Sintesi: il trial CONNECT ha assegnato casualmente 283 adulti con diabete tipo 2 non trattato con insulina al sensore Dexcom G7 oppure alle cure abituali, in 22 ambulatori statunitensi di medicina primaria.
Dopo 26 settimane, l’HbA1c media è scesa dall’8,8% al 7,2% con il CGM e dall’8,7% all’8,0% nel gruppo di controllo. La differenza aggiustata è stata di 0,9 punti percentuali. Il tempo trascorso nell’intervallo glicemico 70–180 mg/dl è aumentato di 21 punti percentuali, equivalenti a circa cinque ore al giorno. Non sono stati registrati episodi di ipoglicemia grave. New England Journal of Medicine
Perché conta: il sensore potrebbe diventare non soltanto uno strumento di sicurezza per chi usa insulina, ma una forma di feedback capace di rendere visibili gli effetti di pasti, movimento e terapia nella gestione precoce del diabete.
Non sappiamo però se il beneficio persista dopo la rimozione del dispositivo, se serva un impiego continuo oppure periodico e se migliori complicanze, ricoveri o mortalità. I partecipanti partivano inoltre da un controllo glicemico insoddisfacente: il risultato non può essere esteso automaticamente a chi presenta valori già vicini all’obiettivo.
Affidabilità: alta per il miglioramento glicemico a sei mesi; media per l’applicazione generalizzata. Trial multicentrico randomizzato e pubblicato integralmente, ma aperto, relativamente breve e finanziato da Dexcom.
Angolazione originale: Il sensore come insegnante temporaneo. Esaminare se brevi cicli di CGM possano favorire consapevolezza e autocura senza trasformare ogni persona con diabete in un paziente sorvegliato continuamente.
Fonte e data: New England Journal of Medicine, 14 ottobre 2026; approfondimento Reuters del 16 ottobre.
Link: Studio originale · Approfondimento Reuters
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