Bambina accompagnata dalla madre durante uno screening del diabete tipo 1, con una rappresentazione della rete europea EDENT1FI.Bambina accompagnata dalla madre durante uno screening del diabete tipo 1, con una rappresentazione della rete europea EDENT1FI.

Estratto: Oltre 140 mila bambini e ragazzi esaminati in otto Paesi: EDENT1FI porta lo screening del diabete tipo 1 verso la pratica quotidiana. Ma la sfida decisiva comincia dopo il risultato.


Scoprire il diabete prima dell’emergenza

Il diabete di tipo 1 può cominciare molto prima della sete insistente, delle corse in bagno e della diagnosi. L’autoimmunità può lavorare in silenzio, mentre la vita continua fra scuola, merende e compiti. Cercarne le tracce permette di aprire una finestra di osservazione prima che la carenza di insulina diventi un’emergenza.

I risultati EDENT1FI descritti nel comunicato EASD fornito, relativo al congresso di Milano del 28 settembre-2 ottobre 2026, sostengono la fattibilità di uno screening coordinato in otto Paesi europei. Il messaggio è promettente, ma va delimitato: realizzare programmi pilota in sistemi sanitari diversi non dimostra ancora che uno screening nazionale sia ovunque sostenibile, accessibile ed efficace nel lungo periodo.

La domanda più interessante diventa allora questa: siamo pronti a occuparci del bambino anche dopo aver trovato gli autoanticorpi?

EDENT1FI: che cosa è stato fatto

Il progetto, coordinato da Chantal Mathieu e Anette-Gabriele Ziegler, ha coinvolto Repubblica Ceca, Danimarca, Svezia, Germania, Italia, Polonia, Portogallo e Regno Unito.

Secondo il resoconto congressuale, sono stati esaminati 140.568 bambini e adolescenti, con età mediana di 7,6 anni; il 49,2% era di sesso femminile. Le fasce incluse differivano: 2-10 anni in Germania, 2-17 negli altri Paesi.

Il primo livello ricercava tre autoanticorpi delle isole pancreatiche, GADA, IA-2A e ZnT8A, su sangue capillare; nel Regno Unito si utilizzavano gocce di sangue essiccato. I campioni positivi venivano approfonditi nei laboratori centrali di Monaco e Milano, includendo gli anticorpi anti-insulina, IAA. La positività multipla richiedeva conferma.

Un primo test positivo non equivale quindi, da solo, a una diagnosi. Il protocollo EDENT1FI è stato pubblicato su BMJ Open nel 2025: descrive come svolgere il programma, ma non è la pubblicazione dei nuovi risultati su 140.568 partecipanti.

Perché controllare anche chi non ha familiari con diabete

Nei partecipanti con familiarità nota, i risultati erano questi:

Familiarità di primo gradoBambini esaminatiCasi precoci identificatiFrequenza
Presente10.2732192,13%
Assente127.7544080,32%

Per altri 2.541 partecipanti la familiarità non era riportata. Il comunicato indica complessivamente 634 casi; i due gruppi della tabella ne comprendono 627.

La frequenza era maggiore fra chi aveva un genitore, fratello o sorella con diabete tipo 1. Tuttavia, in numeri assoluti, sono stati identificati più casi fra chi non aveva questa familiarità. È il punto a favore di uno screening di popolazione: limitarsi ai parenti lascia fuori molti bambini.

Una precisazione aritmetica: 0,32% corrisponde a circa uno su 313, non uno su 350 come riportato nel comunicato; 2,13% equivale a circa uno su 47. Queste sono frequenze osservate nel campione, non il rischio annuale di sviluppare diabete clinico.

Gli stadi: avere gli autoanticorpi non significa avere già i sintomi

La classificazione distingue uno stadio 1, con almeno due autoanticorpi confermati e glicemia normale, da uno stadio 2, nel quale compaiono alterazioni glicemiche senza diabete clinico conclamato. Lo stadio 3 soddisfa invece i criteri diagnostici del diabete; può essere riconosciuto anche prima di sintomi evidenti.

Nel resoconto EDENT1FI, 386 dei 634 partecipanti identificati, il 61%, avevano completato la stadiazione metabolica: 300 erano nello stadio 1, 70 nello stadio 2 e 16 nello stadio 3.

Questo dato merita attenzione. Il comunicato non chiarisce perché il restante 39% non avesse completato la valutazione: non possiamo chiamarli automaticamente “persi al follow-up”, perché alcune visite potrebbero essere state ancora da effettuare. Possiamo però dire che la distribuzione degli stadi riguarda soltanto il sottogruppo valutato.

