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In Europa sono molti i pazienti affetti da diabete di tipo 1 (T1D) che fumano, rispetto agli Stati Uniti, e questo può comportare problemi di scompenso metabolico sul medio lungo periodo, secondo la ricerca pubblicata online il 16 agosto in Diabetes Care.

Sabine E. Hofer, Ph.D., dall’Università di Medicina di Innsbruck in Austria e colleghi hanno esaminato la prevalenza delle abitudini di fumo negli adulti con T1D utilizzando dati dal T1D Exchange Registry (T1DX) negli Stati Uniti e dal  Prospective Diabetes Follow-up Registry (DPV) in Germania e in Austria. I dati hanno incluso 10.579 partecipanti provenienti da 65 centri T1DX (USA) e 9.826 partecipanti provenienti da 297 centri DPV (Germania e Austria).

I ricercatori hanno scoperto che la percentuale di fumatori era 10.0 e 24.3 per cento in T1DX e DPV; ex fumatori era 18,1 e 5,1 per cento; e non fumatori erano rispettivamente 72,0 e 70,6 per cento (tutti P <0,001). In DPV, il numero di fumatori era significativamente maggiore in tutte le età. In entrambe le coorti, i fumatori erano in prevalenza maschi. Dopo la regolazione delle variabili confondenti, i fumatori hanno registrato livelli significativamente più elevati di emoglobina glicata (8,5 vs 7,9%, P <0,001) e un profilo lipidico sfavorevole, con trigliceridi significativamente più alti (1,62 versus 1,35 mmol / L; P <0,0001) (2,78 contro 2,67 mmol / L, regolato P <0,0001).

“Abbiamo osservato un numero significativamente maggiore di ex fumatori negli Stati Uniti, ciò implica che gli interventi per ridurre il consumo di tabacco e le politiche prive di fumo hanno avuto più successo negli Stati Uniti rispetto all’Europa”, scrivono gli autori.



La sagra del sacro

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In generale un’informazione ha valore in quanto potenzialmente utile al fruitore per i suoi molteplici scopi: nell’informazione, infatti, è spesso contenuta conoscenza o esperienza di fatti reali vissuti da altri soggetti e che possono risultare utili senza dover necessariamente attendere di sperimentare ognuno ogni determinata situazione.Sotto questo punto di vista il concetto utile di informazione e la parallela necessità di comunicare o scambiare informazione tra individui nasce, nella storia dell’umanità, con l’elaborazione del linguaggio da parte della mente umana e si sviluppa con la successiva invenzione della scrittura come mezzo per tramandare l’informazione ai posteri.

Secondo quest’ottica la storia e l’evoluzione della società umana sono frutto dell’accumulazione di conoscenza sotto forma di informazione. Nell’informazione ad esempio è contenuto know how utile per eseguire una determinata attività o compito.

L’elemento chiave oggi è sì l’informazione come il suo valore.

Difficile accoppiata oggi ove tutto viene gettato nel mucchio e per cercare di capire se si tratta di notizia, fatto reale e non mistificazione, falso o presa in giro occorre fare un lavoro, a volte raffinato di indagine per verificare le fonti e molto altro.

Sì perché in parte oggi la dinamica di formazione dell’informazione, della notizia è cambiata e profondamente: prima dell’avvento della rete e dei social arrivavi a dare la notizia dopo aver verificato l’esistenza dei fatti, l’affidabilità delle fonti, un lavoro di reportage anche raffinato, poi ricontrollavi il pezzo prima di divulgarlo onde cercare di limitare castronerie linguistiche o peggio.

Oggi accade spesso che pubblichi dei dati con titoli improbabili, ad effetto utili a creare traffico in rete e impression buone per fare click sugli spazi pubblici. Leggi sedicenti notizie in ogni campo della vita umana che richiedono almeno un controllo per capire se si tratta di rielaborazione messe su ad arte per fuorviare l’opinione pubblica, di invenzioni, ma anche di autentiche corbellerie assunte agli onori della cronaca. Pertanto la verifica postuma della sedicente notizia ridimensiona la reale efficacia dell’informazione in tempo reale.

Anche noi malati, diabetici siamo vittime di tale processo cretino ed uno dei motivi che mi spinse dieci anni addietro a fare un blog dedicato al diabete stava e resta volto a smascherare le boiate e lo stupidario mentale circolante in ogni dove, e in primis nella rete che esprime il meglio di sé.

Il punto dolente di una informazione di valore, senza legami con questo e quel soggetto o entità, non rende e c’è il suo perché che sta in ciascuno di noi riuscire a trovare.

D’altronde è impossibile unire il sacro alla sagra.



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Diabete

Il diabete tipo 1 sul groppone da un giorno o 54 anni? Non perdere la fiducia e guarda avanti perché la vita è molto di più, e noi siamo forti!
Non sono un medico. Non sono un educatore sanitario del diabete. Non ho la laurea in medicina. Nulla in questo sito si qualifica come consulenza medica. Questa è la mia vita, il diabete – se siete interessati a fare modifiche terapeutiche o altro al vostra patologia, si prega di consultare il medico curante di base e lo specialista in diabetologia. La e-mail, i dati personali non saranno condivisi senza il vostro consenso e il vostro indirizzo email non sarà venduto a qualsiasi azienda o ente. Sei al sicuro qui a IMD. Roberto Lambertini (fondatore del blog dal 3/11/2007).

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