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Diabetico On/Off

I risultati del 2° sondaggio sul rapporto dei diabetici con la malattia

Che fai? Si intitolava il sondaggio svolto tra dicembre 2016 e febbraio 2017, e complessivamente vi hanno partecipato 1170 persone, un numero nel suo insieme significativo e rappresentativo dei diabetici tipo 1 e dei T2 che fanno insulina. I dati forniscono informazioni interessanti, importanti circa i vari aspetti della nostra patologia. (Tale questionario era rivolto solo agli adulti over 18)

Cosa salta fuori?

Facendo una “esegesi” dei risultati c’è da dire che la media degli intervistati ha una durata del diabete di almeno 10 anni e 40 anni d’età. Hanno riposto in prevalenza dalle regioni Emilia-Romagna, Lombardia, Sardegna e Sicilia. Oltre la metà degli intervistati ha il diabete tipo 1 e un quarto degli stessi porta il microinfusore.

La realtà è ha macchia di leopardo: circa la metà ad esempio frequenta lo stesso centro diabetologia, ma l’altra lo ha cambiato più volte. Abche l’andamento della propria malattia non è omogeneo così come la soddisfazione circa la l’autogestione della patologia.

Complicanze: la metà degli intervistati non ne ha, la più riccorente è l’ipertensione assieme alla retinoptaia. Mentre per altre patologie autoimmuni solo un 30% ne è coinvolto.

Oltre la metà fa attività sportiva o fisica e la cosa interessante riguarda la mobilità per andare al lavoro, ove a contrariamente a quanto si potesse immaginare una buona metà impiega i mezzi pubblici, la bicicletta o ci va a piedi

Ancora: i diabetici si arrangiano, come è chiaro da sempre, due voci lo evidenziano in modo netto: educazione alla gestione terapeutica l’ha fatta solo il 25% del totale, stessa cosa nella sottovoce sul conteggio dei carboidrati. Ancora emerge come il piano nutrizionale, la dieta, è una pratica clinica fatta non da tutte le strutture, solo il 50% risponde di averne uno. A quanto pare è un optional.

Poi il team di diabetologia resta per la metà un dream. E per quanto riguarda l’approccio sistemico alla patologia un altro aspetto del fai da te riguarda il supporto psicologico-motivazionale, in tale ambito è pressoché assente tale figura dai centri di riferimento.

Alcune conferme: i diabetici si affidano alla rete per trovare informazioni e supporto, mentre dal totale delle riposte non ci si sente rappresentati dalle associazioni.

Infine un’ultima considerazione: se di principio il sistema sanitario pubblico è universale ovvero uguale per tutti, un po’ per le personalizzazioni fatte a livello locale, un po’ per questione di risorse mancanti o tolte, un po’ perché tra il dire e il fare c’è resta di mezzo il paziente, la tendenza sempre più accentuata è volta a far accrescere le differenze di stato e censo.

Il questionario è indipendente, non commissionato da alcun soggetto esterno.

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Su 1170 risposte il 69% erano di donne, il 31% di uomini

Fasce d’età

< 56 – 69 > 26,2 %

< 46 – 55 > 23,4%

< 25 – 35 > 22,4%

< 36 – 45 > 17,8%

> 18 9,3%

> 70 0.9%

Con chi vivi?

Sposato/Convivente 56,1%

Genitori 23,4%

Solo 15,9%

Con amici/colleghi lavoro, studentato 4,7%

Hai figli?

No 57%

Sì 43%

Professione

Studente 12,1%

Disoccupato 15,8%

Lavoro dipendente azienda privata 23,4%

Lavoro dipendente azienda pubblica 15%

Libero professionista 4,7%

Commerciante 2,8%

Artigiano 2,8%

Imprenditore 3,7%

Pensionato 12,1%

Altro 7,5%

Diabete tipo

Tipo 1 40,2%

Tipo 1 con microinfusore 25,2 %

Tipo 2 con insulina 15%

Tipo 2 con pastiglia 14%

Tipo 2 con dieta 1,9%

LADA 2,8%

Mody 0,9%

Diabetico da quanto tempo?

