Estratto: A EASD 2026, BR1DGE porta lo screening precoce del diabete tipo 1 dentro il congresso. Riconoscere la malattia prima dei sintomi può cambiare il percorso di cura, ma richiede molto più di un esame: servizi, informazioni chiare e sostegno psicologico.
Per molte persone il diabete tipo 1 comincia nel ricordo di una sete che non passa, di un dimagrimento inspiegabile, di una corsa in ospedale. Poi arriva l’insulina e la vita impara un nuovo vocabolario.
Biologicamente, però, la storia può essere iniziata molto prima. È qui che lo screening sposta la domanda: possiamo riconoscere la malattia prima che si presenti con i sintomi? E, soprattutto, sappiamo accompagnare chi riceve questa notizia?
A Milano lo screening entra nel congresso
Al congresso EASD 2026, in corso a Milano dal 28 settembre al 2 ottobre, l’iniziativa BR1DGE, in collaborazione con EDENT1FI, propone attività di screening dal vivo con Ailin e materiali informativi al proprio stand A.01. La segnalazione sul sito della Commissione europea descrive un evento rivolto prevalentemente a professionisti sanitari, ricercatori e decisori: non equivale all’annuncio di una campagna pubblica aperta indistintamente a tutti. [1]
È un gesto concreto, che rende visibile una trasformazione della diabetologia. Il progetto europeo EDENT1FI punta a sottoporre a screening 200.000 bambini e adolescenti e a valutare anche conseguenze psicologiche, mediche ed economiche. È un obiettivo progettuale, non il numero di persone già esaminate. [2]
Quando il diabete c’è, ma non si sente
Lo screening precoce cerca autoanticorpi associati all’autoimmunità contro le cellule beta pancreatiche. Una glicemia normale, da sola, non esclude questa fase.
La distinzione essenziale è tra rischio e malattia già identificabile:
| Condizione | Che cosa significa |
|---|---|
| Un solo autoanticorpo confermato | Condizione di rischio, da valutare e seguire; non basta a definire lo stadio 1. |
| Stadio 1 | Almeno due autoanticorpi confermati, con glicemia ancora normale. |
| Stadio 2 | Autoanticorpi multipli e alterazioni della regolazione del glucosio, senza i sintomi tipici. |
| Stadio 3 | Iperglicemia che soddisfa i criteri diagnostici del diabete clinico, con o senza sintomi. |
La positività iniziale va confermata su un secondo campione. Il consenso internazionale del 2024 raccomanda poi monitoraggio metabolico, educazione e sostegno psicosociale. Una diagnosi precoce non si esaurisce nel referto. [3]
Conoscere il rischio non significa conoscere la data
Dire «il processo autoimmune è già iniziato» non significa poter aggiungere «il diabete clinico arriverà il prossimo giugno».
Lo studio tedesco Fr1da, pubblicato su JAMA nel maggio 2026, ha coinvolto 220.476 bambini: 590 avevano un diabete presintomatico confermato al primo screening. La frequenza stimata nella popolazione era circa lo 0,3%. La progressione cumulativa al diabete clinico a cinque anni era del 36,2%. [4]
Sono dati di uno studio osservazionale di screening e follow-up, non di un esperimento randomizzato. Gli endpoint principali erano frequenza della malattia precoce e progressione allo stadio clinico. Partecipazione volontaria e contesto bavarese limitano la generalizzabilità.
Il risultato mostra perché la comunicazione deve essere precisa: una probabilità di gruppo non è il calendario del singolo bambino. Inoltre, un test negativo non garantisce che il diabete non comparirà mai.
Il primo beneficio: arrivare prima della chetoacidosi
La chetoacidosi diabetica è un’emergenza legata a una grave carenza di insulina. Evitare che sia il primo incontro con il diabete è un obiettivo concreto dello screening.
Le linee guida ISPAD riconoscono che screening e sorveglianza offrono opportunità per ridurre la chetoacidosi all’esordio e iniziare l’educazione prima che serva l’insulina. [5]
Il beneficio dipende però dal percorso successivo: riconoscere i segnali, sapere chi chiamare, rispettare controlli calibrati sul rischio. Una provetta non sorveglia nessuno.
Occorre anche distinguere due obiettivi: ridurre il rischio di un esordio in emergenza e rallentare la progressione autoimmune. Il primo può derivare da monitoraggio e informazione; il secondo richiede interventi specifici.
