Advertisements
Pag 30 of 433« Prima...1020...2829303132...405060...Ultima »

Nuovo ruolo per le cellule immunitarie nella prevenzione del diabete tipo 2 e ipertensione

Le cellule immunitarie che sono ridotti di numero dall’obesità potrebbe essere un nuovo obiettivo per il trattamento di malattie come il diabete di tipo 2 e ipertensione le quali colpiscono le persone in sovrappeso, secondo uno studio in collaborazione tra le università di Manchester, Lund Salford.

In uno studio pubblicato su The Journal of Scientific Reports, i ricercatori di immunologia hanno studiato un tipo di cellule del sistema immunitario chiamato eosinofili. Gli eosinofili sono presenti in uno strato di tessuto grasso chiamato tessuto adiposo perivascolare (PVAT), che circonda i vasi sanguigni e aiuta a mantenere la normale funzione del vaso sanguigno riducendo la contrazione dell’arteria.

L’attuale ricerca condotta dai ricercatori ha scoperto che gli eosinofili sono stati notevolmente ridotti nel PVAT dell’obesità nei topi, e che la sua funzione era gravemente compromessa, contribuendo al diabete di tipo 2 e ipertensione. Questo è qualcosa mai osservato in precedenza.

La Dr Sheena Cruickshank, ricercatore principale dello studio finanziato dal Wellcome Trust-, ha dichiarato: “Questo tipo di cellula immunitaria è presente in molte parti del corpo e una volta era pensato agisse solo nelle infezioni parassitarie e nelle allergie, ma sta rapidamente diventando chiaro che ha un effetto significativo sui molti aspetti della salute e immunità “.

“Il nostro studio ha dimostrato che in realtà le secrezioni degli eosinofili hanno un profondo effetto sul modo in cui i vasi sanguigni funzionano e quando mancano, come con l’obesità, gravi problemi di salute possono iniziare a svilupparsi.”

Il ruolo degli eosinofili apre anche nuove opportunità nel studiare trattamenti per il diabete di tipo 2 e ipertensione.

PVAT dal grasso mancante negli eosinofili potrebbe rapidamente essere salvato con l’aggiunta di eosinofili, dimostrando che esiste il potenziale per un trattamento alla base volto a ripristinare questa funzione.

I ricercatori hanno osservato che gli eosinofili influenzano il rilascio di ossido nitrico e una proteina chiamata adiponectina, che controllano la funzione PVAT sana. Questa sembra essere una funzione unica di queste cellule immunitarie. I ricercatori sono particolarmente eccitati da quanto velocemente gli eosinofili potrebbero ripristinare la funzione PVAT, mostrando quanto potente possa essere.

“Queste cellule immunitarie sono tradizionalmente trascurate ma questo studio dimostra per la prima volta che hanno un ruolo diretto da svolgere nei processi nel corpo oltre il sistema immunitario.

“Esse sembrano essere incredibilmente importanti in una serie di processi e questo si presenta con una nuova area interessante per indagare tutta una serie di malattie.”



Advertisements

Disintegriamoci

Nelle scienze sociali, il termine integrazione indica l’insieme di processi sociali e culturali che rendono l’individuo membro di una società. L’integrazione dipende anche dalla capacità di socializzazione di ogni individuo.

Tutti o quasi vogliamo essere integrati, essere fighe, essere macho, essere amati, apprezzati, desiderati, soddisfatti, realizzati, intelligenti, ricchi, fare quel cazzo che ci pare, sani, e molto altro ancora. Sì ma tutto e subito.

Per il resto: socializzazione, solidarietà sono faccende funzionali: uno scatto e via, cose senza impegno e responsabilità.

L’ultima illusione, l’ultima favola della moderna umanità.

E per viverla si cerca di integrare il bisogno con tante cose: vizi, droghe, alcol fumo e molto altro ancora. Già poi c’è la salute. Quando c’è la salute fisica e mentale c’è tutto, sennò? Integriamola. E’ no stiamo accorti e non disintegriamola.

Se equando devono essere utilizzati gli integratori

Gli integratori nutrizionali sono una fonte concentrata di nutrienti destinati, come dice il nome stesso, ad integrare o complementare la dieta. Solamente in alcune situazioni patologiche possono assumere valenza di terapia sostitutiva.

