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Ciao sono Maurizio

Maurizio Marzocca

Ciao sono Maurizio ho 18 anni e sono nato il 9 giugno …posso dire che la mia prima battaglia tra la vita e la morte l’ho vissuta quando ancora ero lì nella pancia di mamma, praticamente non mi alimentavo più nell’ultimo periodo. Vorrei condividere le parole che i miei genitori mi scrissero la sera del mio diciottesimo compleanno “ 18 anni fa sei venuto al mondo e già avevi vinto la tua prima battaglia, si se ci sei e perché hai fatto di tutto per esserci”. Oltre queste ne ho vinte tante altre ma quella che forse mi ha reso ciò che sono e la battaglia di cui voglio parlarvi oggi: IL DIABETE.
Sono un ragazzo testardo, dolcissimo, sensibile ma a volte troppo esuberante, ho praticato karate per 10 anni guardate un po’ gli stessi anni del diabete per chi dice che chi ha il diabete deve stare attento nel praticare sport.

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Se sono qui oggi a raccontarvi la mia storia non è di sicuro per vantarmi o altro ma semplicemente per far capire a chi si vergogna di ciò oppure a chi da poco ha scoperto di far parte di questa famiglia che per quanto il diabete sia una malattia ti fa vivere emozioni uniche e conoscere persone fantastiche.
Tutto iniziò in quel lontano ottobre 2006, c’è chi forse il mese in cui ha scoperto di avere il diabete vuole dimenticarlo… io no, lo ricordo con molto piacere. Avevo da poco iniziato la scuola elementare e quando tornavo a casa dormivo sempre e soprattutto mi lamentavo dei mal di testa continui oltre che bevevo tantissima acqua e che riniziai a urinare al letto durante la notte cosa che non facevo più dall’età di tre anni…i primi dubbi di mia madre ma ovviamente la pediatra quando esponemmo il problema disse che era impossibile e addirittura non mi prescriveva gli analisi finchè una mattina mia madre non decisi di portarmi al centro analisi e farmeli fare, sin da piccolo a differenza di mio fratello maggiore non ho mai avuto paura degli aghi. Fatti gli analisi dopo circa 5 o 6 giorni andammo a ritirare i risultati ma mamma non ebbe il tempo nemmeno di vederli presa da altri servizi, arrivati a casa mio fratello forse una delle poche persone da ringraziare prese gli analisi in mano e disse mamma cosa significa glicemia 456 da lì iniziò la paura di mia madre finché il 31 ottobre la notte di halloween si sa i bambini si divertono tanto quel giorno, la sera alle 6 prima di andare in palestra andammo a casa di mio nonno che aveva il glucometro perché diabetico ma per l’età e fatto il test avevo 521, mamma immediatamente contattò un loro amico rappresentate farmaceutico che mi disse di recarmi all’ospedale Giovanni XXIII di Bari…
Arrivati in ospedale, c’era una coda infinita al pronto soccorso ma un infermiere bravissimo capì e mi fece passare avanti… in quella stanza ebbi molta paura mi volevano fare la glicemia con l’ago delle siringhe, capito il problema mi ricoverarono al quarto piano, quella sera era di turno il dott. Torelli per quanto l’ho odiato per alcuni miei capricci ora che è in pensione capisco veramente quanto amore ci metteva nel suo lavoro. Quattro anni fa ho iniziato ad usare il microinfusore si ho una macchinetta fissa attaccata a me ma alla fine mi aiuta molto, soprattutto in giro anche se quando usavo le penne non mi sono mai vergognato di iniettarmi l’insulina in pubblico, negli ultimi anni quando sono in pizzeria con amici loro quasi fanno lite per chi deve impostare l’insulina sul micro e fidatevi è bellissimo perché ti senti accettato e non pensi di averlo alla fine lui non ci limita in niente.
Arriviamo a settembre 2013 c’era un campo regionale a Pistoia con tutti i ragazzi della Puglia diabetici dai 13 ai 18 anni si ero piccolo ero timido, non conoscevo nessuno non volevo partire finche il giorno prima di partire fui chiamato perché era libero un posto ma io una settimana dopo avevo l’esame di cintura nera e non volevo partire me spinto dai miei maestri, dai miei genitori accettai questa sfida e partii… un’emozione unica, si creano legami unici, si piange si ride ma ci si capisce fin in fondo, a settembre 2106 invece ci fu un altro campo questo però era diviso piccoli e grandi ed era solo di tre giorni a Corte del Salento io partii senza dubbi con la consapevolezza che sarebbe stato il mio ultimo campo data l’età e che ero anche uno dei più grandi e che dovevo quindi lasciare molto ad ogni ragazzo, finito il campo i dottori, le psicologhe mi chiesero di fare il discorso di fine campo io in lacrime lo feci finché non mi fu chiesto di restare e fare da tutor ai più piccoli io con un po’ di paura ma con la voglia di dare il massimo accettai questa sfida con un’ altra mia coetanea.. non mi interessava di farmi notti in piedi con i dottori di non aver una stanza l’importante era dare il massimo e questo ho fatto.
Ho concluso quel campo con la frase ricordatevi “ il diabete non è un problema è soltanto un compagno di vita e ciò che ci accomuna è più importante di ciò che ci separa”.
Al ritorno tutti i bambini i ragazzi e i loro genitori che mi dicevano grazie perché vedevano i loro figli cambiati nessuno che si vergognava del proprio compagno di vita e fidatevi io ero contento del risultato.
Voglio lasciarvi un messaggio soprattutto a chi il diabete l’ha appena scoperto non vergognatevi di dirlo in giro perché chi ne è a conoscenza se sa cosa fare può solo aiutarvi alla fine non c’è niente di male anzi “vantatevi” di averlo perché vi aiuta solo a crescere.

