Uno studio pubblicato il 9 ottobre 2026 su Diabetes Care approfondisce i risultati del trial LENS: il fenofibrato, farmaco utilizzato da decenni per trattare le alterazioni dei lipidi nel sangue, potrebbe rallentare il peggioramento della retinopatia anche nelle persone con diabete tipo 1. Una prospettiva importante, ma da interpretare con attenzione.
Quando un farmaco per i grassi nel sangue guarda negli occhi il diabete
La ricerca medica riserva talvolta sorprese interessanti. Non sempre occorre inventare una nuova molecola, investirvi miliardi e attendere decenni. A volte un farmaco già presente nelle farmacie rivela proprietà che vanno oltre la sua destinazione originale.
È il caso del fenofibrato, un medicinale appartenente alla famiglia dei fibrati, impiegato principalmente nel trattamento di alcune dislipidemie, soprattutto dell’ipertrigliceridemia.
Da anni i ricercatori sospettano che possa esercitare effetti protettivi anche sulla retina, quella delicatissima membrana nervosa che trasforma la luce in segnali destinati al cervello.
Il 9 ottobre 2026, Mohammed G. Zayed e colleghi dell’Università di Oxford hanno pubblicato su Diabetes Care una nuova analisi dei risultati dello studio LENS, concentrandosi sulle persone con diabete di tipo 1.
La domanda è semplice, ma le sue conseguenze potrebbero essere importanti: un medicinale orale, già conosciuto e relativamente economico, può contribuire a rallentare una delle complicanze più temute del diabete?
La retinopatia diabetica non riguarda soltanto la glicemia
La retinopatia diabetica è una complicanza microvascolare che coinvolge i piccoli vasi sanguigni della retina. Nel tempo, alterazioni metaboliche e vascolari possono danneggiarli, provocando microemorragie, ischemia, accumulo di liquidi e, nei casi più avanzati, proliferazione di nuovi vasi anomali.
Il controllo glicemico rimane fondamentale per prevenirne l’insorgenza e rallentarne l’evoluzione. Ma non esaurisce il problema.
Pressione arteriosa, durata del diabete, funzione renale, metabolismo lipidico e suscettibilità individuale contribuiscono, in misura diversa, al rischio di progressione.
Questo spiega perché anche persone con un controllo metabolico soddisfacente possano sviluppare alterazioni retiniche.
Per chi convive con il diabete tipo 1 da molti anni, la protezione della vista non rappresenta soltanto un obiettivo clinico. Significa conservare autonomia, mobilità, lettura, relazioni e qualità della vita.
La retina, in fondo, non permette soltanto di vedere il mondo. Permette di continuare ad abitarlo.
Lo studio LENS: quattro anni di osservazione e 1.151 partecipanti
LENS, acronimo di Lowering Events in Non-proliferative retinopathy in Scotland, è uno studio clinico randomizzato, controllato con placebo e condotto in doppio cieco.
Sono stati coinvolti 1.151 adulti con diabete e alterazioni retiniche iniziali, inseriti nel programma scozzese di screening oculistico.
LO STUDIO IN NUMERI
1.151
Partecipanti randomizzati
305
Con diabete tipo 1
4 anni
Follow-up mediano
145 mg
Dose studiata di fenofibrato
Dati del trial LENS originale, pubblicato nel 2024.
I partecipanti sono stati assegnati a fenofibrato oppure placebo. La somministrazione prevista era quotidiana, con un regime a giorni alterni per determinate condizioni di ridotta funzione renale.
L’obiettivo principale era verificare la comparsa di una retinopatia o maculopatia abbastanza avanzata da richiedere una valutazione specialistica, oppure la necessità di trattamenti oculari come laser, iniezioni intravitreali o vitrectomia.
Nel trial complessivo, il risultato è stato significativo.
Progressione retinica clinicamente rilevante o necessità di trattamento, in quattro anni
Fenofibrato
22,7%
131 su 576 persone
Placebo
29,2%
168 su 575 persone

Valori riferiti all’intera popolazione LENS, non al solo diabete tipo 1.
Riduzione assoluta di 6,5 punti percentuali; hazard ratio 0,73 (IC 95% 0,58–0,91), p=0,006.
La differenza corrisponde a circa 65 eventi in meno ogni 1.000 persone trattate nell’arco di quattro anni. Si tratta di un beneficio clinicamente interessante, senza tuttavia dimostrare un miglioramento diretto dell’acuità visiva.
Ed è proprio qui che emerge la questione del diabete tipo 1.
La novità del 2026: benefici possibili anche nel diabete tipo 1
La nuova pubblicazione di Zayed e colleghi approfondisce gli esiti oculari del trial, distinguendo i partecipanti con diabete tipo 1 da quelli con diabete tipo 2 o altre forme di diabete.
