Estratto: Alla vigilia del congresso EASD di Milano, il lavoro del professor Paolo Fiorina offre una domanda cruciale: si può proteggere l’insulina che il pancreas produce ancora, intervenendo sulle cellule immunitarie? Immunostem entra nella sperimentazione clinica, ma sicurezza ed efficacia devono ancora essere dimostrate.
Aggiornato al 25 settembre 2026. Il congresso EASD si terrà a Milano dal 28 settembre al 2 ottobre: questo articolo è un’anteprima, non il resoconto di risultati presentati al congresso.
Per cercare una cura bisogna capire chi spegne il pancreas
Per chi vive con il diabete di tipo 1, la parola «cura» arriva spesso con due valigie: speranza e cautela. Il problema biologico non è soltanto che le cellule beta del pancreas producono poca insulina. È che il sistema immunitario le aggredisce. Se si riuscisse a salvare le cellule ancora funzionanti senza esporre la persona a rischi eccessivi, si potrebbe cambiare il corso della malattia. Se invece si sostituissero le cellule perdute, bisognerebbe anche proteggere quelle nuove.
È da questa doppia sfida che nasce l’interesse per il lavoro di Paolo Fiorina, professore di Endocrinologia all’Università degli Studi di Milano e direttore dell’Endocrinologia nell’ASST Fatebenefratelli-Sacco. Il suo gruppo studia da anni le interazioni tra immunità, cellule staminali e diabete. Alla vigilia di EASD 2026, l’incontro europeo che si svolgerà a Milano dal 28 settembre al 2 ottobre, un progetto a cui ha contribuito permette di raccontare dove la ricerca è arrivata davvero: Immunostem. Non risultano, dalle fonti ufficiali qui verificate, un intervento specifico di Fiorina nel programma congressuale né risultati di Immunostem da attribuire a EASD 2026. ?genui?{“citation”:{“refs”:[“turn3view6″,”turn3view5”]}}?
Immunostem, che cosa si prova a fare
Immunostem è uno studio clinico di fase I/II, sviluppato dalla collaborazione fra l’Università di Padova, con Alessandra Biffi, e l’Università di Milano, con Paolo Fiorina. Lo sponsor è Altheia Science, spin-off dei due atenei. Il responsabile della sperimentazione clinica a Padova è Gian Paolo Fadini. Distinguere chi ha sviluppato il progetto da chi conduce il trial è utile: una ricerca di questa complessità non ha un solo protagonista. ?genui?{“citation”:{“ref”:”turn3view0″}}?
L’idea è prelevare dal partecipante cellule staminali ematopoietiche, quelle che danno origine alle cellule del sangue, modificarle in laboratorio affinché esprimano la molecola PD-L1, e reinfonderle. PD-L1 partecipa ai segnali che frenano alcune risposte immunitarie. L’ipotesi è che le cellule trattate contribuiscano a ridurre l’attacco autoimmune contro le cellule beta ancora presenti. Sono cellule del sistema ematopoietico: non vengono trasformate in nuove cellule beta produttrici di insulina. ?genui?{“citation”:{“refs”:[“turn3view0″,”turn5view3”]}}?
La distinzione decide anche quale domanda clinica abbia senso porre. Immunostem punta a preservare la secrezione residua nelle persone con diagnosi recente; non è una terapia di sostituzione delle isole pancreatiche e non è progettata per ricostruire, da sola, un patrimonio di cellule beta già perduto da molti anni. È una conseguenza del meccanismo proposto e dei criteri di arruolamento, non un giudizio sui possibili sviluppi futuri. ?genui?{“citation”:{“refs”:[“turn3view0″,”turn5view3”]}}?
Dai topi alle persone: il passaggio decisivo
Le basi sperimentali precedono il trial. In uno studio pubblicato su Science Translational Medicine nel 2017, il gruppo che comprendeva Moufida Ben Nasr e Fiorina ha osservato alterazioni dell’espressione di PD-L1 in cellule staminali e progenitrici ematopoietiche ottenute da persone con diabete tipo 1. La modifica di questo segnale ha prodotto risultati incoraggianti in modelli sperimentali di diabete autoimmune. Un successivo lavoro sperimentale ha studiato anche come rafforzare alcune proprietà immunoregolatrici delle cellule con un trattamento fuori dall’organismo. ?genui?{“citation”:{“refs”:[“turn2search1″,”turn2search9”]}}?
Questi studi forniscono una plausibilità biologica, non una prova di guarigione nell’essere umano. Le persone hanno una malattia molto più varia dei modelli animali; una modifica immunitaria che funziona in laboratorio può rivelarsi inefficace o avere effetti indesiderati nella pratica clinica. Ecco perché il passaggio a uno studio controllato nella sua esecuzione e sottoposto a monitoraggio della sicurezza conta più di qualsiasi titolo trionfale.
Quindici partecipanti, un obiettivo principale: la sicurezza
Secondo l’Università di Padova, lo studio prevede 15 partecipanti in un unico centro. Il registro del trial indica una sperimentazione aperta, con un solo gruppo e senza confronto randomizzato: serve anzitutto a valutare eventi avversi e sicurezza. Fra le misure secondarie figurano il C-peptide dopo un pasto-test, che informa sulla produzione residua di insulina, l’uso di insulina dall’esterno, l’HbA1c e le metriche del sensore, tra cui il tempo nell’intervallo glicemico. Il follow-up previsto per varie misure arriva a 12 e 24 mesi. ?genui?{“citation”:{“refs”:[“turn3view0″,”turn5view3”]}}?