Diamo il benvenuto a Maurizio e lo ringraziamo per la sua testimonianza. Roberto e tutto il gruppo de Il Mio Diabete



Il metabolismo del grasso nel corpo lo protegge dagli effetti nocivi dello zucchero

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Da diversi anni i ricercatori medici, i medici e i dietisti sanno che una dieta a basso contenuto di carboidrati e con grassi abbondanti può prevenire una serie di malattie legate all’età e promuovere in tal modo un sano invecchiamento. Ma i ricercatori di tutto il mondo non sono stati in grado di spiegare perché questo capita. Si è appena ragionevolmente certi che il metabolismo energetico e i suoi intermediari chimici (metaboliti) svolgono un ruolo centrale.

Un team interdisciplinare di ricercatori dell’università di Aarhus ha trovato più che di un semplice pezzo importante del puzzle: un pezzo che suggerisce come il mosaico rappresentato dal nostro metabolismo sembra un po’ diverso da quello che la scienza ha finora creduto. Questo è anche il motivo per cui l’articolo del gruppo di ricerca ha ottenuto la copertina della rivista Cell Chemical Biology.
A livello generale, i ricercatori hanno scoperto che il metabolismo dei grassi nelle cellule si svolge simultaneamente con una disintossicazione delle sostanze nocive dello zucchero nel sangue, che può evitare i danni che possono a loro volta portare a malattie legate all’età come il diabete tipo 2, Il morbo di Alzheimer e il cancro. Ciò indica che abbiamo un sistema di disintossicazione a noi sconosciuto prima.




