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Le chiavi per una vita lunga e sana

Anche se malattie infettive come il vaiolo e la polio si sono ritirate nel passato, molte malattie croniche sono fiorite. Ma non scoraggiarti, scrivono due ricercatori dell’Università del Connecticut in Scienze sociali e medicina. Gli ingredienti per una vita lunga e sana sono alla nostra portata.

Blair Johnson professore di scienze psicologiche e Rebecca Acabchuk, ricercatrice di fisiologia e neurobiologia, hanno scritto una recensione in occasione del giubileo d’oro della rivista della Università, esaminando le tendenze nel campo della psicologia della salute che si sono sviluppate negli ultimi 50 anni e hanno raggiunto alcune felici conclusioni.




“Molte delle tendenze che osserviamo nella psicologia della salute fanno parte delle stesse della scienza e della salute” più in generale, dicono i ricercatori. La scienza su questo argomento racconta una storia coerente: per essere sani e longevi, abbiamo bisogno di mantenere un senso di scopo, perseguire relazioni sociali positive e abitudini sane, mangiare una dieta nutriente e ottenere sufficiente esercizio fisico e sonno. La moderazione e l’ottimismo sono i migliori approcci.

Il classico metodo medico occidentale alla malattia consiste nel considerarla isolatamente: qui c’è una persona malata con diabete, il suo pancreas non regola correttamente lo zucchero, la medicina può aggiustarlo. Ma mentre la medicina a volte può risolvere questo problema, mezzo secolo di ricerca sulla psicologia della salute si sta ora ritrovando per mostrare come fattori socioeconomici, cultura, fisiologia, biologia e ambiente influenzano la salute e il benessere, riportano Johnson e Acabchuk.

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In altre parole, se vogliamo essere sani, pensare alla malattia da soli, in isolamento lo faremmo nel modo giusto. Le persone esistono in una rete di interazioni sociali che influenzano la loro psicologia e la loro biologia. La ricerca sta dimostrando che i tentativi di migliorare la salute di una persona hanno maggior successo quando includono anche gli aspetti sociali della vita dell’essere umano.

Lo stress è un fattore particolarmente importante. Livelli più alti possono aumentare l’infiammazione, portando a malattie autoimmuni e cancro; cambia la velocità con cui guadagniamo peso e le parti del nostro corpo dove le depositiamo; alterando il nostro metabolismo dello zucchero per spingerci verso il diabete; aumentare la pressione del sangue per affaticare i nostri cuori; e diminuire la sensibilità del nostro sistema nervoso. Tutti questi cambiamenti possono essere auto-rinforzanti. E una volta che siamo in uno stato di cattiva salute, questo può diventare un fattore di stress che cambia il nostro comportamento e fa peggiorare ulteriormente la nostra salute.

Traumi. molestie e povertà sono i principali fattori di stress. La ricerca ha dimostrato che le avversità sociali come la disoccupazione e la mancanza di sostegno sociale possono ridurre la funzione immunitaria. Altri studi mostrano un legame tra bassi livelli di istruzione, stress e infiammazione aumentata, con conseguente riduzione della durata della vita. Lo stress lascia una firma biologica. Quindi, come facciamo a scrivere su di noi con più leggerezza?

È vero che lo stress è ovunque, e le persone possono essere stressate dal loro lavoro, dalle loro famiglie, dai loro obblighi sociali verso gli altri, o dalle loro stesse speranze e sogni. Ma relazioni forti e sane ci possono inoculare da molti mali. Il matrimonio è un bene per gli uomini in particolare. Apparentemente i partner tendono a monitorare il loro comportamento e spingerli verso stili di vita più sani. I matrimoni felici avvantaggiano entrambi i sessi, tuttavia, e la soddisfazione della relazione a 50 anni è un migliore predittore dello stato di salute a 80 anni rispetto alla genetica.

Anche le buone connessioni sociali sono protettive. Le persone con reti sociali più grandi subiscono meno raffreddamenti rispetto alle persone con reti più piccole (controintuitivamente, poiché la rete più ampia di solito offre maggiori opportunità di esposizione al virus). Avere un senso di scopo e significato nella vita è anche protettivo. E il volontariato ha dimostrato di migliorare la salute mentale.

“Sebbene molti fattori possano rimanere fuori dal controllo di un individuo, le strategie di cambiamento del comportamento possono autorizzare individui e popolazioni a migliorare la salute, la longevità e la qualità della vita”, scrivono Johnson e Acabchuck. Nuove forme di terapia comportamentale cognitiva basate sulla presenza mentale, la compassione, la gratitudine e l’accettazione sono un esempio. Ma i ricercatori suggeriscono anche che la società e il governo potrebbero fare un lavoro molto migliore promuovendo comportamenti sani.

