Ci sono traguardi che misurano il tempo e altri che misurano la distanza tra ciò che la società sa e ciò che le sue regole continuano a prevedere.
Anna Arnaudo, mezzofondista azzurra che convive con il diabete tipo 1, ha tagliato il traguardo della mezza maratona di Padenghe sul Garda, il 1° novembre 2026, in 1 ora, 12 minuti e 28 secondi, conquistando il titolo di vicecampionessa italiana assoluta.
Ventuno chilometri e novantasette metri percorsi a un ritmo che pochi esseri umani possono sostenere. Eppure, quando si parla di accesso ai gruppi sportivi militari, il talento e la condizione clinica individuale possono non bastare a superare gli attuali requisiti sanitari.
È il paradosso che la Federazione delle Società Diabetologiche Italiane (FeSDI) denuncia alla vigilia della Giornata Mondiale del Diabete del 14 novembre.
Una medaglia che vale più di un risultato
La diciottesima Padenghe Half Marathon ha assegnato i titoli italiani assoluti di mezza maratona.
Nella gara femminile, il successo è andato a Elvanie Nimbona, prima in 1h10’48”. Alle sue spalle Anna Arnaudo, tesserata per il Battaglio CUS Torino, ha conquistato l’argento in 1h12’28”, precedendo Sara Bottarelli, terza in 1h14’30”.
Il risultato, confermato dalla FIDAL Lombardia, assume un significato particolare perché arriva dopo mesi complicati, segnati da un infortunio.
Per Arnaudo si tratta del secondo miglior tempo della carriera sulla distanza.
«Un atleta dovrebbe poter essere valutato per le sue condizioni reali», osserva la mezzofondista nel comunicato FeSDI del 5 novembre.
Una considerazione apparentemente ovvia. Ma che, trasferita dal campo sportivo alle procedure di arruolamento, diventa una questione politica, sanitaria e giuridica.
Il paradosso dei gruppi sportivi militari
In Italia i gruppi sportivi delle Forze armate e dei Corpi dello Stato rappresentano un’importante infrastruttura dello sport di alto livello.
Consentono a molti atleti di conciliare l’allenamento professionistico con una prospettiva lavorativa e una maggiore stabilità economica.
L’accesso, tuttavia, è legato anche ai requisiti sanitari previsti per l’arruolamento.
Il quadro normativo comprende il DPR 90/2010, che all’articolo 582 individua tra le cause di non idoneità al servizio militare anche determinati disturbi del metabolismo, oltre alle disposizioni tecniche di applicazione.
Il problema denunciato da FeSDI è che questi requisiti possono impedire l’accesso agli atleti con diabete, indipendentemente dal livello sportivo raggiunto e dalla gestione individuale della malattia.
La questione richiede una distinzione importante: essere idonei a competere in una mezza maratona non equivale automaticamente a possedere tutti i requisiti per il servizio militare.
Le due valutazioni rispondono a finalità differenti.
Proprio per questo, la proposta di riforma punta a distinguere le esigenze operative delle Forze armate dai requisiti necessari per svolgere l’attività sportiva nei rispettivi gruppi agonistici.
Non si tratta di abolire i controlli sanitari, ma di verificare se determinati automatismi siano ancora proporzionati e giustificati.
La medicina è cambiata. Le regole devono tenerne conto?
Qui la vicenda Arnaudo incontra la ricerca scientifica.
La gestione del diabete tipo 1 è profondamente cambiata negli ultimi decenni. Monitoraggio continuo del glucosio, microinfusori insulinici e sistemi di somministrazione automatizzata dell’insulina hanno ampliato le possibilità di controllo metabolico durante la vita quotidiana e l’attività fisica.
Un documento congiunto della European Association for the Study of Diabetes (EASD) e della International Society for Pediatric and Adolescent Diabetes (ISPAD), pubblicato su Diabetologia nel 2025, ha esaminato le evidenze sull’utilizzo dei sistemi automatizzati durante l’esercizio fisico.
Il documento descrive strategie per affrontare le variazioni glicemiche associate all’attività sportiva e per ridurre il rischio di ipoglicemia.
Ma attenzione: la tecnologia non elimina il rischio.
Durata e intensità dell’esercizio, quantità di insulina attiva, alimentazione, sensibilità individuale e andamento del glucosio possono modificare significativamente la risposta metabolica.
Il position statement EASD-ISPAD raccoglie risultati di studi clinici e raccomandazioni degli esperti, con livelli di evidenza non uniformi. Non rappresenta una sperimentazione specifica sull’idoneità degli atleti con diabete all’arruolamento militare.
La conclusione ragionevole è quindi più circoscritta, ma significativa: oggi esistono strumenti e conoscenze che permettono una valutazione molto più articolata della persona con diabete rispetto al semplice dato diagnostico.
E questa evoluzione merita di essere considerata anche nelle regole.
Dal Parlamento alla pista: il cambiamento è ancora incompiuto
La questione è già entrata nelle istituzioni.