Chimica inaspettata
La disintossicazione avviene in un processo chimico inaspettato – perché avviene senza il coinvolgimento degli enzimi sui quali la scienza ha finora concentrato la comprensione del metabolismo e della decomposizione dello zucchero.
Il processo appena scoperto coinvolge un tipo di metabolita, il chetone acetoacetato, che origina dal metabolismo grasso del corpo, cattura e inibisce un altro tipo di metabolita, metilglyoxal, che origina dal metabolismo dello zucchero nel corpo.
Il processo è importante perché il metilglyoxal è un metabolita reattivo, cioè è tossico per le cellule. Esso svolge un ruolo importante nelle malattie legate all’età. Ciò significa che i diabetici non trattati hanno aumentato concentrazioni di zuccheri e metilglyoxal nel loro sangue. Hanno anche maggiori quantità di sostanze chetoniche.
In termini chimici, ciò che accade nel processo tra i due metaboliti fa emergere un terzo metabolita, il 3-HHD, il quale non ha gli effetti nocivi del metilglyoxal. Il team di ricerca danese è il primo a trovare  il 3-HHD nel sangue da persone che non hanno avuto insulina e/o digiunato la notte prima – una condizione nota per dare chetosi.
Enorme complessità
Come suggerito sopra, lo studio aiuta a scoprire nuovi aspetti del processo metabolico negli organismi viventi.
“La ricerca precedente, in parte basata su esperimenti fatti tramite animali (topi e scimmie), dimostra che una dieta con meno zucchero e più grassi protegge da malattie come il diabete tipo 2, il morbo di Alzheimer e il cancro. Allo stesso tempo è anche noto che la metilcilossal causa malattie legate all’età. Abbiamo trovato un nuovo metabolita che evidenzia una disintossicazione chimica alternativa di metilglyoxal quando bruciamo il grasso. E’una sorprendente scoperta, in quanto i chetoni in sé possono portare al metilexilico del metabolita zucchero, dannoso. La spiegazione può essere in un delicato equilibrio tra creazione e disintossicazione. In ogni caso, ciò dimostra che i sistemi biologici sono enormemente complessi “, ha dichiarato Mogens Johannsen, professore di biologia chimica presso il Dipartimento di Medicina Forense presso l’Università di Aarhus .
Dal laboratorio agli essere umani viventi
Mogens Johannsen non dubita del valore della ricerca sul ruolo dei chetoni e dei metaboliti reattivi nell’invecchiamento biologico.
“Ora abbiamo la prova per di dire che i chetoni possono ridurre al minimo la quantità di metilglioxale nocivo negli organismi viventi e questa è una scoperta che si nota, in quanto coinvolge due delle sostanze più discusse nell’ambito dell’invecchiamento biologico e delle complicanze tardive del diabete. che interagiscono tra loro”, ha detto Mogens Johannsen.
Lo studio è rilevante per sviluppare trattamenti nelle persone che soffrono di complicazioni dopo l’esordio del diabete, in particolare nei pazienti con complicazioni tardive diabetiche come la neuropatia, che possono essere molto dolorose.
“Una prospettiva potrebbe essere quella di seguire una dieta con meno carboidrati e più grassi. Il grasso aiuta a incapsulare e distruggere gli zuccheri che causano il dolore”, ha dichiarato Mogens Johannsen. Anche se ha sottolineato che saranno necessari percorsi clinici per stabilire questo aspetto prima di raccomandare diete particolari.

Maniglie dell’amore bye bye

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I ricercatori hanno messo a punto un cerotto di pelle medicata che può trasformare i grassi bianchi che conservano l’energia in grassi bruni brucia calorie localmente i quali aumentano il metabolismo complessivo del corpo. La patch potrebbe essere utilizzata per bruciare le tasche di grassi indesiderati come “le maniglie d’amore” e trattare i disturbi metabolici quali: l’obesità e il diabete tipo 2, secondo i ricercatori presso la Columbia University Medical Center (CUMC) e l’Università della Carolina del Nord.

I risultati, dagli esperimenti nei topi, sono stati pubblicati oggi online in ACS Nano .

Gli esseri umani hanno due tipi di grasso. Il grasso bianco conserva l’energia in eccesso nelle grandi gocce di trigliceridi. Il grasso bruno ha piccole gocce e un elevato numero di mitocondri che bruciano grassi per produrre calore. I neonati hanno una relativa abbondanza di grasso bruno, che li protegge dall’esposizione a temperature fredde. Ma dall’età adulta, la maggior parte dei grassi bruni viene persa.

Da anni i ricercatori stanno cercando cercato delle terapie che trasformino il grasso bianco dell’adulto in grasso bruno – un processo chiamato brunimento – che può succedere naturalmente quando il corpo è esposto a temperature fredde – come trattamento per l’obesità e il diabete.

