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Di là da venire

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Un nuovo cerotto di carta auto-alimentato potrebbe aiutare i diabetici a misurare la glicemia durante l’esercizio fisico

Un nuovo sensore su cerotto (vedi immagine rappresentativa) costruito su carta e sviluppato dai ricercatori dell’Università dello Stato di New York in Binghamton potrebbe consentire ai diabetici di misurare efficacemente i livelli di glucosio durante l’esercizio fisico.

I metodi più diffusi oggi per l’auto-controllo del glucosio vengono effettuati mediante il prelievo di un campione di sangue dal dito. Le misurazioni convenzionali, tuttavia, non sono idonee per prevenire l’ipoglicemia durante l’esercizio, ha detto il professore Seokheun Choi della Binghamton University.

“Questo perché: 1) il processo sottostante si basa sul campionamento di sangue invasivo e scomodo, causando la possibilità di contaminazione del campione e irritazione cutanea con sudore contenente vari elettroliti e proteine; 2) il metodo richiede ai pazienti di portare molti accessori durante l’attività fisica, incluse le lancette, i tamponi di alcol e un glucometro relativamente grande 3) la tecnologia richiede una sofisticata tecnica di rilevamento elettrochimico e una sufficiente energia elettrica tale renderla difficile la completa integrazione da renderla compatta e portatile “, afferma Choi.

Choi e gli altri ricercatori hanno sviluppato e dimostrato che una patch autoalimentata, indossabile e usa e getta permetterebbe il monitoraggio non invasivo del glucosio dal sudore umano. Questo biosensore monouso integra una cella a combustibile enzimatica a base di glucosio/ossigeno in carta verticalmente impilata in un cerotto adesiva standard tipo Band-Aid.

“Il dispositivo si attacca direttamente alla pelle, il sudore di deposita in una sorta di serbatoio dove l’energia chimica viene convertita in energia elettrica e controlla il glucosio senza forza esterna e sofisticati strumenti di lettura”, dice Choi.

La sensazione che il glucosio venga rilevato dalla sudorazione è attraente per la gestione dell’ipoglicemia indotta dall’esercizio fisico perché la misurazione viene effettuata durante o subito dopo l’esercizio quando c’è abbastanza sudore per ottenere un campione adeguato, ha detto Choi. Questa possibilità eliminerebbe le carenze dei sensori convenzionali senza invasività tramite il sudore.

“Ritengo che la piattaforma di rilevamento sia una notevole promessa per una gestione efficiente del diabete e un sistema completamente integrato con una semplice lettura potrebbe essere realizzato nella direzione di un monitoraggio continuo non invasivo del glucosio”, hanno scritto i ricercatori.

Lo studio è disponibile online pubblicato sulla rivista in inglese Micromachines  31 August 2017



Diabete: visita tecnologica

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C’è del nuovo in Danimarca

Anche se parlo di Bologna la Danimarca va sempre citata poiché sede legale e produttiva della grande multinazionale farmaceutica produttrice di Insulina: la Novo Nordisk e comunque c’è del nuovo pure qui, a cominciare da uno dei momenti classici per la vita di un diabetico di tipo 1: la visita di controllo.

Sembra passato un secolo ma in realtà fino a poco meno di un anno fa la visita aveva un suo rituale fisso che per la memoria del lettore vado brevemente a ripercorrere: accettazione cartacea con la solita fila allo sportello, poi consegna del campione urine delle 24 ore e prelievo del sangue dal dito (a digiuno oppure no secondo il tipo di diabete) e quindi l’attesa per essere chiamato, la quale poteva essere da un minimo di due fino anche a un massimo di sei ore. Potevi scegliere il medico diabetologo dal quale essere visitato ma succedeva sempre che i “migliori” venivano subito scelti e a te toccava quel che restava.

Oggi la strada è cambiata profondamente: l’accettazione viene fatta in automatico con la ricetta elettronica dotata di codice a barre identificato dall’apposito lettore, e ti viene rilasciato un numero di chiamata, poi l’infermiere ti chiama per misurarti peso e pressione del sangue e informarsi sul tuo stato di salute in generale, quindi aspetti la visita vera e propria il cui tempo di attesa si è sensibilmente ridotto rispetto a prima e con percorsi diversificati e specifici. Ad esempio il percorso donna in gravidanza, come quello dei diabetici che fanno uso di microinfusore e sensore glicemico.

E la cosa l’ho potuta sperimentare ieri.

Per la prima volta ho effettuato la visita di controllo per il diabete presso il nuovo ufficio dispositivi tecnologici per la gestione terapeutica del diabete (microinfusori d’insulina e sensori) che mi ha fissato l’appuntamento al pomeriggio anziché di mattina, comodità non indifferente per chi lavora.