Anche se non tutti possono scegliere dove vivono, e non tutte le malattie sono prevenibili, la revisione conclude che un senso di scopo, forti legami sociali e abitudini sane offrono una ricetta per vivere e invecchiare con successo e tutti possiamo lavorare per questi nel nuovo anno.

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Decidere di stare bene

Klau Kostaj: vi aspetto a Diabeteasy il 4/11/17 in Bologna

Decidere di star bene. Ironico detto così vero? Cioè sarebbe ironico per un diabetico perché direbbe che non ha deciso di avere il diabete, così che di conseguenza non può decidere di stare bene. Eh no. Quel “decidere” di stare bene è legato proprio a questo. Il diabete c’è. Però tu decidi di stare bene lo stesso. Sembra un discorso contorto vero? Ma non lo è. Cerco di spiegarmi meglio. Ultimamente ho avuto a che fare con delle persone che hanno un diabete scompensato. Delle situazioni che solo a pensarci c’è da impazzire. Anche loro si sentono male per questa situazione. E dov’è il problema allora? Il problema é che non fanno nulla per cambiare la loro situazione. E con questo non voglio fare la predica. Cioè so bene che ci sono dei casi in cui non puoi fare nulla, ad esempio con i bambini o una donna incinta.

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Per non parlare degli adolescenti dove più ne hai e più ne metti. O chi comunque ha altre patologie che influiscono sulla glicemia. Ma in questo caso mi riferisco più a quelle persone cosiddette mature e senza altri problemi, diciamo. Cioè ok che molte volte il diabete fa quello che vuole e non ci si capisce nulla. Lo so. Ci sono passata. Dei periodi interi ad impazzire perché non capivi nulla. Andavo a letto alla sera con 100/150 e al mattino mi svegliavo con 400/500. Era qualcosa che non riuscivo a spiegare. Però, invece di rassegnarmi all’idea sono andata oltre. Ho cambiato terapia. E le cose sono cambiate. Riuscivo a capire il perché delle cose.

All’inizio sembrava quasi un miracolo. Invece no. Era solo che per il mio corpo le penne non andavano bene perché la lenta non copriva tutta la notte. Infatti ora con il micro ho una basale della quale durante la notte faccio il doppio delle unità rispetto alla basale del giorno. La situazione è cambiata. A volte penso a cosa sarebbe successo se non avessi insistito per cambiare. Sicuramente sarei finita in chetoacidosi. E non parliamo poi delle conseguenze del diabete. Se uno non si cura, dove va a finire? E con curarsi intendo tutto. Perché non basta solo dire che ci stai male per una situazione “disastrosa”. Non basta se non fai nulla per cambiare. Non basta “stare male” se poi ti butti sui dolci e non fai l’insulina. Ok che ci sta che uno può avere dei momenti no, ma non si deve mai smettere di curarsi.

Facile per me che ho una glicata di 6.5, direbbe qualcuno. E invece no. Anzi, non è stato facile per nulla avere quella glicata in un periodo del cavolo. Quando non sapevo neanch’io come facevo a svegliarmi al mattino. Eh già. A passare anche notti intere dietro a glicemie che non ne volevano sapere di scendere. Però ho continuato a farlo nonostante tutto. Era più facile fare una correzione e andare a dormire, no? Però poi non sapevo come sarebbe andata a finire. E passare anche 5/6 ore in iper è tanto. Così che notti e notti a fissare il soffitto con la speranza che quella glicemia scendesse. O quelle sere tornata tardi dal lavoro e con la fame che avresti svuotato il frigo, ma guai mangiare (proprio per quelle glicemie)! A volte anche per non “rovinare” quella glicemia. O quando non hai fame e solo l’idea del cibo ti da la nausea. O quando il tuo giorno riposo invece di dormire ti svegli alle 7:30 perche devi fare diecimila visite. Proprio per prevenire quelle complicanze. E non è facile per nessuno. Però a volte si devono fare delle scelte nella vita. E noi dobbiamo scegliere di stare bene. Dobbiamo scegliere di curarci. Perché se facciamo questo, tutto il resto vien da sé…



Non mollare

DiabeteGenova – Alessio Maurici, 14 anni, è morto ieri all’ospedale Villa Scassi, a Genova. La notizia è emersa solo oggi.

Il giovane è arrivato al pronto soccorso con la glicemia altissima, i medici hanno provato a rianimarlo ma non c’è stato nulla da fare. Secondo le prime informazioni, potrebbe essersi trattato di una crisi diabetica . Sarebbe arrivato all’ospedale di Sestri con la glicemia a duemila, un livello molto alto rispetto alla normalità.

