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malattia

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Regole base

Glicemia

Aspettando Gaudì e Godot che ci liberino dal fardello dei buchi nelle dita e iniezioni nelle chiappe e altre aree per fare l’insulina e controllare la glicemia, riepiloghiamo per quest’ultima alcune nozioni base.
La gestione del diabete può essere stressante. Il modo in cui ci si sente quando i livelli di glucosio nel sangue sono bassi o alto aggiunge stress. Poi ci mettiamo le nostre preoccupazioni derivanti dal possibile sviluppo di varie complicazioni, e il carico aggiuntivo nel trattamento che tali manifestazioni possono avere. Le strisce reattive per testare i livelli del glucosio nel sangue sono un componente chiave per il monitoraggio glicemico quotidiano del diabetico. Queste piccole strisce usa e getta di plastica possono sembrare insignificanti, ma forniscono un ruolo molto importante per la vita di noi diabetici nel tenere a “bada” la malattia. Nella grande maggioranza dei casi, ogni glucometro in uso ha un solo tipo di striscia reattiva abbinato e utilizzabile con lo stesso. Ci sono strumenti che consentono anche il test dei livelli dei chetoni nel sangue.
Come funzionano le strisce per il test?
Quando il sangue viene immesso sulla striscia reattiva, reagisce con una sostanza chimica chiamata glucosio ossidasi la quale produce acido gluconico dal glucosio nel sangue. All’altra estremità della striscia di test, il misuratore trasferisce una corrente sulla striscia reattiva. La striscia reattiva ha terminali elettrici che permettono allo strumento di misurare tale corrente tra i terminali.
La corrente tra i morsetti cambia a seconda del livello di acido gluconico che è stato prodotto. Il glucometro quindi utilizza un algoritmo reagente sul livello di glucosio nel sangue in base della differenza di corrente.
Alcune strisce reattive glicemia consentono la riapplicazione di più sangue per la stessa striscia reattiva, se necessario, durante la prova. La quantità di sangue richiesta da una striscia di test può variare tra i costruttori. Generalmente, è richiesto tra 0,4 microlitri a1 ml di sangue.
Alcune strisce reattive, non più comunemente utilizzati oggi, ma lo erano fino ai primi anni 80, non hanno bisogno di un glucometro. Quando il sangue viene posto sulla parte attiva della striscia e poi cancellato dopo un certo numero di secondi, il reagente cambia il colore e il risultato può essere ottenuto facendo corrispondere tonalità cromatica su di una scala colorimetrica presente a bordo della confezione delle strisce.
Strisce reattive
Per molti modelli, l’elemento è una striscia di materiale plastico con un piccolo punto impregnato di glucosio ossidasi e altri componenti. Ogni striscia è utilizzato una sola volta e poi eliminata. Invece alcuni altri modelli utilizzano tamburi, dischi, o cartucce che mantengono il materiale di consumo per delle prove multiple. È possibile utilizzare marchi famosi come Accu Chek attiva .
Codifica
Dal momento che le strisce reattive possono variare da lotto a lotto, molti modelli richiedono all’utente di inserire manualmente un codice collocato sul flacone delle strisce reattive o su un chip che viene fornito con la striscia stessa. Inserendo la codifica o chip nel misuratore di glucosio, lo strumento sarà calibrato a quella lotto di strisce reattive. Tuttavia, se il processo è effettuato in modo errato, la lettura del contatore può essere fino a 4 mmol / L (72 mg / dL) imprecisa.
Questo può mettere i pazienti a maggiore rischio di ipoglicemia. In alternativa, alcuni strisce reattive conservano informazioni del codice nella striscia; altri hanno il microchip nel flacone delle strisce che può essere inserito nello strumento. Questi ultimi due metodi riducono la possibilità di errore dell’utente. Le strisce One Touch ha standardizzato le strisce intorno ad un unico numero di codice, in modo che, una volta fissato, non vi è alcuna necessità di modificare ulteriormente il codice nei glucometri più vecchi e in alcuni più recenti.
Volume del campione di sangue
La dimensione della goccia di sangue necessaria per modelli diversi varia 0,3-1 microlitri. (I vecchi modelli necessari campioni sanguigni più grandi, definiti come una “goccia appeso” dal polpastrello.) Requisiti di volume più piccole riducono la frequenza delle punture improduttivi.
Sito alternativo d’esame
L’impiego di minori volumi di sangue ha permesso di provare zone alternative ai polpastrelli per il prelievo come: mani, avambraccio e facendo in modo di far riposare le predette aree da un eccessivo impiego.
Tempo di rilascio del risultato
I tempi per leggere il dato fornito dalla striscia reattiva può variare da 5 a 60 secondi a seconda dei modelli.
Display
Il valore del glucosio in mmol/l oppure mg/dl è visualizzato sul display digitale. L’unità di misura preferita varia a seconda del paese: mg / dl è preferito in Francia, Italia, Stati Uniti, Israele, Giappone e India. Mmol / L sono utilizzati in Australia, Canada, Regno Unito e Cina. La Germania è l’unico paese dove i medici operano abitualmente in entrambe le unità di misura. (Per convertire mg / dl a mmol / l, dividere per 18. Per convertire mmol / l in mg / dl, moltiplicare per 18.) Molti glucometri sono in grado di visualizzare entrambe le unità di misura; ci sono stati un paio di casi pubblicati [citazione necessaria] in cui un diabetico è stato ingannato e portato ad azioni sbagliate interpretando una lettura in mmol / l come a basso contenuto di mg / dl, o il contrario. In generale, se un valore è presentato con un punto decimale, è in mmol / l, senza un decimale è più probabile mg / dl.
Fattori che influenzano l’accuratezza dei risultati con le strisce reattive
È necessario buttare le strisce reattive obsolete, scadute o danneggiate. Conservare le strisce nel loro contenitore sigillato; tenerle lontano da fonti di calore ed umidità. Assicurarsi che le strisce siano compatibili col glucometro in uso. Mantenete il nostro glucometro e le strisce reattive a temperatura ambiente. Lavare e asciugare le mani e il sito del test a fondo prima di pungere la pelle.