Marketing degli integratori

  • USA, 1994: gli integratori disponibili sul mercato erano circa 4’000.
  • USA,2007-2008: gli integratori disponibili sul mercato erano circa 75’000 e 27,7 bilioni di dollari spesi perquesti prodotti.

La campagna di vendita di questi prodotti è stata finanziata per ben 27,7 bilioni di dollari ed è stata tale da convincere un americano su due ad utilizzare prodotti finalizzati alla supplementazione dietetica. L’Europa sta seguendo l’esempio americano, ma in misura minore. Uno studio scientifico, studiando i bambini in Belgio, ha registrato che il 30% di bambini in età pre-scolare usa integratori nutrizionali.

Quali sono le attuali raccomandazioni

Il ministero della salute ricorda che una dieta bilanciata naturalmente è sufficiente a coprire i fabbisogni differenti per età e sesso. Nei bambini si può ricorrere ad una integrazione, per supportare l’enorme crescita strutturale e funzionale dell’individuo. Le linee guida però, limitano l’integrazione solo ad alcuni micronutrienti; la vitamina D, la vitamina A, il fluoro, il calcio e il fosforo, il ferro e lo zinco. Ciascuno di questi inoltre, deve essere assunto in un preciso periodo di vita dell’individuo e in una data concentrazione, senza superare i dosaggi massimi. Non sono da sottovalutare infatti effetti indesiderati anche gravi ad alti dosi.

Integrazioni durante infezioni e convalescenza

È capitato a tutti di ammalarsi e di prendersi un multivitaminico nella speranza di guarire prima. Ma funzionano davvero? I diversi micronutrienti agiscono da importanti immunomodulatori. Un deficit è associato sicuramente ad una maggiore suscettibilità e severità delle infezioni, ridotta capacità antiossidante e quindi maggior patogenicità dei virus.

La vitamina Cè stata etichettata come vitamina anti-influenza, ma in realtà è stato dimostrato che una supplementazione di vitamina C non svolge un ruolo protettivo contro le infezioni, ma riduce la sintomatologia del 10% circa. Gli scienziati consigliano di assumere la giusta dose di vitamina C, naturalmente contenuta nella frutta. La vitamina all’interno del frutto è biomolecolarmente più attiva e inoltre non si pone il problema della dose; mangiando le 5 porzioni di frutta e verdura al giorno raccomandata dall’organizzazione mondiale della sanità, si assume la dose adeguata.

Oltre agli agrumi, la vitamina C è contenuta in alte dosi nei kiwi, nei peperoni, nei pomodori e in tutti i vegetali a foglia verde.

Micronutrienti coinvolti principalmente nella regolazione immunitaria e quindi protettive per le infezioni sono la vitamina C, la vitamina A, la vitamina B6 e lo zinco.

Supplementazione per lo studio e per la mente

Gli studi condotti hanno analizzato la capacità di ragionamento, le performance accademiche e la capacità di acquisire conoscenze in relazione alla supplementazione con multivitaminici. Il risultato è che ci sono scarsissime se non inesistenti evidenze sulla loro utilità. Anche in questo caso quindi, meglio mangiare frutta e verdura in giuste dosi per una dieta bilanciata.

Bisogna fare particolare attenzione a questi micronutrienti:

  • Il ferro, per esempio, è implicato nella formazione della mielina principalmente dei neuroni implicati nei processi della visione e dell’udito.

-lo zinco, partecipa allo sviluppo del sistema nervoso centrale e della crescita.

Supplementazione per lo sport:

Sia nei bambini che nei adulti, le linee guida non raccomandano nessun tipo di supplementazione se non sono presenti carenze. Non sono consigliati quindi né gli integratori proteici, poiché nei paesi industrializzati la dieta supera le quantità raccomandate, né gli integratori vitaminici. Attenzione invece ai fabbisogni di liquidi.

Gli integratori hanno avuto molto successo sia per loro facilità d’uso sia per l’enorme campagna pubblicitaria che li sostiene, la quale fa leva sulla speranza della popolazione della scoperta di una sostanza miracolosa in grado di eliminare i nostri problemi, tra cui magari cellulite, acne, impotenza.

Altri rischi;

  • È estremamente facile abusare degli integratori, le pastiglie o le polveri non rendono l’idea della quantità contenuta, rischiando di assumere dosi eccessive e pericolose.
  • Spesso è enfatizzata la loro origine naturale, ma molto spesso sono contenute altre sostanze nocive. Inoltre, il termine naturale è ingannevole. Basti pensare che i piij pericolosi veleni sono proprio di origine naturale.
  • È facile impigrirsi e sostituire un frutto con una pastiglietta, riducendo la qualità della dieta e i soldi del nostro portafoglio.