Il pm Marcello Maresca ha sequestrato le cartelle cliniche e ha disposto l’autopsia per chiarire le cause del decesso. Il magistrato ha aperto un fascicolo per omicidio colposo contro ignoti.

A quanto sembra, il ragazzo stava male da due giorni: aveva molta sete e continuava a bere, sintomi che potrebbero essere riferiti anche a un attacco diabetico. Ieri le sue condizioni sarebbero peggiorate tanto che il padre, col quale il giovane viveva, lo ha portato all’ospedale di Sestri Ponente. Da qui è stato trasferito al Villa Scassi dove però è morto.

http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2014/09/13/ARRF49vB-disposta_autopsia_ragazzino.shtml

(13 maggio 2008) E’ morta questa sera alla rianimazione dell’ospedale pediatrico Meyer di Firenze la ragazza diabetica toscana di 16 anni che ieri pomeriggio era arrivata in coma in seguito alla sospensione della terapia salvavita insulinica, decisione consigliata ai suoi genitori da un presunto professionista di medicina complementare.

La giovane era affetta da diabete mellito di tipo I, una malattia che richiede somministrazioni continue del farmaco che le era stato prescritto proprio dagli specialisti del Meyer; ma i genitori evidentemente avevano seguito i consigli di un medico che le aveva fatto sospendere la terapia insulinica indicata dai
pediatri proprio al Meyer per altre cure. E lo stesso ospedale ha ritenuto di denunciare il caso alla procura della Repubblica. (stralcio notizia da Rainews).

La terapia insulinica era stata prescritta alla ragazza dal servizio di diabetologia del Meyer dove la ragazza era in cura con ottimi risultati terapeutici». La sospensione della terapia , ha ricostruito l’ospedale, è stata sostituita da un’altissima somministrazione di vitamine, «non previsto da alcun protocollo ufficiale», e questa strategia di cura, secondo i pediatri, è alla base del coma in cui la ragazza è sprofondata. Un coma così profondo che l’ha portata alla morte. L’insulina per i diabetici è un farmaco salvavita che non deve essere mai sospeso, ricorda il professor Antonio Capurso, internista, della società italiana di gastroenterologia. (dal Corriere della Sera)

Due momenti emersi alla pubblica conoscenza di tanti altri di cui non si ha informazione, non per questo occorre  fare un attimo una riflessione: la fase di vita con il diabete durante l’adolescenza è una delle più difficili e pericolose da oltrapassare per tante ragioni. Per primo punto c’è spesso il rigetto, rifiuto della malattia. Poi si possono aggiungere le osservazioni pesanti, pedanti dei medici sull’andamento della glicemia, glicata e altre cose. Infine, ma non meno importante, il contesto familiare e sociale dove vive il ragazzo/a: fatto di non ascolto, disinteresse, genitori deboli: o accondiscendenti o repressivi, o, come sovente capita di rilevare, menefreghisti. L’ignoranza è una brutta bestia: prende alla testa e amazza tutto il resto. E’ responsabilità di tutti: medici, sanitari, diabetici e famigliari non ignorare questa situazione e come ho fatto finora su questo blog, non mi stancherò mai di ricordarlo e porlo come questione aperta e irrisolta perché scomoda e difficile da affrontare. Ma in fondo le sfide difficile sono le migliori e la vera sconfitta sta nel non averci provato. La vita è preziosa: difendiamola. Mettiamolo nero su bianco e non finiremo mai di ricordarlo: vogliamo continuare a #vivere e non #morire per il #diabete. Ci auguriamo che all’#EASD 2014, il raduno degli scienziati e diabetologi europei che si terrà a Vienna dal 15 al 19 settembre prossimi ci vengano date buone notizie per la vita e terapia del e con il diabete

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Il diabete tipo 1 sul groppone da un giorno o 54 anni? Non perdere la fiducia e guarda avanti perché la vita è molto di più, e noi siamo forti!
Non sono un medico. Non sono un educatore sanitario del diabete. Non ho la laurea in medicina. Nulla in questo sito si qualifica come consulenza medica. Questa è la mia vita, il diabete – se siete interessati a fare modifiche terapeutiche o altro al vostra patologia, si prega di consultare il medico curante di base e lo specialista in diabetologia. La e-mail, i dati personali non saranno condivisi senza il vostro consenso e il vostro indirizzo email non sarà venduto a qualsiasi azienda o ente. Sei al sicuro qui a IMD. Roberto Lambertini (fondatore del blog dal 3/11/2007).

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