È un passaggio significativo. Fino a pochi anni fa, le principali prove sul possibile beneficio retinico del fenofibrato provenivano quasi esclusivamente da persone con diabete tipo 2.
La revisione sistematica Cochrane del 2023 segnalava esplicitamente l’assenza di evidenze sperimentali nel tipo 1.
LENS ha contribuito a colmare questa lacuna: 305 partecipanti, pari al 26% del campione complessivo, avevano diabete tipo 1, di cui 154 assegnati al fenofibrato e 151 al placebo.
Nella nuova analisi gli autori descrivono tre risultati particolarmente interessanti.
Il primo riguarda la progressione della retinopatia, risultata significativamente ridotta nel sottogruppo con diabete tipo 1 in una delle analisi degli esiti secondari.
Il secondo riguarda la maculopatia classificata come meritevole di valutazione specialistica, anch’essa associata a una riduzione nominalmente significativa.
Il terzo è relativo all’edema maculare: nel gruppo con diabete tipo 1 sono stati registrati un evento tra i trattati con fenofibrato e sei nel gruppo placebo.
È un segnale promettente, ma sette eventi complessivi rappresentano una base numerica troppo piccola per formulare conclusioni definitive.
Gli autori osservano inoltre che non sono emerse differenze evidenti nell’effetto proporzionale del farmaco tra diabete tipo 1 e tipo 2, né in relazione a una durata del diabete inferiore o superiore a 17 anni.
Attenzione: un risultato statisticamente significativo non equivale a una nuova terapia consolidata
Questa distinzione è fondamentale per interpretare correttamente la ricerca.
Il risultato principale del trial LENS è solido: uno studio randomizzato, controllato con placebo e in doppio cieco dimostra un beneficio sulla progressione della retinopatia nella popolazione complessiva.
Ma l’analisi specifica sul diabete tipo 1 richiede maggiore prudenza.
Anzitutto, i 305 partecipanti costituiscono un sottogruppo dello studio originario, non una nuova sperimentazione indipendente condotta esclusivamente nel diabete tipo 1.
Inoltre, il risultato relativo all’endpoint primario nel sottogruppo T1D non raggiungeva individualmente la significatività statistica convenzionale, pur mostrando un effetto compatibile con quello osservato negli altri partecipanti.
Le riduzioni significative segnalate nel lavoro del 2026 riguardano alcuni endpoint secondari e sono definite dagli stessi ricercatori nominalmente significative. In presenza di confronti multipli, questo dettaglio conta: aumenta la possibilità che qualche risultato apparentemente positivo sia dovuto al caso.
La nuova pubblicazione è classificata come lettera scientifica, non come un secondo trial randomizzato.
Il livello di evidenza è quindi elevato per il beneficio complessivo di LENS, ma più limitato per la stima precisa dell’efficacia nelle sole persone con diabete tipo 1.
Come potrebbe agire il fenofibrato sulla retina?
Il fenofibrato attiva il recettore nucleare PPAR-alfa, coinvolto nella regolazione del metabolismo lipidico.
Il suo possibile effetto retinoprotettivo, tuttavia, potrebbe non dipendere soltanto dalla riduzione dei trigliceridi.
Tra i meccanismi biologici proposti figurano la modulazione dell’infiammazione, la protezione dell’endotelio vascolare, la regolazione dello stress ossidativo e la riduzione dei fenomeni che compromettono la barriera emato-retinica.
Si tratta di ipotesi sostenute soprattutto da studi sperimentali e dalla ricerca sui meccanismi molecolari. Non è ancora dimostrato quale di questi processi spieghi principalmente il beneficio osservato nelle persone trattate.
Questa distinzione è importante perché suggerisce una possibilità: il fenofibrato potrebbe esercitare un’azione oculare che non coincide semplicemente con quella di un farmaco per abbassare i trigliceridi.
Se confermata, sarebbe una ragione in più per studiare la retinopatia diabetica come complicanza multifattoriale, anziché considerarla esclusivamente una conseguenza dell’iperglicemia.
Benefici e rischi: il ruolo decisivo della funzione renale
Il fenofibrato non è privo di effetti indesiderati.
Nel trial LENS, gli eventi avversi gravi sono stati segnalati nel 36,1% dei partecipanti trattati e nel 35,5% di quelli che ricevevano placebo, senza una differenza rilevante tra i gruppi.
È stata tuttavia registrata una riduzione media della velocità di filtrazione glomerulare stimata (eGFR) pari a circa 7,9 mL/min/1,73 m² rispetto al placebo durante il trattamento.
Il fenofibrato può determinare un aumento della creatinina sierica, spesso reversibile dopo la sospensione, ma ciò richiede comunque sorveglianza clinica.