– 5 anni 22,4%

+ 5 anni 12,1%

+ 10 anni 42,1%

+ 25 anni 12,1%

+ 40 anni 5.6%

Oltre 50 anni 5,6%

Regione di residenza

Abruzzo 5,6%

Basilicata 2,8%

Calabria 5,6%

Campania 5,6%

Emilia-Romagna 15,9%

Friuli – Venezia Giulia 3,7%

Lazio 5,6%

Liguria 1,9%

Lombardia 12,1%

Marche 2,8%

Molise 2,8%

Piemonte 4,7%

Puglia 3,7%

Sardegna 8,4%

Sicilia 8,4%

Toscana 3,7%

Trentino – Alto Adige 0,9%

Umbria 0,9%

Valle d’Aosta 0

Veneto 4,7%

Da chi sei seguito per il diabete?

Sanità pubblica 93,5%

Sanità privata convenzionata 3,7%

Sanità privata 1,8%

Libera professione 0,9%

Hai una polizza assicurativa sanitaria integrativa?

Sì 10,3

No 89,7%

Da quanto tempo frequenti la struttura?

Meno 5 anni 34,6%

+ 5 anni 24,3%

oltre 10 anni 25,2%

oltre 20 anni 15,9%

Quante volte hai cambiato struttura?

Nessuna 53,3%

almeno 2 volte 34,6%

oltre 3 volte 12,1%

Il tuo Centro di riferimento di diabetologia lavora in team? (Medico diabetologo – Infermiere Educatore – Dietista – Podologo -Psicologo)

Sì 49,5%

No 35,5%

Non so 15%

Ti sei mai avvalso di una consulenza psicologica/psichiatrica?

Sì 45,8%

No 54,2 %

C’è lo psicologo o conselour nel tuo Centro di Riferimento?

Si 34,6%

No 65,4%

Se manca credi ci vorrebbe?

Sì 86,9%

No 13,1%

Ogni quanto tempo fai la visita di controllo del diabete?

< 3 mesi 48,6%

> 6 mesi 38,3%

Una volta l’anno 13,1%

Il tempo di attesa per la chiamata alla visita quanto dura?

< 30 minuti 42,1%

> 30 minuti 25,2%

oltre un’ora 24,3%

oltre due ore 8,4%

Per recarti alla visita ti avvali di quale tipologia di permessi? (Domanda rivolta ai lavoratori dipendenti)

Permesso orario 61,5%

Ferie 15,4%

Malattia 23,1%

Qual è il valore della tua ultima emoglobina glicata effettuata?

< 6 5,6%

tra 6,1 e 6,5 15%

tra 6,6 e 7 16,8%

tra 7,1 e 7,5 24,3%

tra 7,6 e 8 15%

tra 8,1 e 9 10,3 %

tra 9,1 e 10 9,3 %

oltre 10 3,7%

In una scala da 1 a 8 quanto ti ritieni soddisfatto dell’andamento del tuo diabete? (1= per niente, 8= moltissimo)

1 11,2%

2 6,5%

3 10,3%

4 16,8%

5 17,8%

6 23,4%

7 12,1

8 1,9

In una scala da 1 a 8 quanto ti ritieni soddisfatto della struttura sanitaria che segue il tuo diabete? (1= per niente, 8= moltissimo)

1 3,7%

2 4,7%

3 19,6%

4 13,1%

5 13,1%

6 17,8%

7 17,8%

8 10,3%

Con quale frequenza fai gli esami di laboratorio (glicata, microalbuminuria, ecc)?

Ogni 3 mesi 56,1%

Ogni 6 sei mesi 34,6%

Una volta l’anno 9,3%

Fai la visita oculistica (esame fondo dell’occhio) almeno una volta l’anno?

Si 82,2%

No 17,8%

Fai almeno una volta l’anno l’elettrocardiogramma con visita cardiologica?

Si 63,6%

No 36,4%

Ti viene controllata la pressione arteriosa e il peso?

Si 90,7%

No 9,3%

Hai partecipato almeno una volta a un corso completo per la gestione del diabete?

Si 29%

No 71%

Sai cos’è la conta dei carboidrati?

Si 66,4%

No 7,5%

Ne ho sentito parlare 26,2

Se hai risposto sì alla precedente domanda, hai partecipato a un corso sulla conta dei carboidrati?

Si 38,6%

No 61,4%

Segui una dieta personalizzata rilasciata dai dietisti del tuo Centro di riferimento di diabetologia?

Sì 16,8%

No 33,6%

Mi arrangio in proprio 49,5%

Ti viene fornito regolarmente il materia per il controllo della glicemia a casa (glucometro, strisce ecc.)?

