Diritti e rovesci

Da giovani

Cosas e importancia

Entrare nel magico mondo degli adulti è già abbastanza duro di per sé, ma per gli adolescenti con diabete rappresenta una sfida in più dovendosi districare tra il diploma di scuola superiore da conseguire, scegliere tra lavoro e università, poi ancora cercare un lavoro, auto motivarsi in generale: insomma un totale di sfide che fanno tremare le vene ai polsi e anche la glicemia. In USA durante i lavori della sessione scientifica dell’American Diabetes Association sono stati messi in luce i risultati di diverse ricerche condotte su di una fascia di popolazione con diabete ricompresa tra i 18 e i 30 anni. Il momento “dell’abbandono del nido” può rappresentare un fallimento o un successo nella vita come nella gestione del diabete stesso, infatti non c’è da meravigliarsi non solo con le statistiche come questa fascia generazionale è quella che ha maggiore difficoltà a vivere e gestire il proprio diabete; e non solo per l’assioma sesso, droga e rock n’roll. Una parte delle responsabilità ricade nel sistema sanitario. Sempre secondo questi studi emerge come tra gli adolescenti si registra un peggioramento dei valori della media dell’emoglobina glicata a + 2% rispetto alla restante popolazione!

Negli Stati Uniti come da noi in Europa insiste la questione della transizione, ovvero del passaggio degli adolescenti, giovani adulti dalle strutture pediatriche a quelle ordinarie. Da noi ad esempio molti passaggi avvengono tra i 22 e 25 anni. Dalla ricerca made in Usa viene fuori che i giovani diabetici che rimangono più a lungo nelle strutture pediatriche ricevono una cura migliore in assoluto e hanno un livello più basso di HbA1c. I ricercatori hanno concluso che la transizione dei ragazzi dall’assistenza pediatrica a quella adulta può essere effettivamente dannosa per la loro salute. Cosa porta a dire questa indagine? Una cosa semplice: occorre accompagnare il passaggio con la supervisione dei genitori e comunque prendere coscienza del problema da parte degli amministratori della sanità pubblica come delle famiglie stesse, i quali sottostimano la portata del problema.

Insomma da queste informazioni emergono conferme di condizioni preesistenti dure da cambiare. Nel mio piccolo debbo sottolineare come all’epoca della adolescenza, a metà degli anni 70 volli passare subito dalla pediatria agli adulti a 14 anni d’età, allora c’erano più giovani di adesso e le strutture sanitarie pediatriche erano ben nutrite di assistiti; mentre i corrispondenti reparti per i “grandi” e gli ambulatori versavano in condizioni pietose. Memore di quello stato e con gli occhi del presente a un giovane diabetico consiglio di restare il più possibile assistito presso una struttura pediatrica specialistica.

E mentre torno col pensiero un poco bambino sto percorrendo la strada che mi porterò al luogo dell’agognata vacanza e della desiderata frescura, ci vorranno almeno tre ore di tempo per raggiungere l’obiettivo e intanto osservo il sensore per vedere cosa mi dice lungo il cammino. Al momento la glicemia è stabile all’interno di una range tra 140 e 160 mg/dl, ho fatto un piccolo spuntino a distanza di tre ore dalla colazione e per allentare la morsa della fame prima del pranzo il quale si farà attorno alle 13.

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