Esaurita la descrizione burocratica entro nel merito della visita

Prima di tutto l’HbA1C, la precedente era 44 mentre l’ultima portata alla visita è uguale a 42! La migliore di sempre. E con questo valore potrei già chiudere qui il pezzo, invece vado a completare la resocontazione. I dati scaricati dal microinfusore e sensore costituiscono il diario glicemico e sostituiscono quello cartaceo, formando un bel file formato pdf fatto di dati, grafici e sintesi da leggere e interpretare per rettificare laddove richiesta lo schema di erogazione del bolo basale e prandiale dell’insulina, il rapporto coi carboidrati e molto altro ancora. Se lo stampo viene fuori praticamente un libro.

E la visita si è concentrata sulla disamina e discussione su questi dati.

Conclusione: l’assetto terapeutico viene confermato, anche alla luce dell’ottimale riscontro dato dall’Hba1c e conseguente compenso glicemico ottenuto in specie con il passaggio al microinfusore 640G della Medtronic.

Prossima visita a gennaio 2018.



Oltre ogni aspettativa…

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Sono qui che continuo a fissare i risultati dei analisi. 6.5. Faccio fatica a credere che sia mia. Eh già. Glicata a 6.5. Un sogno per un diabetico. Come se non fossi diabetica. E non la sento neanche mia. Cioè: 3 mesi fa ero a 7.8. Alle spalle 3 mesi di cavolo. Di quelli che non sai neanche come fai ad alzarti al mattino. Di quelli che tu crolli dentro e nessuno se ne rende conto. Di quelli che il diabete è l’ultimo dei tuoi pensieri. Non è che con questo voglio dire che non mi sono curata. Semplicemente non ci sono stata dietro. Ho una iper, ok faccio l’insulina. Ho una ipo, ok prendo lo zucchero. Però finiva li. La testa era altrove. Così che a capire ciao, neanche ci pensavo. E così, basandomi su certi valori, pensavo che la situazione sarebbe peggiorata. Sicuramente anche per un 7.5 avrei fatto festa. Ma 6.5? Beh, supera ogni aspettativa. E mi ha fatto pensare. Mi ha fatto tornare indietro negli anni. A pensare come cambiano le cose. Le priorità. Ma soprattutto io. A volte può servire una vita. A volta un’attimo. Ma il risultato è sempre quello. Sono cambiata. Volendo non volendo. Ed è stato un po così anche la gestione del diabete. All’inizio essendo una bambina era tutto nelle mani dei miei genitori. Che con le poche informazioni che avevano hanno fatto quello che pensavano che era giusto, anche se a volte non si vedevano i risultati. Poi piano piano sono cresciuta e in un certo senso ho cominciato a voler avere il controllo della mia vita, del diabete. A voler capire. Anche se poi non era così veramente. Perché poi il diabete era trasformato in una ossessione. Tutto girava intorno a lui. E per un sacco di tempo neanche mi rendevo conto. E più ci stavo dietro e peggio andavano le cose. E non capivo. Troppe domande senza risposta. Troppe incognite. Ricordo ancora la prima volta dalla psicologa. E la sua frase: come te non c’è nessuno. E questo perché stavo rovinando la mia vita in un modo che pure a lei faceva senso. E le sue parole: “Per te il diabete è tutto. Il tuo ragazzo, fidanzato, compagno, marito, figlio, amico, tutto. E neanche ti rendi conto. Più li corri dietro e più ti allontani dal stare bene. Come se ti tirasse in un vortice di non so cosa.” E niente. Piano piano ho cominciato a lavorare su me stessa. Su quello che ero, che volevo diventare. E piano piano cambi. Il diabete c’è. Ma ci sono anche cose più importanti che meritano di più la mia attenzione. E tra alti e bassi vado avanti. Il diabete c’è, non la puoi ignorare. Neanche a comportarti come se non ci fosse. Però vivi lo stesso. Indipendentemente tutto. Indipendentemente il diabete. Perché è vero che fa parte della mia vita, ma non è la mia vita…



Con il controllo a circuito chiuso ne beneficia il T1DM negli sport invernali prolungati

Per gli adolescenti con diabete di tipo 1 (T1D), un sistema di controllo a ciclo chiuso (CLC) è associato ad un controllo glicemico migliorato e una riduzione dell’esposizione all’ipoglicemia durante l’esercizio prolungato, le temperature fredde e l’altitudine, secondo uno studio pubblicato online il 30 agosto in Diabetes Care.