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La Diabetazione

Gaber

La ragione per cui ogni settimana viene da dire sono contento di essere qui è presto detta: raccontare una vita intera con una malattia mi fa pensare: ma cosa vuol dire e significa qualcosa la distinzione sano, malato, se non nella sua duplice vesta di interesse medico da un lato e sociologico dall’altro, tendente per quest’ultimo caso a rimarcare il senso discriminatorio, selettivo e, diciamolo, razzista, del sentire il termine. Vedete è chiara una cosa, anzi certa: siamo tutti malati, a prescindere dalla natura stessa della malattia che abbiamo, come diceva il compianto Giorgio Gaber nella canzone: Far finta di essere sani, di cui riporto integralmente il testo

Vivere, non riesco a vivere

ma la mente mi autorizza a credere

che una storia mia, positiva o no

è qualcosa che sta dentro la realtà.

Nel dubbio mi compro una moto

telaio e manubrio cromato

con tanti pistoni, bottoni e accessori più strani

far finta di essere sani.

Far finta di essere insieme a una donna normale

che riesce anche ad esser fedele

comprando sottane, collane, creme per mani

far finta di essere sani.

Far finta di essere…

Liberi, sentirsi liberi

forse per un attimo è possibile

ma che senso ha se è cosciente in me

la misura della mia inutilità.

Per ora rimando il suicidio

e faccio un gruppo di studio

le masse, la lotta di classe, i testi gramsciani

far finta di essere sani.

Far finta di essere un uomo con tanta energia

che va a realizzarsi in India o in Turchia

il suo salvataggio è un viaggio in luoghi lontani

far finta di essere sani.