Per la Festa del Papà checkup gratuito della prostata a Roma

Domenica 19 marzo, in occasione della Festa del Papà, tutti i papà di Roma riceveranno gratuitamente uno screening preventivo del tumore alla prostata. Il checkup è offerto dallo storico centro diagnostico romano Altamedica Artemisia che dedica il giorno di festa alla prevenzione del cancro alla prostata, eseguendo un’analisi del PSA (Antigene Prostatico Specifico) totale e libero, con calcolo del rapporto fPSA/tPSA. Questi indici sono di importanza fondamentale per una diagnosi precoce, l’esame dunque è consigliabile a tutti gli uomini a partire dai 40 anni di età. Proprio quest’ultima è uno dei principali fattori di rischio: le possibilità di contrarre il tumore sono scarse prima dei 40 anni, ma aumentano sensibilmente dopo i 50, arrivando al loro apice oltre i 65. Quello che molti non sanno è che questa patologia è spesso asintomatica, ed in alcuni casi risulta difficile accorgersene, basti pensare che recenti studi hanno dimostrato che circa il 70% degli uomini oltre gli 80 anni ne è colpito. Il tumore della prostata quindi, anche se raramente ha esiti nefasti, è molto diffuso nella popolazione maschile, rappresentando circa il 15% di tutti i tumori diagnosticati nell’uomo. Le stime relative all’anno 2015, parlano di 35.000 nuovi casi l’anno in Italia: i dati dimostrano che 1 uomo su 8, nel corso della propria vita, ha la probabilità di ammalarsi di questo tumore (fonte dati www.airc.it). Proprio per questi motivi, e per il fatto che sono gli uomini spesso i meno attenti alla prevenzione, Altamedica Artemisia sceglie di sensibilizzare proprio questa categoria facendogli un regalo importante in un giorno speciale, ricordando loro che rimanere in salute è un dovere nei confronti di sé stessi e dei propri figli. I prelievi verranno effettuati presso la sede di Viale Liegi, 45 00198 Roma dalle ore 8:15 alle ore 12:00 senza necessità di prenotazione. Per ulteriori informazioni sul checkup gratuito scrivere alla mail info@artemisia.it o chiamare lo 06 8505.  



Mezzi carciofi ripieni al forno

Mezzi carciofi ripieni al forno
Print
Tipo ricetta: Verdure
Tipo cucina: Italiana
Autore:
Tempo preparazione:
Tempo cottura:
Tempo totale:
Porzione: 4
La ricetta odierna coniuga gusto e leggerezza, e apporta in giusto equilibro glicemico al vostro pasto: da provare.
Ingredienti
  • pancarré 6 Fette
  • carciofi con il gambo 4
  • grana e pecorino grattugiati
  • trito aromatico (timo, prezzemolo, maggiorana)
  • vino bianco secco
  • brodo vegetale
  • olio extravergine di oliva
  • sale
  • pepe nero in grani
Preparazione
  1. Mondate i carciofi, spuntateli lasciando un po’ di gambo, privateli delle foglie esterne più fibrose, divideteli a metà, svuotateli dell’eventuale fieno interno, poi scottateli in tegame coperti di acqua e vino, miscelati in parti uguali, con un filo d’olio e un pizzico di sale; scolateli dopo 4? dall’inizio dell’ebollizione.
  2. Preparate il ripieno con le fette di pancarré senza crosta passate al mixer con 4 cucchiaiate dei formaggi grattugiati, sale, pepe macinato e abbondante trito aromatico.
  3. Riempite i mezzi carciofi con il pane aromatico, poi deponeteli su una placca unta d’olio, con la parte tagliata verso l’alto. Irrorateli con un filo di olio e infornateli a 170 °C per 10?, quindi bagnateli con un bicchiere di brodo, copriteli con un foglio di alluminio e infornateli per altri 15? circa. Sfornate i carciofi, trasferiteli sul piatto da portata e serviteli caldi, volendo con il sughetto di cottura.
Dose per persone: 100 grammi Calorie: 321 Grassi: 18 Carboidrati: 25 Fibre: 5 Proteine: 15

Nuovo test identifica il gruppo sanguigno in pochi secondi

Gli scienziati che lavorano alla Terza Università Medica Militare a Chongqing, Cina hanno sviluppato una tecnologia per identificare rapidamente il tipo gruppo sanguigno da un campione di sangue. Esso si basa sull’utilizzo di anticorpi che colpiscono gli antigeni A e B che danno al sangue il suo tipo, e un colorante che viene attivato quando gli anticorpi sono in posizione di attacco. Lo stesso è stato fatto per l’antigene D, che dà il più o meno al gruppo sanguigno.