“Ci sono diversi farmaci disponibili a livello clinico che promuovono il brunimento, ma tutti devono essere somministrati come pillole o iniezioni”, ha detto il dottorando Li Qiang, co-responsabile dello studio, assistente di patologia e biologia cellulare presso il CUMC. “Questo espone tutto il corpo ai farmaci, che possono portare ad effetti collaterali come lo scombussolamento dello stomaco, guadagno di peso e le fratture dell’osso. La nostra patch di pelle sembra alleviare queste complicazioni consegnando la maggior parte dei farmaci direttamente nel tessuto grasso”.

Per applicare il trattamento, i farmaci sono prima racchiusi in nanoparticelle, ciascuna di circa 250 nanometri (nm) di diametro – troppo piccoli per essere visto da occhio nudo. (In confronto, un pelo umano è largo circa 100.000 nm.) Le nanoparticelle vengono quindi caricate in una zona di centimetro quadrato di pelle contenente dozzine di aghi microscopici. Quando applicati alla pelle, gli aghi penetrano senza sforzo la pelle e rilasciano gradualmente il farmaco dalle nanoparticelle nel tessuto sottostante.

“Le nanoparticelle sono state progettate per contenere efficacemente il farmaco e poi dissolversi gradualmente, rilasciandol nei tessuti vicini in modo sostenibile anziché diffondere velocemente il farmaco in tutto il corpo”, ha dichiarato il coordinatore dello studio Zhen Gu, PhD, professore associato di ingegneria biomedica congiunta presso l’Università del North Carolina a Chapel Hill e North Carolina State University.

Il nuovo approccio terapeutico è stato testato in topi obesi caricando le nanoparticelle con uno dei due composti noti per promuovere la brunitura: il rosiglitazone (Avandia) o il recettore beta-adrenergico recettore (CL 316243) che funziona bene nei topi ma non negli esseri umani. Ogni topo ha ricevuto somministrate due patch – una caricato con nanoparticelle contenenti il farmaco e un altro senza – che sono state disposti su entrambi i lati dell’addome inferiore. Le patch sono state applicate ogni tre giorni per un totale di quattro settimane. Ai topi di controllo sono state date due patch vuote.

I topi trattati con uno dei due farmaci avevano una riduzione del 20% del grasso sul lato trattato rispetto al lato non trattato. Hanno anche avuto significativamente più bassi livelli di glucosio a digiuno rispetto ai topi non trattati.

I test in normale topi magri hanno rivelato che il trattamento con uno dei due farmaci ha aumentato il consumo di ossigeno degli animali (una misura dell’attività metabolica complessiva) di circa il 20% rispetto ai controlli non trattati.

Le analisi genetiche hanno rivelato che il lato trattato conteneva più geni associati a grasso bruno che sul lato non trattato, suggerendo come i cambiamenti metabolici osservati e la riduzione del grasso erano dovuti ad un aumento del brunimento nei topi trattati.

“Molte persone saranno senza dubbio eccitate dall’imparare che possiamo offrire un’alternativa non invasiva alla liposuzione per ridurre le maniglie d’amore”, afferma il dottor Qiang. “Quel che è molto più importante è che la nostra patch può fornire un mezzo sicuro ed efficace per curare l’obesità e le relative patologie metaboliche come il diabete tipo 2”.

La patch non è stata testata negli esseri umani. I ricercatori stanno attualmente studiando quali farmaci o combinazioni di farmaci funzionano meglio per promuovere la brunitura localizzata e aumentare il metabolismo complessivo.



Un maggior consumo di sale legato al rischio di diabete

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Con livelli elevati di consumo di sale si può aumentare il rischio di sviluppare il diabete negli adulti, dicono i ricercatori.

Il nuovo studio ha incluso i dati da poche migliaia di persone in Svezia. I risultati hanno mostrato che l’assunzione di sale è associata con un aumento medio del 65 per cento del rischio di sviluppare il diabete di tipo 2 per ogni 2,5 grammi di sale (leggermente meno di mezzo cucchiaio) consumato al giorno.