Teplizumab: ritardare è diverso da guarire
Dal gennaio 2026 nell’Unione europea è autorizzato Teizeild, a base di teplizumab, per ritardare il passaggio allo stadio 3 in adulti e bambini dagli otto anni con diabete tipo 1 allo stadio 2. È una terapia che modifica il decorso della malattia, non una cura definitiva. [6]
Nel trial originario, randomizzato e controllato con placebo, 76 partecipanti erano familiari di persone con diabete tipo 1. Il tempo mediano alla diagnosi clinica fu di 48,4 mesi con teplizumab e 24,4 con placebo. L’endpoint era il tempo alla comparsa del diabete clinico, non la guarigione. [7]
L’evidenza sperimentale sostiene il ritardo della progressione, ma il campione piccolo e selezionato impone cautela nell’estenderne i risultati a tutte le persone intercettate da uno screening di popolazione.
Il trattamento prevede infusioni per 14 giorni consecutivi; tra i rischi figurano alterazioni dei globuli bianchi, eruzioni cutanee e sindrome da rilascio di citochine. Richiede selezione e gestione specialistica. L’autorizzazione europea, inoltre, non dimostra da sola disponibilità e rimborsabilità uniformi in Italia. [6]
La notizia da consegnare, la persona da accompagnare
Un genitore può sentirsi sollevato perché avrà tempo per prepararsi. Un altro può iniziare a leggere ogni bicchiere d’acqua bevuto dal figlio come un segnale d’allarme.
Le linee guida ISPAD segnalano associazioni tra risultati positivi dello screening e stress, sintomi depressivi e ansia nei genitori. Raccomandano sostegno psicologico integrato nella cura. Non tutte le famiglie reagiscono allo stesso modo, e conoscere prima non comporta inevitabilmente un danno psicologico. [5]
Qui si misura la qualità del servizio. Bisogna spiegare che cosa sappiamo, che cosa resta incerto e quali controlli sono davvero necessari. Poi lasciare spazio alla scuola, agli amici, alle vacanze. Il bambino deve poter continuare a essere un bambino, anche quando il laboratorio ha scoperto qualcosa che lui non sente.
L’Italia ha una legge: ora conta il percorso
La legge 130 del 2023 ha previsto un programma nazionale di screening pediatrico per diabete tipo 1 e celiachia. L’ISS descrive D1Ce Screen come progetto propedeutico, pensato per valutare sostenibilità, criticità organizzative e costi-benefici. Questo riferimento non basta, da solo, a certificare una copertura uniforme già operativa in ogni territorio. [8]
La sfida organizzativa è dare continuità alla diagnosi: conferma dei risultati, accesso alla diabetologia, controlli, supporto psicologico e contatti chiari per le urgenze. Le associazioni possono affiancare le famiglie, mentre la responsabilità clinica rimane ai servizi sanitari.
I costi vanno valutati sull’intero percorso. Risparmiare un ricovero in emergenza è prezioso, ma non dimostra automaticamente che qualsiasi modello di screening sia conveniente. Proprio a EASD, BR1DGE ha in programma il 30 settembre un incontro su sostenibilità e rapporto costo-efficacia. [9]
La mia lettura è questa: siamo sempre più capaci di cercare il diabete prima dei sintomi. La preparazione dei servizi deve crescere insieme alla capacità dei laboratori. Anticipare una diagnosi significa assumersi una responsabilità più lunga.
Il vero progresso sarà poter dire: «Abbiamo riconosciuto qualcosa presto. E abbiamo un percorso per affrontarlo insieme».
In sintesi
Il diabete tipo 1 può essere identificato prima dei sintomi, attraverso autoanticorpi e valutazione metabolica. Un singolo autoanticorpo non equivale allo stadio 1. Screening e follow-up possono ridurre il rischio di un esordio in chetoacidosi; teplizumab può ritardare la progressione in persone selezionate allo stadio 2. La diagnosi precoce deve includere informazione, monitoraggio e sostegno psicologico.
Fonti
- Commissione europea, screening BR1DGE a EASD 2026.
- CORDIS, progetto EDENT1FI.
- Consenso internazionale sul monitoraggio, Diabetologia, 2024.
- Winkler e colleghi, Screening Children for Early-Stage Type 1 Diabetes, JAMA, 2026.
- Linee guida ISPAD 2024, screening e stadiazione.
- EMA, Teizeild: indicazioni, autorizzazione e sicurezza.
- Herold e colleghi, trial teplizumab, NEJM, 2019.
- ISS, progetto D1Ce Screen.
- Commissione europea, sessioni BR1DGE sullo screening.
Nota sulle fonti: le pagine della Commissione descrivono iniziative congressuali, non risultati sperimentali. Il trial teplizumab dichiara sostegno NIH e di organizzazioni per la ricerca sul diabete; le dichiarazioni individuali dei ricercatori sono disponibili nell’articolo. Il titolare dell’autorizzazione di Teizeild è Sanofi.
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