È particolarmente importante nelle persone con diabete di lunga durata e compromissione renale.
Le schede tecniche dei medicinali a base di fenofibrato prevedono limitazioni di dosaggio in caso di ridotta funzione renale e controindicazioni nelle forme gravi. Ulteriori precauzioni riguardano la funzione epatica, la patologia della colecisti e il rischio di tossicità muscolare, soprattutto in particolari associazioni con statine.
Pertanto, il possibile vantaggio oculare deve essere valutato insieme alle condizioni generali della persona.
I risultati di LENS non giustificano l’inizio autonomo del fenofibrato per prevenire la retinopatia. Un’eventuale prescrizione deve rispettare le indicazioni autorizzate, le caratteristiche individuali e il giudizio dello specialista.
La domanda ancora aperta: rallentare la retinopatia significa conservare meglio la vista?
È forse l’interrogativo più interessante per chi vive con il diabete.
Nello studio LENS il fenofibrato ha ridotto il rischio di progressione verso alterazioni retiniche che richiedono attenzione specialistica.
Non è stato però dimostrato un miglioramento significativo dell’acuità visiva, della funzione visiva o della qualità della vita.
Non significa che rallentare il danno retinico sia poco importante. Prevenire uno stadio avanzato potrebbe ridurre il rischio futuro di trattamenti invasivi e complicanze più gravi.
Significa, però, che occorre distinguere tra un beneficio rilevato attraverso lo screening e un beneficio direttamente percepito nella vita quotidiana.
Saranno necessari follow-up più lunghi e ulteriori studi per capire se la protezione osservata si tradurrà in una minore perdita visiva nel tempo.
Il programma LENS prevede anche un’estensione dell’osservazione dei partecipanti fino a dieci anni.
Una nuova frontiera per il diabete tipo 1, senza dimenticare le cure che già funzionano
La pubblicazione del 2026 merita attenzione perché apre una prospettiva terapeutica concreta: intervenire sulla progressione delle complicanze oculari con un medicinale sistemico già conosciuto.
Ma la protezione della retina oggi continua a poggiare su strumenti fondamentali, dal controllo della glicemia e della pressione arteriosa allo screening oculistico periodico, fino ai trattamenti specialistici quando necessari.
Il fenofibrato potrebbe un giorno aggiungersi a queste strategie in pazienti selezionati, qualora ulteriori evidenze e valutazioni regolatorie ne sostengano l’impiego.
La sfida non è soltanto ottenere glicemie migliori. È vivere più a lungo con il diabete, senza rinunciare alla vista e all’autonomia.
Dopo decenni nei quali il progresso diabetologico si è concentrato giustamente sull’insulina e sulle tecnologie di somministrazione e monitoraggio, è importante che cresca anche la ricerca su come proteggere gli organi dagli effetti della malattia.
Perché non basta aggiungere anni alla vita. Bisogna continuare a dare vita agli anni, possibilmente conservando anche il piacere di guardare il mondo.
In sintesi
Che cosa sappiamo
Il trial LENS ha dimostrato una riduzione significativa della progressione della retinopatia nella popolazione complessiva con diabete e alterazioni oculari iniziali.
Che cosa aggiunge lo studio del 2026
L’analisi dei 305 partecipanti con diabete tipo 1 mostra risultati favorevoli anche in questo sottogruppo, compresi alcuni endpoint secondari nominalmente significativi.
Che cosa non sappiamo ancora
Non è dimostrato un beneficio sulla capacità visiva o sulla qualità della vita. Mancano conferme indipendenti specifiche per il diabete tipo 1.
Qual è la conseguenza pratica
Una prospettiva promettente da discutere nella ricerca e nella pratica specialistica, non un motivo per iniziare autonomamente un nuovo farmaco.
Fonti scientifiche
- Zayed MG, Humphrey R, Sammons E, Preiss D, LENS Collaborative Group. Effect of Fenofibrate on Progression of Diabetic Retinopathy in People With Type 1 Diabetes: Results From the LENS Trial. Diabetes Care, 9 ottobre 2026. Studio originale.
- Preiss D et al. Effect of Fenofibrate on Progression of Diabetic Retinopathy. NEJM Evidence, 2024. Trial randomizzato LENS.
- Cochrane Review. Fenofibrate for diabetic retinopathy, 2023. Revisione sistematica.
- NIHR Health Technology Assessment. Fenofibrate and progression of retinopathy in adults with diabetes: the randomised placebo-controlled LENS trial, 2026. Rapporto completo del trial.
- AIFA. Nota 13: prescrizione dei medicinali ipolipemizzanti.
#DiabeteTipo1 #RetinopatiaDiabetica #Fenofibrato #RicercaScientifica
/RL