Sì 88,8%

No 11,2%

Se hai risposto sì alla precedente domanda ti è sufficiente la quantità di materiale fornito?

Si 64,6%

No 35,4%

Ti controlli regolarmente la glicemia a casa?

Si 86,9%

No 13,1%

Quante volte la controlli?

prima dei pasti e di andare a dormire 27,1%

prima e dopo i pasti 6.5%

senza un ordine preciso 25,2%

Sempre: prima e dopo i pasti, di dormire e dopo una ipo 41,1%

Per il controllo della glicemia che strumento usi?

Glucometro 62,6%

Sensore CGM 6,5%

Glucometro + Sensore 30,8%

Memorizzi e scarichi i dati del diabete (glicemia, insulina, carboidrati) per le valutazioni personali e mediche?

sì su carta 28%

sì su PC 34,6%

si su app Smartphone 10,3%

no 27,1%

Il diabete quanto ti impegna nella giornata per valutare il da farsi circa glicemia, insulina, terapia, dieta, attività fisica o altro?

– 2 ore 47,7%

+ 2 ore 27,1%

Non so 25,2%

Il tuo ciclo di riposo sonno/veglia è?

Regolare 31,8%

faccio fatica a dormire 17,8%

dormo molto 12,1%

ho il sonno interrotto 33,6%

soffro di insonnia 4,7%

Hai un lavoro strutturato per turni?

Si 25,2%

No 74,8%

Hai mai avuto problemi sul posto di lavoro a causa del diabete

Si 21,5%

No 78,5%

Ti hanno mai fatto storie per l’assunzione nel posto di lavoro in quanto diabetico?

Si 15%

No 85%

Per il diabete ha

Invalidità civile 26,2%

Invalidità civile + 104 9,3%

Nessuna delle due 64,5%

Per gli spostamenti che mezzi usi?

Auto 61,7%

Moto 2,8%

Bicicletta 4,7%

mezzi trasporto pubblici 19,6%

a piedi 11,2%

Hai difficoltà per il rinnovo della patente a causa del diabete?

Si 19,6%

No 80,4%

Ogni quanto lo fai il rinnovo?

< 5 anni 34,5%

5 anni 34,5%

> 5 anni 31%

Hai complicanze dovute al diabete?

Retinopatia 22,4%

Nefropatia 8,4%

Gastroparesi 3,7%

Piede Diabetico 10,3%

Cardiopatia 6,5%

Ipertensione arteriosa 24,3%

Ipercolesterolemia 19,6%

Lipodistrofia 9,3%

Disfunzioni sessuali 14%

Osteoporosi 6,5%

Gengivite 15%

No 45,8%

Hai altre patologie autoimmuni?

Artrite reumatoide 7,5%

Tiroidite di Hashimoto 20,6%

Celiachia 3,7%

No 71%

Pratichi esercizio fisico o attività sportiva?

Si 62,6%

No 37,4%

Sei hai risposto sì alla precedente domanda, con quale frequenza la pratichi?

Occasionale 17,4%

ogni tanto 24,8%

a livello amatoriale 55,1%

a livello agonistico 2,9%

Segui i social network diabetici (facebook, blog o simili)

Sì 91,6%

No 8,4%

Sei hai risposto sì alla precedente domanda trai giovamento nella tua vita con il diabete dai social network?

Sì 63,7%

No 3,9%

resto perplesso 13,7%

non so 18,6%

Partecipi alla vita della locale associazione di diabetici, o comunque ne fai parte?

Sì 23,4%

No 76,6%

Ti tieni informato per quanto riguarda le novità relative alla terapia, ricerca e tecnologia legata al diabete?

Sì 91,6%

No 8,4%

Hai mai partecipato a test scientifici per trial terapeutici (farmaci, tecnologie innovative nel trattamento del diabete)?

Si 14%

No 86%

In conclusione: con il diabete ci vivi bene?

Sì 29,9%

No 35,5%

rinvio la risposta 26,2%

non so 8,4%

 





 

 



È importante come si comunica e il linguaggio che si usa per l’educazione e cura del diabete

educazione

Gli operatori sanitari tutti dovrebbero impiegare una lingua neutra e non-giudiziosa che mette il paziente con diabete prima della malattia per rimuovere l’etichettatura pervasiva e negativa e, potenzialmente, aumentare i risultati, secondo una dichiarazione di consenso rilasciata dall’American Diabetes Association e American Association of Diabetes Educators.