Far finta di essere…

Vanno, tutte le coppie vanno

vanno la mano nella mano

vanno, anche le cose vanno

vanno, migliorano piano piano

le fabbriche, gli ospedali

le autostrade, gli asili comunali

e vedo bambini cantare

in fila li portano al mare

non sanno se ridere o piangere

batton le mani.

Far finta di essere sani.

Far finta di essere sani.

Far finta di essere sani.

E in modo quasi profetico Gaber aveva ben capito come la smania contemporanea di cercare di essere sani, in salute, belli, sessualmente prestanti e fisicamente, intellettualmente attivi in fondo è la malattia unitaria che prende ogni persona, volente o nolente.

E noi diabetici allora? Siamo i più sani di tutti e non sto a delirare, semplicemente come diabetici di tipo 1 siamo normopeso, o magri addirittura, senza limiti, facciamo di tutto o di niente a livello atletico sportivo, ma lo facciamo bene, anzi potremmo farci un nostro comitato olimpico perché no. Ma ancor di più voglio sottolineare una cosa: negli ultimi trent’anni la vita media di un diabetico tipo 1 si allungata di molto e oggi la longevità tra uno di noi e un uomo non diabetico è ormai allineata.

La mia via per trovare una giusta dimensione con la malattia si chiama: “diabetazione”, un neologismo che sta a significare – diabete + meditazione + azione. Oggi solo un accenno schematico ma mi riprometto di tornare ad affrontare e approfondire l’argomento. E con la malattia lunga la strada stretta la via, dite la vostra che io dico la mia, cosi da concludere la settimana lasciata alle spalle con una glicemia media pari a 140 mg/dl.

 

 

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Valido

#9: difference

Le leggi dell’uomo non sono eterne e immutabili: sono assoggettate al corso delle storia, al mutare delle condizioni e comportamenti culturali, di costume, alle variabili ambientali ed economiche. Insomma sia leggi che il loro opposto prendono cambiano e tra queste naturalmente la stesso accade con la malattia, me ne accorgo sulla mia pelle circa il diabete, 40/50 anni fa era vista come una condizione limitante, invalidante per un giovane, infante che ne veniva colpito; oggi la mia patologia è nella stragrande maggioranza dei casi, se seguita correttamente, uno stato che non pone pressoché limiti di sorta. Basta leggere la cronaca per sapere di giovani e adulti diabetici che praticano competizioni e attività sportive anche estreme senza aver cagione di sorta con la patologia.

Ma allora cosa diciamo del diabete? Si tratta di una malattia invalidante oppure no? La definizione del concetto di malattia o patologia implica la considerazione dei concetti di “normalità” e di salute; quest’ultima, per quanto riguarda gli esseri umani, ha una definizione classica reperibile nella Costituzione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Si può definire “malattia” l’opposto della salute: una alterazione dello stato fisiologico di un organismo (comprensivo eventualmente di quello psicologico) capace di ridurre o modificare negativamente le funzionalità normali, unita al complesso delle reazioni fisiologiche che derivano dallo stato patologico. Nella definizione di malattia è fondamentale il principio della transitorietà: ogni patologia ha un termine che può essere rappresentato dalla guarigione dell’organismo, dall’adattamento dello stesso ad una diversa fisiologia (o ad una diversa condizione di vita) o dalla morte.

Naturalmente il diabete è una malattia e tale resta oggi, la cui condizione è gioco forza variabile in ogni individuo e nell’umano dualismo esistenziale tra bene e male, verità e falsità, buona e cattiva sorte, ci sono due correnti di pensiero attorno al diabete: la prima che vede la patologia come invalidante e la seconda come validante, elementare e ovvio Watson! Il fattore invalidante e validante appartiene alla sfera medico-legale del pianeta diabete e si incastra all’interno della tutela dei diritti del malato e delle persone svantaggiate.