Il campione viene posto su una piastra con una combinazione di anticorpo e tintura, e in base alla reazione che si verifica evidenzia  il colore associato al gruppo. Se rimane marrone nulla sta accadendo.

Un singolo test richiede solo 30 secondi per fornire il risultato, la cosa è molto utile in situazioni di emergenza nelle quali la trasfusione deve essere iniziato il più presto possibile. Il team ha testato la tecnica su oltre 3.000 campioni di sangue noti, dimostrando una precisione del 99,9%.



Gli operatori sanitari riferiscono della mancanza di formazione sull’auto-gestione del diabete post-laurea

I risultati dello Studio su atteggiamenti, desideri e bisogni nella cura del diabete (Dawn2)

Gli operatori sanitari riferiscono di non essere “sufficientemente attrezzati” per fornire un’istruzione completa nell’auto-gestione del diabete ai loro pazienti, notando un particolare bisogno di formazione nella  gestione degli aspetti emotivi e psicologici della malattia, secondo un’analisi dei dati dell’indagine sopra citata.

“Nei vari paesi che partecipano allo studio Dawn2, molti operatori di assistenza sanitaria hanno riferito di non essere sufficientemente attrezzato per fornire informazioni sul diabete nell’auto-gestione strutturata, compresi gli aspetti emotivi e psicologici della malattia, e molti di questi riferiscono di non aver ricevuto alcuna formazione post laurea relativa a qualsiasi aspetto della cura del diabete, “.  Jo L. Byrne, PhD, MA, RN, ricercatore presso University Hospitals di Leicester NHS trust, Regno Unito, e colleghi hanno scritto. “Una nota positiva: è probabile che ricevere una formazione crea consapevolezza del valore di nuove competenze e può portare a un desiderio di ulteriore formazione.”

Byrne e colleghi hanno analizzato i dati di 4.785 operatori sanitari in 17 paesi completando sondaggi online come parte della seconda edizione de: diabete, atteggiamenti, desideri e bisogni nella cura del diabete (Dawn2) International Study (medici di assistenza primaria 43,2%). Analisi basata su un minimo di 280 operatori di assistenza sanitaria per ogni paese reclutati tra marzo e settembre 2012; i ricercatori hanno analizzato i dati descrittivi dalle domande del sondaggio relativi ai fornitori di pratiche nell’autogestione e supporto, programmazione, sviluppo della formazione e delle relative esigenze.

All’interno della coorte, il 33,5% ha riferito di non aver ricevuto alcuna formazione legata al supporto nell’autogestione del diabete, anche se i rapporti di formazione variavano dal 19,3% in Italia al 51,4% in Cina. La maggior parte degli intervistati ha segnalato la ricezione della formazione del medico connessa alla gestione del diabete (62,9%), ma il 19,6% degli intervistati complessivamente ha riferito di non ricevere alcuna formazione per fornire supporto psicologico alle persone con diabete circa i problemi emotivi (che vanno dal 10% in Algeria al 29,1% in Polonia).

Nella maggior parte dei paesi, gli operatori sanitari hanno riferito di volere più formazione o supporto nella capacità di cambiamento o la motivazione del comportamento, l’educazione all’autogestione e sostegno psicologico per le persone con diabete in contrasto con la gestione della formazione medica. PCP, infermieri, specialisti del diabete e dietisti tutti ha riferito che la gestione degli aspetti psicologici del diabete sono la zona di formazione post-laurea dove vorrebbero ricevere un maggiore sostegno, secondo i ricercatori.

In un’analisi sulle pratiche correnti relative all’autogestione di sostegno, i ricercatori hanno scoperto che la discussione dei problemi emotivi con i pazienti è limitata; tra il 31,1% (Stati Uniti) e il 60,4% (Giappone) degli operatori sanitari ha riportato questa è effettuata “solo se richiesta da loro paziente.”