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Marc D. Breton, Ph.D., dall’università di Virginia a Charlottesville, e colleghi hanno condotto uno studio randomizzato che ha coinvolto 32 adolescenti con T1D i quali hanno partecipato a un campo sci di cinque giorni in due siti. I partecipanti sono stati randomizzati al sistema con pancreas artificiale dell’Università di Virginia-CLC o con microinfusore controllati a distanza.
I ricercatori hanno scoperto che il tempo percentuale in gamma è stato migliorato utilizzando il CLC rispetto al monitor open-loop controllato dal medico (71,3 contro 64,7 per cento; +6,6 per cento; intervallo di confidenza 95 per cento, da 1 a 12; P = 0,005); notte. Nel complesso, è stato migliorata l’esposizione ad ipoglicemia e trattamenti di carboidrati (P ??= 0,001 e 0,007 rispettivamente), con effetti sul livello di attività sciistica intensa durante il giorno (P = 0,0001 e 0,006 rispettivamente). Il livello di attività sci/snowboard è rimast equilibrato tra i gruppi, con un forte effetto sul sito. Non sono stati osservati effetti negativi in ??associazione con CLC; i feedback dei partecipanti sono stati in gran parte positivi.
“Il CLC negli adolescenti con T1D,ha  migliorato il controllo glicemico e ridotto l’esposizione all’ipoglicemia durante le attività prolungate di sport invernali intensi, nonostante le sfide aggiunte da freddo e altitudine”, scrivono gli autori.
Alcuni autori hanno rivelato legami finanziari con l’industria farmaceutica.



Stai proprio bene

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Benessere: una parola mille sfaccettature. La ricerca del benessere, oggi identificato anche con il termine inglese di wellness, ha portato allo sviluppo di un settore commerciale-turistico che mira a far raggiungere ai propri clienti uno stato di completo relax con diversi trattamenti, da quelli tradizionali (ad esempio sauna, massaggi, yoga) a quelli legati alla medicina alternativa o a pratiche genericamente di estrazione New Age.

A differenza della medicina tradizionale, che persegue principalmente il benessere fisico del corpo, queste tecniche, ad oggi ritenute prive di fondamento scientifico (poiché non ancora verificate e studiate a sufficienza), mirano ad ottenere effetti migliorativi anche sugli altri aspetti dell’essere umano, in una visione più olistica.

Nella società moderna, si tende spesso a sottovalutare la differenza tra benessere e soddisfazione. Il primo fornisce un piacere, seppur momentaneo e non duraturo. Al contrario, una gratificazione personale, anche se non va raggiunta necessariamente attraverso piaceri immediati, porta ad un risultato appagante nel tempo.

Condizione del benessere è oggi rappresentata dal concetto di qualità di vita, il quale è strettamente correlato ai termini “vivibile” e “vivibilità”, riferiti all’ambiente economico-sociale più o meno desiderabile di una cittadina, di una metropoli o di un Paese e ricadenti sul singolo. Questi termini sono ormai entrati a far parte del linguaggio comune.

Fino a non molto tempo c’era una separazione rigida tra concetto di benessere e il suo opposto malessere: naturalmente colui coloro che erano colpiti da malattia fisica/mentale o entrambe restavano incorniciate all’interno del malessere senza sconfinamenti nell’altro.

Il nostro presente è bene diverso e fissato in una logica variabile del vivere con la patologia: momenti di benessere si alternano a frangenti di malessere.

E lo si trova, riconosce bene nella rappresentazione scenica della buona vanità espressa con ampiezza di particolari, video e immagini ferme, in tutti i campi della vita umana tra i quali il diabete giovanile, alias diabete tipo 1.

Viene da dire che del diabete non se ne fa una malattia ma bensì una variabile ormonale che ogni tanto impazzisce? Sarebbe bello se fosse così.

Ma le cose stanno diversamente e senza parlare per massimi sistemi basta stare non su Instagram ma essere presenti la mattina di un giorno o più, in un centro di diabetologia per farsi una idea reale di come vanno veramente le cose, e fare una scoperta clamorosa per il genere umano: non tutti i diabetici sono dei novelli modelli/modelle da copertina e “sanissimi”.



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Diabete

Il diabete tipo 1 sul groppone da un giorno o 54 anni? Non perdere la fiducia e guarda avanti perché la vita è molto di più, e noi siamo forti!
Non sono un medico. Non sono un educatore sanitario del diabete. Non ho la laurea in medicina. Nulla in questo sito si qualifica come consulenza medica. Questa è la mia vita, il diabete – se siete interessati a fare modifiche terapeutiche o altro al vostra patologia, si prega di consultare il medico curante di base e lo specialista in diabetologia. La e-mail, i dati personali non saranno condivisi senza il vostro consenso e il vostro indirizzo email non sarà venduto a qualsiasi azienda o ente. Sei al sicuro qui a IMD. Roberto Lambertini (fondatore del blog dal 3/11/2007).

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