Il protocollo riguarda persone con diabete tipo 1 diagnosticato da poco, positività ad almeno due autoanticorpi e secrezione residua di insulina documentabile. L’infusione del prodotto sperimentale deve avvenire entro 180 giorni dalla prima somministrazione di insulina. I criteri riportano 18-40 anni, con un limite di 25 anni nel centro di Padova per ragioni legate alla fattibilità della fase iniziale. Sono requisiti da leggere nel protocollo aggiornato, non un invito a candidarsi autonomamente. ?genui?{“citation”:{“ref”:”turn4view0″}}?
Che cosa non si può concludere, oggi? Che Immunostem liberi dall’insulina, prevenga le complicanze o abbia una sicurezza dimostrata nel lungo periodo. Anche se i primi partecipanti mostrassero un C-peptide favorevole, il numero ridotto, l’assenza di un gruppo di controllo e la possibile «luna di miele» dopo la diagnosi renderebbero difficile attribuire il risultato al trattamento. La sorveglianza degli eventi avversi e della persistenza delle cellule modificate è quindi parte sostanziale della risposta. Il registro identifica inoltre Altheia Science come sponsor e fonte di finanziamento: un legame da dichiarare quando si interpretano i risultati futuri. ?genui?{“citation”:{“refs”:[“turn3view3″,”turn5view3”]}}?
Preservare le cellule beta e sostituirle: due strade diverse
Nel dibattito sulla cura del diabete tipo 1 si sovrappongono spesso terapie diverse. Le immunoterapie precoci cercano di rallentare l’aggressione alle cellule beta ancora presenti. Il trapianto di pancreas o di isole pancreatiche punta invece a rimpiazzare la funzione perduta, ma presenta criteri di selezione severi e, nel caso di cellule provenienti da altri, il problema del rigetto e dell’immunosoppressione. Le isole derivate da cellule staminali provano ad ampliare la disponibilità di cellule produttrici di insulina, ma devono a loro volta superare problemi di protezione immunitaria e durata. ?genui?{“citation”:{“ref”:”turn3view4″}}?
Il consenso ADA/EASD del 2026 aiuta a tenere insieme il quadro. Riporta che alcuni trattamenti immunologici possono preservare la funzione beta nelle fasi iniziali e che teplizumab può ritardare l’esordio clinico in persone selezionate già identificate nelle fasi precedenti. Non equivale a guarire chi convive da anni con il diabete. Sul fronte del trapianto, il documento sottolinea sia i risultati ottenibili in pazienti accuratamente selezionati sia i rischi dell’immunosoppressione, da bilanciare con le possibilità offerte dalle tecnologie diabetologiche attuali. ?genui?{“citation”:{“ref”:”turn3view4″}}?
Qui sta un possibile angolo originale per seguire l’EASD: una cura dovrebbe spegnere l’autoimmunità, restituire produzione di insulina o fare entrambe le cose? La risposta potrebbe essere diversa per una persona appena diagnosticata e per chi vive con il diabete da decenni. Avere una terapia promettente per il primo gruppo non rende meno urgente cercarne una per il secondo.
Che cosa osservare dopo il congresso
Quando arriveranno dati di Immunostem, le domande saranno concrete: quanti partecipanti sono stati effettivamente trattati? Quali eventi avversi sono comparsi? Quanto C-peptide conservano a 12 e 24 mesi? Cambiano fabbisogno insulinico, HbA1c, tempo nell’intervallo e ipoglicemie gravi? Esiste un confronto credibile con l’evoluzione naturale della malattia? I risultati saranno pubblicati integralmente e valutati da revisori indipendenti?
Al 25 settembre 2026 il progetto è una sperimentazione clinica iniziale, sostenuta da una linea di ricerca preclinica pubblicata. La parola «cura» descrive l’obiettivo, non un esito già raggiunto. Nel frattempo, chi vive con il diabete tipo 1 deve continuare la terapia insulinica secondo le indicazioni del proprio team curante. La scienza procede così: una domanda ben posta, una prova alla volta, e nessuna scorciatoia tra il laboratorio e la vita delle persone.
In sintesi
- Fatto accertato: Immunostem è uno studio di fase I/II promosso da Altheia Science, nato dalla collaborazione fra i gruppi di Alessandra Biffi e Paolo Fiorina, con Gian Paolo Fadini responsabile clinico a Padova.
- Ipotesi: cellule staminali ematopoietiche del paziente, modificate per esprimere PD-L1, potrebbero limitare l’autoimmunità e conservare la secrezione residua di insulina dopo una diagnosi recente.
- Evidenza disponibile: studi preclinici e un protocollo per 15 partecipanti; l’obiettivo principale del trial è valutare la sicurezza. Non esiste ancora una prova clinica di guarigione.
- Da verificare: risultati sull’efficacia, eventi avversi, durata dell’effetto e conferma in studi più ampi con confronto adeguato.
Fonti principali
- EASD, programma e date del congresso 2026.
- Università di Padova, presentazione di Immunostem, 2 luglio 2026.
- Registro europeo dello studio Immunostem, identificativo 2025-521304-21-00, riepilogo consultabile dei dati del protocollo CTIS.
- Ben Nasr e colleghi, Science Translational Medicine, 2017, studio originale preclinico su PD-L1.
- Ben Nasr e colleghi, studio sperimentale sulle cellule ematopoietiche, 2022.
- ADA/EASD, rapporto di consenso 2026 sulla gestione del diabete tipo 1 nell’adulto.
#DiabeteTipo1 #EASD2026 #RicercaDiabete #Immunostem
/RL