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“Mentre esistono informazioni su come interagire in modo più efficace con le persone che vivono con il diabete, c’è molto poca discussione circa la lingua che usiamo in questi incontri”, Jane K. Dickinson, PhD, RN, CDE, direttore del programma Diabetes Education and Management at Teachers College, la Columbia University e colleghi hanno scritto. “La gente sperimenta sia il diabete che la lingua del diabete nel contesto. La lingua è il veicolo principale per la condivisione di conoscenze e comprensione. Le parole sono immediatamente sagomate in significati quando la gente le ascolta o le legge, e quei significati possono influire sul modo in cui una persona lo vedono.

Nel preparare la dichiarazione di consenso, l’ADA e l’AADE hanno convocato una task force per discutere la lingua nella cura ed educazione, formazione del diabete, rivedendo la letteratura relativa al linguaggio utilizzato nella prescrizione delle cure e formulando raccomandazioni volte a migliorare il processo di comunicazione.

I membri della task force hanno definito e adottato quattro principi guida per la comunicazione con le persone che vivono con il diabete:

Il diabete è una malattia complessa e impegnativa che coinvolge molti fattori e variabili.

Lo stigma che è stato storicamente associato a una diagnosi di diabete può contribuire allo stress e ai sentimenti di vergogna e di giudizio.

Ogni membro del team di diabetologia può aiutare le persone con diabete in modo più efficace attraverso un approccio rispettoso, inclusivo e personalizzato.

Il linguaggio abilitante per la persona, basato su punti di forza, può migliorare la comunicazione e migliorare la motivazione, la salute e il benessere delle persone affette da diabete.

Utilizzando tali principi come linea guida, i ricercatori hanno raccomandato gli operatori sanitari all’utilizzino di un linguaggio “neutro, non giudizioso e basato sui fatti, sulle azioni o sulla fisiologia / sulla biologia”. L’uso della parola “controllo” ad esempio in relazione ai livelli di glucosio nel sangue (come “controllo insufficiente del diabete “) può suscitare sentimenti di vergogna o di fallimento in un paziente che lottare per gestire la propria malattia. I ricercatori hanno raccomandato un termine alternativo in  sostituzione come la parola “gestire”, o le affermazioni fattuali come, “Sta controllando livelli di glucosio nel sangue diverse volte alla settimana”.

I ricercatori hanno inoltre raccomandato gli operatori affinché utilizzino un linguaggio privo di stigma – usando la parola “non conforme” come un esempio – e impiegando una lingua che si concentrerà sui punti di forza e sui fatti di un paziente, impiegando parole come “impegno”, “partecipazione” e “prendere i farmaci”.

Inoltre, i ricercatori hanno suggerito che i fornitori utilizzino un linguaggio basato su punti di forza, rispettosi, inclusivi e  che “implichino la speranza”, concentrandosi su ciò che è sbagliato piuttosto che su ciò che manca o anormale e per utilizzare un linguaggio che promuova la collaborazione tra pazienti e gli operatori.

“Il senso di identità della gente può essere interrotto quando hanno una malattia come il diabete”, affermano i ricercatori. “L’esperienza del diabete può influenzare la comunicazione interpersonale, ad esempio, qualcuno potrebbe dire:” sono un cattivo diabetico, perché non mangio come dovrei “. Questo “dialogo con il sé” è influenzato dalle parole utilizzate dagli operatori sanitari, che sono considerati esperti e potenti “.

I ricercatori hanno anche notato che c’è una scarsa ricerca che affronti direttamente le domande sul linguaggio nel settore della cura e dell’educazione al diabete. Alcune importanti questioni, tra cui il rapporto tra lingua e stigma nel diabete, meritano un ulteriore studio.

“Il paradigma della cura e dell’educazione al diabete sta passando oltre un approccio che considera il prestatore di assistenza sanitaria come esperto che dice alle persone affette da diabete cosa fare”, hanno scritto i ricercatori. “Ci si sta muovendo verso un approccio in cui le persone con diabete sono i membri centrali delle squadre di cura, esperti sulle loro esperienze e integrati nella gestione della loro malattia. I professionisti del diabete stanno lavorando verso una cura personalizzata basata su interazioni rispettose, inclusive e potenti.”