“Il fatto che i risultati dello studio Dawn2 sono simili a quelli dello studio DAWN precedente è un segnale di come questi problemi non sono ancora affrontati”, hanno scritto i ricercatori. “Spetta ai responsabili della formazione professionale continua dei medici e operatori sanitari di impegnarsi per affrontare il divario di formazione e le competenze identificate senza indugio.”

Studio pubblicato in Diabetes Medicine



Dico sul serio

WESTWOOD, CA -JULY 31: Mime Marcel Marceau performs at the Geffen Playhouse July 31, 2002 in Westwood, California (Photo by Michel Boutefeu/Getty Images)

Ho resistito poi alla fine non ce l’ho fatta più: è come quando devi esprimere i tuoi bisogni corporali, andare a fare la cacca, orinare, bere, mangiare. Devi farlo, altrimenti esplodi. No state tranquilli, non la faccio qui, il mio è come il desiderio di qualcosa di buono, l’espressione di un peto intellettuale che si manifesta tramite la forma scritta riportata a video.

Quando ero giovane ero bravo a recitare, fare teatro, peccato non avessi costanza in tutte le cose magari oggi varcherei qualche palcoscenico, un attore di prosa magari famoso. Non lo saprò saprete mai. Un mito della mia giovinezza era il numero uno dei mimi: Marcel Marceau. E fare da mimo in qualche occasione pure riuscivo a cavarmela.

Oggi sono arrapato dal tema che echeggia in ogni dove: da Cronaca Vera alla Gazzetta dello Sport, per arrivare al Lancet, Cell e Nature: la mimo digiuno di Valter Longo. Un percorso “terapeutico” per ora testato sui topi di laboratorio molto pop, Da come lo sta vendendo in giro per l’emisfero occidentale sembra avere le premesse per diventare una cura per tutti i mali. Ultima ma non per ordine d’importanza: la soluzione finale per ambo le forme di diabete, Tipo 1 e Tipo 2. Insomma ci sono tutte le premesse per ricevere una quadrupla razione di Nobel per la Medicina, il titolo di Senatore a Vita, Presidente della Repubblica e molto altro ancora.

Bene.

Ironia a parte prendo molto sul serio la mimo digiuno e sulla base dei dati forniti dalla prima fase della ricerca, sui topi, credo che, senza indugi, si possa passare direttamente ai test sull’uomo. Solitamente quando si tratta di far ingurgitare pastiglie, infilare aghi ecc., la fase di prova è molto più lunga, anche dieci anni, per scongiurare o limitare gli effetti collaterali.

Nel caso di questa tecnica le precauzioni sono minime se non uguali a zero quindi esorto il Longo a reclutare diabetici per testarla, senza guardare a confini e paesi.  A partire da me: mi offro/soffro volontario. Anche perché non ci si può più nascondere dopo l’effetto mediatico planetario, tra ospitate in tv (vedi Fazio sul programma di massimo ascolto: Che Tempo Che Fa), e rientri in termini di denaro per portare avanti la sua ricerca.

E credo che, come me, molti altri diabetici Tipo 1 e Tipo 2 sono e saranno disponibili per fare da “cavie” in questo innovativo percorso terapeutico. Senza pregiudizi, d’altronde chi scrive ha 54 anni di diabete sulle spalle, 55 di età, non ho figli quindi un percorso di vita piuttosto semplificato.

Non mi scoraggio perché ogni tentativo sbagliato, scartato è un altro passo avanti.

Thomas (Alva) Edison



Fatti vedere da uno bravo: la visita diabetologica un vero e proprio salvavita

Un lavoro effettuato in collaborazione tra l’Istituto di Ricerche Farmacologiche ‘Mario Negri’, la Regione Lombardia e la Diabetologia degli Ospedali Riuniti di Bergamo, appena pubblicato sulla rivista Nutrition, Metabolism and Cardiovascular Disease, suggerisce che la visita diabetologica è un vero e proprio ‘salvavita’. Le persone assiste dal diabetologo presentano infatti una mortalità ridotta del 29 per cento rispetto ai diabetici non seguiti presso i centri diabetologici. La ricerca si è focalizzata sulle complicanze cardiovascolari in rapporto alle prescrizioni dei farmaci nelle persone con e senza diabete nell’anno 2002 e nell’anno 2012, rilevando una riduzione delle malattie cardiovascolari e della mortalità nell’arco di questo decennio, in concomitanza con un aumento delle prescrizioni di farmaci che agiscono sui fattori di rischio cardiovascolare (anti-ipertensivi, ipolipidemizzanti, anti-aggreganti piastrinici) e con l’introduzione di nuovi farmaci antidiabete.