Trovare gli autoanticorpi è l’inizio del percorso. Capire a quale punto si trovi la malattia richiede gli accertamenti successivi.

Tre finestre di screening, senza false rassicurazioni

Le età proposte sono 2-4 anni, 6-8 anni e 10-15 anni. Queste finestre figurano anche nel consenso internazionale pubblicato su Diabetologia il 10 settembre 2026, distinto dai risultati congressuali EDENT1FI.

La ripetizione ha una ragione: un test negativo fotografa il momento dell’esame e non esclude che l’autoimmunità compaia più avanti. Le finestre devono inoltre adattarsi all’organizzazione sanitaria nazionale; non sono la prova che un unico calendario sia ottimale in ogni contesto.

Che cosa può cambiare per i bambini

La diagnosi precoce, accompagnata da educazione e monitoraggio, offre la possibilità di riconoscere il peggioramento metabolico e ridurre il rischio di arrivare alla diagnosi con chetoacidosi diabetica. Questo beneficio è sostenuto da precedenti programmi di screening e sorveglianza; il resoconto EDENT1FI fornito non presenta un confronto controllato sulla riduzione della chetoacidosi.

Esiste poi la possibilità di intervenire sul decorso. Nell’Unione europea teplizumab, commercializzato come Teizeild, è autorizzato dall’8 gennaio 2026 per ritardare il passaggio allo stadio 3 in adulti e bambini dagli otto anni con diabete tipo 1 allo stadio 2.

Ritardare non significa guarire o impedire definitivamente la progressione. È una terapia specialistica con possibili effetti avversi, fra cui alterazioni dei globuli bianchi, eruzioni cutanee e sindrome da rilascio di citochine. Autorizzazione europea, rimborsabilità e accesso effettivo nei singoli Paesi sono questioni differenti.

Italia: la legge deve diventare un percorso concreto

L’Italia dispone della legge 130 del 15 settembre 2023, che prevede un programma nazionale pediatrico per individuare gli anticorpi del diabete tipo 1 e della celiachia. L’ISS ha avviato il progetto pilota D1Ce Screen in Lombardia, Marche, Campania e Sardegna. Questo percorso va distinto dal campione milanese EDENT1FI.

Nel comunicato EASD, Milano contribuisce con 4.507 partecipanti. Fra i 3.641 senza familiarità di primo grado sono stati identificati cinque casi precoci, pari allo 0,14%; nessun caso fra i 167 con familiarità.

Numeri così piccoli non permettono di concludere che i bambini italiani siano più protetti. Inoltre, le due categorie riportate non coprono l’intero campione italiano. Età, selezione dei partecipanti e informazioni mancanti rendono impropria una classifica del rischio fra Paesi.

L’esistenza della legge, da sola, non certifica una disponibilità uniforme in ogni Regione. Per le famiglie, la verifica concreta resta sapere quali percorsi siano attivi attraverso il pediatra e i centri territoriali di riferimento.

La misura del successo viene dopo il prelievo

Questi risultati congressuali offrono un segnale importante di fattibilità. Non sono però un trial randomizzato; nel testo disponibile mancano il denominatore degli invitati, una misura completa dell’adesione, costi, falsi positivi e risultati clinici di lungo periodo.

Il progetto riunisce partner accademici, industriali e organizzazioni non profit ed è sostenuto dall’Innovative Health Initiative e da altri finanziatori. Questa composizione richiede trasparenza; i conflitti individuali dei presentatori non sono dettagliati nel comunicato fornito.

La priorità politica e clinica è costruire un percorso che garantisca conferma diagnostica, controlli, spiegazioni comprensibili e sostegno psicologico. Comunicare una malattia presintomatica senza offrire continuità rischia di consegnare alle famiglie un’attesa piena di domande.

Il successo andrà misurato anche nei bambini seguiti nel tempo, nelle emergenze evitate e nelle disuguaglianze ridotte. Una goccia di sangue apre una porta. Il sistema sanitario deve esserci dall’altra parte.

In sintesi
EDENT1FI sostiene la fattibilità dello screening pediatrico in otto Paesi. Molti casi riguardano bambini senza familiarità. I nuovi numeri sono risultati congressuali, mentre protocollo e consenso sono pubblicati su riviste scientifiche. La sfida decisiva è assicurare a ogni risultato positivo conferma, monitoraggio e assistenza.

Fonti e nota di verifica

#DiabeteTipo1 #ScreeningPediatrico #EDENT1FI #DiagnosiPrecoce

/RL

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