Oggi assistiamo a una radicale abitudine/comportamento, sempre più marcato: di fare di ogni erba un fascio, quindi cacciare tutti i diabetici in un unico calderone dantesco. Alla partenza con il diabete tipo 1 siamo tutti validi, validissimi, anche se ci sono, ci possono essere delle ipoglicemie e iperglicemie nulla toglie alla vitalità ed energia del diabetico, nulla gli impedisce di compiere imprese uguali e addirittura superiori ai normoglicemici. Poi nelle evidenti e naturali diversità umane ci sono coloro che hanno subito e visto crescere problemi e complicanze patologiche aggiunte al diabete stesso.

Siccome assistiamo ogni giorno di più una riduzione dell’attenzione e tutela verso i soggetti più deboli della popolazione, ritengo sia importante ricordare come la tutela dei diritti del malato non è spargere briciole al vento, fare regalie o simili ma aiutare chi si trova svantaggiato ad avere una qualità di vita decorosa e dignitosa.

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Sono cose della vita

E’ proprio vero quando pensi che tutto sta a al suo posto capita proprio quel momento in cui le carte si scombinano e devi rifare i conti con il delicato equilibrio delle cose umane: nella fattispecie la salute umana. Proprio ieri scrivevo di come il compenso glicemico viene ben manutenuto e voilà a sorpresa vengo investito da una bronchite cronica. Lunedì scorso gli effetti sul diabete ancora non si erano fatti sentire ma da ieri le alterazioni sono giunte a sintesi, per fortuna con il microinfusore e in particolare mediante il calcolo del bolo in rapporto a carboidrati e fattore d’infezione, combinato con l’indice di sensibilità insulinica, sto riuscendo ad arginare effetti ben peggiori e scompensanti. Comunque i conti li farò sempre alla fine e per intanto vedo come procede il decorso della malattia in questi giorni, poi venerdì prossimo vado a farmi rivedere dal mio medico di base per accertare se l’infiammazione bronchiale è o meno in fase di remissione.

Per ora ho proceduto ad alzare il livello di sensibilità insulinica da 74 a 84 cosi da cercare di rintuzzare il rialzo glicemico provocato dallo stato infiammatorio e febbrile, oltreché alla correlazione con il trattamento farmacologico per curare la bronchite medesima a base di mucolitico e broncodilatatore più cortisonico sfiammante somministrati tramite aerosol, e antibiotico per via orale.

L’impiego del cortisonico fa sì che debbo prestare maggiore attenzione verso problemi di contemporanei disvalore della glicemia: in precedenza con episodio analogo, non ha riscontrato problemi e avversità, ma come esperienza insegna ogni storia è a sé quindi mani abbassare la guardia aspettando che passi.

Intanto sto al calduccio cosa fondamentale con queste fredde giornate di gennaio, anche perché lunedì scorso per andare a farmi vedere dal medico a piedi con – 4° di temperatura ho fatto un gran fatica per via dell’affanno nel respirare e giramenti di capo dovuti allo sbalzo pressorio.

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Che Gioia..

News

Nel numero in edicola del settimanale “Gioia” c’è un articolo a firma di Alessandra Di Pietro intitolato: Il blog ti allunga la vita; e viene riportata l’esperienza americana dei diari su internet di quanti vivono una malattia cronica, inguaribile e dell’analoga esperienza, agli inizi, in Italia.

Nel pezzo, e questo viene meglio risaltato nella versione cartacea del settimanale, c’é un ampio servizio sui blog dei diabetici, tra cui anche il mio e quello di Natasha una giovane diabetica che fa diving a livello agonistico, ed è questo un esempio concreto di come con il diabete si possono fare attività e sport un tempo impensabili.

Alla giornalista che mi chiedeva se ho tratto giovamento nel fare questo blog ho risposto, senza il minimo dubbio, come questa esperienza mi ha fatto entrare in contatto con persone nuove, mi sta dando emozioni vere e profonde, ridato una carica vitale per andare e guardare avanti con rinnovato ottimismo.

In aggiunta riproduco il testo integrale dell’articolo in questione e vi invito a lasciare commenti a margine del pezzo.