“Nel lavoro – afferma il professor Enzo Bonora, presidente della Fondazione ‘Diabete Ricerca’ – emerge inoltre chiaro e forte un messaggio che dovrebbe essere portato all’attenzione di chi ha la malattia, di chi assiste le persone con diabete e di chi alloca le risorse per l’assistenza diabetologica: la visita diabetologica è un vero e proprio ‘salvavita’. Nello studio, che ha coinvolto quasi 2 milioni di cittadini di età fra 45 e 84 anni negli anni 2002 e 2012, di cui circa 150 mila con diabete, assistiti da 7 ASL lombarde (Brescia, Lecco, Mantova, Milano, Varese, Sondrio, Valcamonica), il rischio di morire per qualsiasi causa era ridotto del 29 per cento in presenza di assistenza diabetologica. Una percentuale di riduzione che assomiglia a quella osservata grazie all’impiego di alcuni dei farmaci che oggi consideriamo ‘salvavita’ come statine, ACE inibitori o sartani”.

Nel 2012 i casi di morte per tutte le cause fra le 183.286 persone con diabete sono stati 6.075, con tassi più che tripli rispetto ai non diabetici (3.3 per cento rispetto a 0.9 per cento). Fra i diabetici assistiti nelle strutture diabetologiche, che erano 80.692 (pari al 44 per cento del totale), a fronte di circa 2.650 morti attesi se il tasso fosse stato identico in chi frequentava e in chi non frequentava le strutture specialistiche, si sono osservati circa 500 morti in meno, dopo aver tenuto conto delle differenze di sesso ed età. “Estrapolando il dato all’intera Italia, dove è attiva da molti anni una fitta rete di strutture specialistiche – prosegue Bonora – si potrebbero evitare circa 10 mila morti l’anno tra i circa 1,8 milioni di assistiti nelle strutture diabetologiche italiane. Un numero di cui non si può non tenere conto nel momento delle scelte alternative: vado o non vado al centro di diabetologia; mando o non mando il mio paziente dal diabetologo; mantengo e magari potenzio le strutture diabetologiche italiane o le rimpiazzo con altri tipi di assistenza”.

“Il Piano Nazionale della Malattia Diabetica del Ministro della Salute – afferma il professor Giorgio Sesti, presidente della Società Italiana di Diabetologia (Sid) – ha consolidato il modello italiano di cura della malattia che consta, oltre che dei medici di famiglia, di una rete capillare di centri specialistici diffusi su tutto il territorio nazionale, basati su competenze multi-professionali (diabetologo, infermiere, dietista, talora psicologo e/o podologo, e secondo necessità cardiologo, nefrologo, neurologo, oculista) e che forniscono con regolarità consulenze per circa il 50 per cento delle persone con diabete, prevalentemente, ma non esclusivamente, quelle con malattia più complessa e/o complicata. Per effetto di questa rete l’Italia è il Paese occidentale con il più basso livello medio di HbA1c e i più bassi tassi di complicanze croniche e di eccesso di mortalità nelle persone con diabete. I dati della Regione Lombardia recentemente pubblicati confermano il ruolo dell’assistenza diabetologica nel ridurre la mortalità nelle persone con diabete: coloro che sono assistiti nei centri diabetologici hanno una minore mortalità totale rispetto a chi non li frequenta. Anche per questo il ‘Piano Nazionale della Malattia Diabetica’ prevede una presa in carico di tutte le persone con diabete da parte dei centri diabetologici, con l’applicazione di una incisiva gestione integrata con i medici di famiglia. Una presa in carico che è previsto avvenga già nella fase iniziale della malattia. È stato infatti recepito il concetto che il team diabetologico non dovrebbe intervenire per la prima volta quando si è sviluppato grave scompenso metabolico o quando si sono sviluppate complicanze della malattia. I team diabetologici italiani costano circa 1 per cento del totale della spesa sostenuta per curare le persone con diabete e possono contribuire a ridurre in misura assai significativa l’altro 99 per cento delle spesa attraverso la prevenzione delle complicanze croniche, accorciando la durata delle degenze con una presa in carico al momento dell’accoglimento nei reparti chirurgici, ottimizzando l’uso dei farmaci e dei dispositivi per il monitoraggio e la cura, osservando una scrupolosa appropriatezza nelle prescrizioni di esami di laboratorio e strumentali, collaborando nelle scelte sulle strategie di cura operate a livello nazionale, regionale e locale”.