Bocconcini di pollo con broccoletti

Bocconcini di pollo con broccoletti
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Tipo ricetta: Carni e Uova
Tipo cucina: Italiana
Autore:
Tempo preparazione:
Tempo cottura:
Tempo totale:
Porzione: 4
Ecco un secondo di pollo molto genuino che potete cucinare per far apprezzare i broccoli anche al vostro bambino senza troppi problemi!
Ingredienti
  • •800 g di petto di pollo
  • •500 g di broccoli
  • •1 cipolla piccola
  • •½ gambo di sedano
  • •1 carota
  • •Olio extravergine d'oliva q.b.
  • •Sale q.b.
Preparazione
  1. Pulite i broccoli eliminando le foglie esterne e la parte più coriacea del gambo centrale, poi dividetelo in cimette e sciacquatele sotto l’acqua corrente fredda.
  2. Versate i broccoli in una pentola con dell’acqua fredda e fateli cuocere per circa 15-20 minuti da quando comincerà a bollire. Quando saranno morbidi, scolateli e teneteli da parte.
  3. Nel frattempo in un’altra pentola piena d’acqua, mettete in cottura anche il petto di pollo intero insieme al sedano, alla carota e alla cipolla precedentemente mondati e tagliati a pezzettoni: dovrà cuocere almeno 35-40 minuti circa da quando l’acqua prenderà il bollore. Salate a metà cottura.
  4. Quando anche il pollo sarà ben cotto, scolatelo e tagliatelo a straccetti, poi serviteli accompagnati dai broccoli condendo il tutto con un filo d'olio extravergine a crudo.
  5. Il tempo di cottura dei broccoli dipende dalla grandezza e dallo spessore delle cimette: controllatele prima di scolarle.
  6. Utilizzate il brodo preparato con il pollo e le verdure per preparare gustose minestrine o risotti.
  7. Se volete ingolosire questo piatto light, potete condirlo con una glassa di aceto balsamico!
Dose per persone: 100 grammi Calorie: 215 Grassi: 10 Carboidrati: 2 Fibre: 2 Proteine: 20

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La risposta dei nervi all’esercizio nel diabete di tipo 1 peggiora nel tempo

Un nuovo studio rileva che il diabete mellito di tipo 1 fase avanzata d’età (T1DM) indebolisce il riflesso autonomo che regola la pressione sanguigna durante l’esercizio, compromettendone la circolazione, la funzione nervosa e la tolleranza all’esercizio stesso. Lo studio è pubblicato nel American Journal of Physiology-Heart.

Il T1D è una malattia autoimmune permanente del sistema endocrino in cui il corpo non produce insulina. L’insulina è un ormone necessario per trasportare glucosio in tutto il corpo. Il T1DM può anche danneggiare i nervi e il cuore. Le statistiche mostrano che circa il 70 per cento delle persone affette da diabete sviluppa un certo grado di danni ai nervi (neuropatia) e il 17 per cento delle persone affette da T1DM soffre di malattie cardiovascolari nei primi 10 anni dalla diagnosi. La combinazione di neuropatia e fattori di rischio cardiovascolare aumenta notevolmente la comorbidità in questa fascia di popolazione.

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Un team di ricercatori dell’Università del Texas ad Austin ha studiato il riflesso pressorio in tre gruppi di ratti nelle fasi iniziali, medie e tardive di un modello animale di T1DM. Quando i muscoli si contraggono, il riflesso pressorio nell’esercizio è responsabile di aumentare la quantità di sangue espulsa dal cuore e causa la costrizione nei piccoli vasi sanguigni, che insieme fanno aumentare la pressione sanguigna. Questa risposta aiuta “il sistema cardiovascolare ad adattare meglio la distribuzione con la domanda di ossigeno”, hanno spiegato i ricercatori.

Un aumento anormale (risposta esagerata) nel riflesso pressorio dell’esercizio potrebbe essere particolarmente pericoloso per le persone con T1DM che già hanno un rischio elevato per le anomalie cardiovascolari e possono veder aumentate le probabilità di attacco cardiaco e ictus durante l’attività fisica. Questo interessa i medici che prescrivono l’esercizio fisico come modalità di trattamento.