Il Blog ti allunga la vita
O, almeno, se ti ammali, può rendertela più semplice: on line c’è sempre qualcuno che raccoglie il tuo appello. Così, si naviga. Per raccontare come si convive con la sclerosi, chiedere indirizzi sui centri di eccellenza del diabete, fare controinformazione sull’endometriosi. O, semplicemente, sentirsi meglio.
pubblicato Gioia n. 36 19 settembre 2009

di Alessandra Di Pietro
Il medico più disponibile non può essere chiamato alle dieci di sera per sapere se il sushi è permesso a chi soffre del morbo di Crohn. Però, da qualche parte d’Italia, nell’ora in cui quel benedetto ragazzo vi ha finalmente invitato a cena c’è un altro/a che ha la vostra stessa patologia e pure la risposta che vi serve, basta andare sul suo blog e con un po’ di fortuna saprete che il pesce crudo va bene ma senza rafano piccante. In America, i patient’s blog, i diari on line dei malati cronici e/o temporanei (un ricovero per esempio) sono migliaia, coprono ogni patologia  possibile, e hanno rivoluzionato i rapporti di potere medici-pazienti a favore di quest’ultimi. In Italia, invece, al momento, chi vuole condividere con altri il percorso di una malattia, spartire e/o chiedere informazioni ma anche paure, successi, ansie, buone notizie, curiosità e scoperte, di solito, frequenta i forum dentro i siti di associazioni di malattie (www.crohnclub.it / <http://www.crohnclub.it/>
oppure www.lupus.it <http://www.lupus.it>  per esempio). I blog, dunque la scrittura quotidiana in prima persona, sono un’esperienza sporadica e militante, un fatto nuovo di zecca, raro e persino difficile da rintracciare, ma il numero dei contatti in costante aumento confermano che il fenomeno inizia anche da noi e come negli Stati uniti, ne sono coinvolti innanzitutto i diabetici.

Massimo Loi, autore di http://ioeildiabete.blogspot.com/, è entrato in  Rete per “prendere un pubblico impegno e tenere sotto controllo i miei comportamenti terapeutici: aggiungerò una sezione glicemia così la mia diabetologa che abita in un’altra città può controllarmi”. Marco, autore de lastranamalattia.wordpress.com sostiene che il blog lo ha spinto ad essere “più informato e più socievole in generale” , per Simone Donadello, 22 anni, mantovano e studente di fisica, www.sunt.it/diabete/ <http://www.sunt.it/diabete/>    “scrivere on line è una valvola di sfogo”, http://blogs.dotnethell.it/diabete <http://blogs.dotnethell.it/diabete#_blank>  non è aggiornato spesso da Fabio Somma ma è visto da migliaia di persone che lo ( “l’ho creato per conoscere e approfondire qualsiasi cosa mi veniva in mente sul diabete e mi funziona bene”), su http://lambertini.net/diab/ <http://lambertini.net/diab/>  Roberto il suo autore conferma lo spirito umanitario del blog: “mi piace ascoltare e condividere le emozioni, fare amicizie, conoscere esperienze come  quella di Natasha sub agonista che sul suo blog su http://immersioni-natasha84.blogspot.com/ <http://immersioni-natasha84.blogspot.com/>  aiuta altri sub-diabetici come lei.” Su http://leucosia.blog.kataweb.it, lei archeologa e neo mamma, racconta la sua lotta con la sclerosi multipla: “Sua Maestà (la malattia ndr) torna prepotentemente alla ribalta, pronta a mordere come un cane rabbioso le mie gambe. Il senso di impotenza che ho provato nel non poter prendermi cura del mio bimbo, confinata in un letto, il braccio attaccato ad una flebo”. “Hai avuto tanto coraggio, un coraggio da invidiare e da imitare, alla fine sarai tu a spuntarla” le commenta Francy, amica virtuale. “Scrivere per me è terapeutico” dice Maria Grazia Franzini, autrice de http://lalzheimerdeglialtri.splinder.com/ <http://lalzheimerdeglialtri.splinder.com/> , uno spazio
vissuto dalla prospettiva di figlia di una malata che riflette (“Ho continuato a chiedermi se 17 anni di malattia non siano piuttosto un castigo, un’espiazione per una colpa che però non riesco ad intravedere da nessuna parte, né nel passato di mia madre né nel mio”), si commuove (Auguri mamma per il tuo compleanno. Anche se non ci saranno dolcetti, cioccolatini, gelati. Solo le solite flebo di acqua e di pappa color beige, un po’ di tè giusto per ammorbidire, attenzione alle gocce di troppo che altrimenti si scatena la tosse. Come tutti i giorni.), denuncia: “mi permetto di dire che con i malati anche i caregiver sono abbandonati, nonostante   producano ricchezza e siano loro stessi una ricchezza).