La Società Italiana di Diabetologia da anni, forte anche di pubblicazioni precedenti in linea con questa (Verona Diabetes Study, Casale Monferrato Study), sottolinea il ruolo svolto dei diabetologi italiani nel garantire una vita migliore e più lunga nelle persone con diabete che vivono nel nostro Paese rispetto a quelle con la malattia che vivono in nazioni dove non esiste una rete di centri diabetologici come quella propugnata già nel 1987 dalla legge 115. “Uno studio, questo della Lombardia – sottolinea Enzo Bonora – adattissimo a celebrare il trentennale di una legge che tutela le persone con diabete e che è stata la prima al mondo nel suo genere. Nel trentennale della Legge 115/87, che ha sancito che le persone con diabete hanno diritto all’assistenza specialistica, e a 5 anni dal ‘Piano Nazionale Diabete’, che ha raccomandato per tutte le persone con diabete un modello di cura che include l’assistenza specialistica fin dal momento della diagnosi, il lavoro pubblicato su Nutrition, Metabolism and Cardiovascular Disease conferma dunque appieno la validità di questi provvedimenti legislativi. Resta il fatto – conclude Bonora – che nonostante la legge 115/87 e il Piano Nazionale Diabete del 2012 l’applicazione della gestione integrata è quasi ovunque solo sulla carta e che un sempre maggiore numero di persone con diabete non viene assistita nei centri diabetologici: dal 90 per cento degli anni ‘80 siamo scesi a meno del 50 per cento (vedi la Lombardia) di oggi. E sempre più spesso nei centri di diabetologia si assistono persone con gravi complicanze, a testimonianza del fatto che il sistema di cura nel suo complesso (primo, secondo e terzo livello) dovrebbe migliorare proprio con l’obiettivo di prevenire le complicanze”.



Bologna: festival della Medicina con cinque Nobel lezioni e visite aperte

Presentato il programma della manifestazione “Filosofia e etica per spiegare la nuova scienza”. Cinque premi Nobel saranno a Bologna, dal 20 aprile, per approfondire i nuovi orizzonti di ricerca della medicina. Jules Hoffmann (Nobel per la Medicina 2011), Edyard Moser (2014), Louis Ignarro (1998), Tomas Lindahl (Nobel per la Chimica 2015) e poi Amartya Sen (Economia, 1998) , il 22 maggio, sono infatti gli ospiti illustri della terza edizione del Festival della Scienza Medica, di ritorno in città per affrontare il tema “Fra innovazione e tradizione”. L’evento è promosso da Fondazione Carisbo e Genus Bononiae, in collaborazione con Alma Mater e col sostegno di Regione Emilia-Romagna e Comune di Bologna e il contributo di numerosi sponsor. Dal 20 al 23 aprile, e poi il 22 maggio, la manifestazione propone un ricco programma di incontri, lezioni magistrali, visite guidate per gli studenti, rivolgendosi ad un pubblico non solo di specialisti. La passata edizione ebbe grande successo, richiamando 50mila persone. I temi affrontati saranno i più disparati. Si parlerà di insetti come modelli per studiare il sistema immunitario, di neuroni, della lettura del genoma, della medicina di genere, delle terapie che viaggiano in rete, tra verità e falsità, della psicologia nel rapporto tra medici e pazienti, dei rapporti tra economia e sistema sanitario, di bionica e robotica. «La straordinaria innovazione in campo biomedico non può essere affrontata se non si parla anche di economia, diritto, filosofia, estetica», ha spiegato Pino Donghi, uno dei curatori. I temi del festival costituiscono un’eccellenza per gli studiosi, ma sono fondamentali pure per indirizzare le azioni politiche, come la discussione sui vaccini, presente anche in questa edizione, punto di partenza per la legge regionale che rende obbligatorie le vaccinazioni ai bambini che vanno al nido. Paese ospite del Festival 2017 è la Germania, vicina all’Italia sia dal punto demografico sia per il sistema sanitario. Tra le curiosità, ci sono gli open days negli ospedali della città e, come nella passata edizione, una conferenza happening musicale sulla sordità di Beethoven, mercoledì 19 aprile in Santa Lucia.