Il 22 ottobre 2024 è stato presentato al Senato il disegno di legge S.1276, su iniziativa della senatrice Daniela Sbrollini, dedicato all’arruolamento degli atleti con diabete nei gruppi sportivi militari e dei Corpi dello Stato.
Il testo propone di eliminare il diabete come causa di esclusione e garantire condizioni di partecipazione paritarie alle procedure di selezione.
Ma c’è un dettaglio decisivo: alla verifica del 5 novembre 2026, la scheda ufficiale del Senato indica il provvedimento come assegnato, con esame non ancora iniziato.
Nel febbraio 2026, alla Camera, un ordine del giorno promosso da Mauro Berruto ha impegnato politicamente il Governo a esplorare una revisione dei criteri sanitari, con particolare attenzione al diabete tipo 1 e nel rispetto delle esigenze operative delle Forze armate.
Un ordine del giorno, però, non modifica direttamente la normativa.
Il 4 giugno 2026 Anna Arnaudo è stata inoltre ascoltata nelle Commissioni riunite Difesa e Cultura del Senato, insieme a Monica Priore, nell’ambito dell’affare assegnato n. 1024, relativo alle condizioni degli atleti e all’accesso ai gruppi sportivi dello Stato.
Un confronto istituzionale concreto, dunque, ma non ancora una riforma compiuta.
FeSDI: serve una valutazione individuale, non un’esclusione preventiva
Nel comunicato del 5 novembre, Salvatore De Cosmo, presidente FeSDI e dell’Associazione Medici Diabetologi, e Riccardo Bonadonna, presidente della Società Italiana di Diabetologia, richiamano la necessità di aggiornare i criteri sanitari alla luce delle conoscenze scientifiche.
La richiesta non è quella di introdurre privilegi o deroghe indiscriminate.
È piuttosto di costruire un sistema capace di considerare le condizioni cliniche individuali, il controllo metabolico, le eventuali complicanze, i rischi specifici e l’effettiva idoneità alle attività previste.
FeSDI rivolge quindi un appello ai ministri Andrea Abodi, Guido Crosetto e Orazio Schillaci affinché il confronto possa tradursi in un cambiamento normativo.
Una questione sulla quale le esigenze di sicurezza e il principio delle pari opportunità devono trovare una risposta scientificamente fondata.
Il vero traguardo: giudicare le persone, non soltanto le diagnosi
La prestazione di Anna Arnaudo non dimostra che ogni persona con diabete tipo 1 possa praticare qualsiasi sport o svolgere ogni attività senza rischi.
Dimostra però qualcosa che dovrebbe essere altrettanto evidente: una diagnosi, da sola, non descrive tutte le capacità, le condizioni e le possibilità di un individuo.
Una valutazione rigorosa della salute è indispensabile. Una valutazione che non tenga conto dell’evoluzione della medicina rischia invece di diventare una fotografia ingiallita della realtà.
Alla vigilia della Giornata Mondiale del Diabete, questa vicenda suggerisce una riflessione che riguarda anche lavoro, istruzione e partecipazione sociale.
Quando una regola sanitaria nasce per proteggere, occorre verificare periodicamente se continui a farlo in modo appropriato o se finisca per escludere persone che potrebbero soddisfare requisiti individualmente accertabili.
Anna Arnaudo ha già conquistato il proprio traguardo sportivo.
Quello delle istituzioni è ancora davanti.
E forse la domanda più interessante non è quanto velocemente possa correre una persona con diabete, ma quanto rapidamente sappia aggiornarsi una società quando la conoscenza scientifica cambia.
In sintesi
Anna Arnaudo è vicecampionessa italiana di mezza maratona 2026, con il tempo di 1h12’28”. La FeSDI utilizza questo risultato per richiamare l’attenzione sui criteri sanitari che ostacolano l’accesso degli atleti con diabete ai gruppi sportivi militari. La ricerca sostiene una gestione sempre più personalizzata del diabete durante l’esercizio, senza eliminare i rischi clinici. Le iniziative parlamentari sono avviate, ma la riforma non risulta ancora approvata. Il punto centrale non è rinunciare alla sicurezza, bensì valutare se le esclusioni generalizzate siano proporzionate alle conoscenze e alle esigenze attuali.
Fonti e approfondimenti
- FIDAL Lombardia, risultati dei Campionati italiani di mezza maratona, 1 novembre 2026.
- Senato della Repubblica, disegno di legge S.1276 e stato dell’iter.
- Senato della Repubblica, affare assegnato n. 1024 e audizioni 2026.
- Camera dei Deputati, ordine del giorno 9/2753-A/23, 23 febbraio 2026.
- Ministero della Difesa, decreto 4 giugno 2014, Gazzetta Ufficiale.
- Moser O. et al., EASD-ISPAD Position Statement, Diabetologia, 2025.
Fonte della notizia: Comunicato stampa FeSDI del 5 novembre 2026, integrato con verifiche indipendenti.
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/RL