Le persone con l’assunzione più elevata di sale (circa 1,25 cucchiaini di sale o superiori) hanno il 72 per cento in più probabilità di sviluppare il diabete di tipo 2 rispetto a quelli che ne assumono meno, rilevano gli investigatori.

Lo studio, condotto da Bahareh Rasouli dal Dipartimento di Medicina Ambientale presso l’Istituto Karolinska di Stoccolma, e presentato giovedì alla riunione annuale dell’Associazione Europea per lo Studio del Diabete (EASD) a Lisbona, in Portogallo.

Lo studio attuale non ha esaminato come il sale potrebbe aumentare il rischio di diabete. Ma i ricercatori hanno suggerito che l’assunzione di sale potrebbe spingere la resistenza all’insulina, una condizione che può portare al diabete di tipo 2. Oppure, potrebbe essere che l’assunzione di sale è correlata ad un peso più elevato.

Lo studio non può dimostrare una relazione diretta causa-effetto, solo un’associazione.

L’elevato consumo di sale è stato anche associato ad un rischio significativamente maggiore di diabete autoimmune latente negli adulti (LADA), una forma di diabete di tipo 1 che si sviluppa molto lentamente e appare in età adulta.

I risultati dello studio possono rivelarsi importanti negli sforzi per prevenire il diabete negli adulti, hanno detto i ricercatori in un comunicato stampa diramato all’EASD.

I risultati presentati nelle riunioni vengono generalmente considerati preliminari finché non sono stati pubblicati in un diario rivisto.



La situazione è meno gravida con il monitoraggio continuo della glicemia

Il monitoraggio continuo del glucosio in donne in gravidanza con diabete di tipo 1 (CONCEPTT): uno studio multicentrico internazionale controllato randomizzato ne evidenzia l’importanza positiva

Le donne in gravidanza con diabete di tipo 1 sono una popolazione ad alto rischio per le quali si raccomanda di applicare il controllo ottimale del glucosio, ma i risultati neonatali attribuiti all’iperglicemia materna rimangono non ottimali. L’obiettivo della ricerca è volto a esaminare l’efficacia del monitoraggio continuo del glucosio (CGM) sul controllo materno del glucosio e sui risultati di salute e neonatali.

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In questo studio multicentrico, aperto e randomizzato, sono state reclutato donne di età compresa tra i 18 ei 40 anni con diabete di tipo 1 da almeno un anno che hanno ricevuto una terapia intensiva di insulina. I partecipanti erano incinte (?13 settimane e gestazione di 6 giorni) o pianificato la gravidanza da 31 ospedali in Canada, Inghilterra, Scozia, Spagna, Italia, Irlanda e Stati Uniti.  Sono state eseguite due prove in parallelo per le partecipanti in gravidanza e coloro che avevano in programma la gravidanza. In entrambi i trial, i partecipanti sono stati assegnati in modo casuale a CGM oltre al monitoraggio capillare del glucosio o al controllo del glucosio capillare da solo. La randomizzazione è stata stratificata mediante la somministrazione di insulina (pompa o iniezioni) ed emoglobina glicata basale (HbA 1c ). L’esito primario è stato il cambiamento nell’HbA1c dalla randomizzazione a 34 settimane di gravidanza in donne in gestazione e a 24 settimane o concepimento in donne che prevedevano la gravidanza, ed è stato valutato in tutti i partecipanti randomizzati con valutazioni baseline. I risultati secondari includevano esiti ostetrici e neonatali, valutati con tutti i dati disponibili senza imputazione. Questo trial è registrato con ClinicalTrials.gov  numero NCT01788527 .

L’uso di CGM durante la gravidanza nei pazienti affetti da diabete di tipo 1 è associato a risultati neonatali migliorati, che possono essere attribuiti a ridotta esposizione all’iperglicemia materna. Il CGM dovrebbe essere offerto a tutte le donne in gravidanza con diabete di tipo 1 in terapia intensiva di insulina. Questo studio è il primo a indicare il potenziale miglioramento degli esiti per la salute non glicemici derivanti dall’uso di CGM.

Ricerca internazionale pubblicata su Lancet del 15 settembre 2017



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