Caro tech

Il settimo anno di diabete con il sensore glicemico e microinfusore è una data che di per sé significa poco o niente al cospetto di chi legge. L’invecchiare fa giocare con le date: alcune restano e pesano come macigni nella memoria, altre invece si fanno mutevoli o evaporano facilmente. Sarà per alleggerire il bagaglio? Certo che sì, non ho dubbi. Comunque l’anniversario del tempo trascorso con la pompa serve ad aprire un ragionamento sulla sempre più amplificata e pubblicizzata terapia tecnologicamente avanzata per il diabete tipo 1.

Dal microinfusore d’insulina alla pompa con sensore per il monitoraggio continuo della glicemia (zucchero nel sangue) e allarme con sospensione dell’erogazione dell’ormone in caso di ipoglicemia. Poi prossimi al pancreas artificiale nelle sue varie tipologie e format.

Ancora gli applicativi mobile e desktop per gestire i dati da vicino e in remoto. Ma ancora come non ricordare la fase di preparazione all’impiego di tale strumentazione: ricordo sempre che trattasi di dispositivi medici, pertanto, ad esempio, la definizione del/dei boli basali e prandiali va definita in regime di dayhospital o dayservice da parte del medico specialista, e tale occasione è altresì importane per affrontare le problematiche tecniche che si presentano con la strumentazione.

I congegni sono e saranno sempre più sofisticati, ma non ancora in grado di fare da “robot”, ovvero lavorare completamente in proprio, anche se l’obiettivo è quello. Come disse qualcuno più noto ai più: l’evoluzione non ammette scorciatoie (Darwin), e Roma non fu costruita in un giorno (Raggi).

E comunque sia il vero punto critico, per la mentalità autarchica e sofferente nelle attese, insita nel diabetico di tipo 1 per formazione ed evoluzione con la malattia, sta nell’essere preparato adeguatamente con pompe e sensori a realtà aumentata, pancreas artificiali ibridi e non.

Come preparati lo debbono essere gli operatori sanitari: un esigenza espressa dai consessi medici di diabetologia europei e americani qualche anno addietro, anche perché l’innovazione nella terapia contestualmente sta generando un tale giungla di strumenti, in particolare per quanto riguarda i sensori, e sapere distinguere quelli certificati e affidabili dai farlocchi è una necessità irrinunciabile, per cercare di non far cadere i pazienti dentro a delle trappole facili con una malattia massiva come il diabete.

La tecnologia non tiene lontano l’uomo dai grandi problemi della natura, ma lo costringe a studiarli più approfonditamente.



 

Pag 30 of 433« Prima...1020...2829303132...405060...Ultima »

Diabete

Il diabete tipo 1 sul groppone da un giorno o 54 anni? Non perdere la fiducia e guarda avanti perché la vita è molto di più, e noi siamo forti! Non sono un medico. Non sono un educatore sanitario del diabete. Non ho la laurea in medicina. Nulla in questo sito si qualifica come consulenza medica. Questa è la mia vita, il diabete - se siete interessati a fare modifiche terapeutiche o altro al vostra patologia, si prega di consultare il medico curante di base e lo specialista in diabetologia. La e-mail, i dati personali non saranno condivisi senza il vostro consenso e il vostro indirizzo email non sarà venduto a qualsiasi azienda o ente. Sei al sicuro qui a IMD. Roberto Lambertini (fondatore del blog dal 3/11/2007)

Newsletter

Informazione

Avete un evento, manifestazione (sportiva e non), convegno sul diabete o legato ad esso? Se la risposta è sì fatemelo sapere attraverso l'invio dei dati e iinformazioni scrivendole nel form presente all'interno della pagina Scrivimi del blog. Le iniziative predette saranno publicizzate all'interno di questo spazio gratuitamente e immediatamente. Grazie per il vostro interesse Roberto Lambertini

Eventi

  • Nessun evento

Sommario post

Categorie post

IMD è mobile

Il Mio Diabete social

Il mio diabete

Promuovi anche tu la tua Pagina

Instagram

Google+





Visualizza il profilo LinkedIn di Roberto Lambertini Visualizza il profilo di Roberto Lambertini

Blogosfera

Creative Commons License
Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons

BlogItalia.it - La directory italiana dei blog


2016 Image Banner 120 x 600