I ricercatori hanno misurato il riflesso pressorio degli esercizi negli animali che hanno studiato. Hanno trovato la risposta della pressione sanguigna essere esagerata nei gruppi in fase iniziale e media, indicando una maggiore richiesta del cuore durante l’esercizio fisico. In questa fase della malattia, i ricercatori ritengono che i nervi iperattivi che trasmettono informazioni dalla contrazione muscolare sono responsabili di un aumento anormale della pressione sanguigna, simile a quello che avviene nella neuropatia diabetica dolente. Al contrario, nella fase tardiva della malattia, i ratti maschi, ma non le femmine, avevano un riflesso pressorio di esercizio notevolmente più debole, che è stato dimostrato da un piccolo aumento della pressione sanguigna. Ciò suggerisce che la neuropatia si era sviluppata fino al punto in cui i nervi non erano in grado di trasmettere sufficientemente le informazioni dai muscoli. Presi insieme, flusso di sangue al cuore e al cervello, potenzialmente portano ad un attacco di cuore o ictus.

“Questi nuovi risultati forniscono nuove conoscenze sugli effetti di T1DM sul controllo autonomo della circolazione durante l’esercizio nel corso del diabete e evidenziano un’altra grave implicazione che il T1DM ha sul sistema cardiovascolare”, ha scritto il team di ricerca. A causa di questi cambiamenti potenzialmente dannosi nella riflesso della risposta, le persone con T1DM vanno incoraggiate a prendere precauzioni che li portino alimitare l’ intensità dell’esercizio , hanno notato.



Come assumere più fibre nei pasti quotidiani?

Probabilmente lo sapete che è buona cosa mangiare più fibre. Ma perché questo?

La fibra si trova negli alimenti vegetali. Aggiunge volume alla nostra dieta, passa attraverso l’intestino rapidamente perché il corpo non può digerirla. Ecco perché la fibra può farci sentire pieni più velocemente e prevenire la stitichezza. Può anche aiutare a ridurre il livello di colesterolo e il rischio di malattie cardiache , obesità e diabete tipo 2.
Secondo l’Accademia di nutrizione e dietetica, le donne dovrebbero consumare 25 grammi di fibra ogni giorno e gli uomini, 38 grammi. Tuttavia solo il 5 per cento della popolazione fa proprie queste linea guida.

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Con un piccolo impegno, è possibile raggiungere questo obiettivo salutare mangiando una varietà di cibi ricchi di fibre, piuttosto che utilizzando integratori e supplementi. Tutto ciò è una buona idea perché inoltre si assumono anche gli altri nutrienti degli alimenti: vitamine, minerali e ancora altro.
Le verdure sono una delle principali fonti di fibre, alcune più che altre. Queste includono gli ortaggi verdi, le crocifere come broccoli e cavolini di Bruxelles. A seconda della vegetazione, si possono gustare crudi o cotti. Legumi come lenticchie, piselli secchi e tutti i tipi di fagioli sono altre fonti buone di fibre; molte apportano proteine, che, in parte ne fanno una alternativa alla carne.
Frutta secca e semi anche aggiungere fibra alla vostra dieta. Basta non esagerare con le quantità dato che sono molto dense di calorie.
Mettiamo anche frutta fresca e secca nella nostra lista. Mele e pere con la buccia sono buone scelte. Provate anche le prugne.
I cereali caldi come farina d’avena e cereali freddi come i fiocchi di crusca forniscono buone quantità di fibre. E, naturalmente, non dimenticate pane e pasta di grano intero, muffin di crusca, riso nero o rosso.
Tuttavia, aumentando troppo rapidamente l’ assunzione di fibre queste possono causare gas e gonfiori intestinali.
Quindi, se si sta cercando di aumentare l’apporto di fibra, gli esperti suggeriscono di iniziare ad aumentare lentamente e gradualmente l’apporto che si mangia ogni giorno.



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Diabete

Il diabete tipo 1 sul groppone da un giorno o 54 anni? Non perdere la fiducia e guarda avanti perché la vita è molto di più, e noi siamo forti!
Non sono un medico. Non sono un educatore sanitario del diabete. Non ho la laurea in medicina. Nulla in questo sito si qualifica come consulenza medica. Questa è la mia vita, il diabete – se siete interessati a fare modifiche terapeutiche o altro al vostra patologia, si prega di consultare il medico curante di base e lo specialista in diabetologia. La e-mail, i dati personali non saranno condivisi senza il vostro consenso e il vostro indirizzo email non sarà venduto a qualsiasi azienda o ente. Sei al sicuro qui a IMD. Roberto Lambertini (fondatore del blog dal 3/11/2007).

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