Patrizia, 40 anni, autrice di puntodivistaceliaco.blogspot.com, ha aperto il suo diario in rete  “per condividere le soluzioni pratiche”, volendo risparmiare ad altri trafile faticose e dispendiose da lei fatte “per scoprire un protocollo preciso per la diagnosi e di follow up”: poi con spirito pratico alterna post su dritte burocratiche e novità scientifiche a  squisite ricette, ricevendo così  dalle 500 ai 700 visite al giorno. Cristiana con  http://endometriosi.blog.dada.net <http://endometriosi.blog.dada.net>  ha la precisa intenzione di fare controinformazione sulla malattia “invalidante, poco conosciuta e sottovalutata di cui soffriamo sia io sia mia sorella e altre 3 milioni di donne in Italia”. Cristiana è stata contattata per partecipare a convegni medici, un suo video autoprodotto e postato su youtube ha avuto 30.000  visualizzazioni (http://www.youtube.com/watch?v=Hqc01rTdgL4 <http://www.youtube.com/watch?v=Hqc01rTdgL4>  ) ed è passato su alcune tv. L’informazione alternativa è stata la chiave di svolta nella vita di Matteo dall’Osso, guarito dalla sclerosi multipla. La sua storia, tramite blog e sito tradotti anche in inglese, sta facendo il giro del mondo. Su http://blog.matteodallosso.org/ <http://blog.matteodallosso.org/>  l’autore, brillante studente di fisica,  racconta la scoperta della malattia e l’ostinazione a voler ricevere con una economica cura di disintossicazione da metalli pesanti (la terapia chelante con protocollo ACAM e non con i farmaci tradizionali).  Matteo ha avuto ragione ed oggi è guarito. La sua storia è stata lanciata tramite il blog di Beppe Grillo, ma ora vive di virtuale vita propria: “Diecimila contatti, praticamente da tutti i Paesi del mondo, e una email ogni cinque minuti”: sono persone che si commuovono con Matteo, gli chiedono informazioni, vogliono provare a fare con lui.  Su http://bachecaassociazioniepazienti.blogspot.com <http://bachecaassociazioniepazienti.blogspot.com>  il padre di un bambino affetto da sferocitosi chiede di conoscere altri genitori solo per scambiarsi l’esperienza, una madre chiede gli indirizzi dei centri di eccellenza per curare  la  paraparesi spastica.

Negli Stati Uniti già nel 2006, si contavano 480.000 d-blog, (Diabetic’s Blogs,), un numero così significativo che la rivista medica Lancet lanciò l’allarme sui rischi di manipolazione da parte delle case farmaceutiche: i blogger, infatti, non sono tenuti come i giornalisti al rispetto di una deontologia, però sono molto seguiti (e altrettanto sponsorizzati, vedi per esempio diabetesmine.com di Amy Tenderick o sixuntilme.com di Ketti Morrone ) e spesso hanno una maggiore credibilità di indipendenza agli occhi dell’utente. In Italia, nel 2009, non arriviamo al centinaio di blog, considerando esclusivamente quelli dedicati alle malattie e tutti gli autori  sentiti per la nostra inchiesta hanno categoricamente smentito di essere stati contatti per motivi promozionali. Negli Usa, CarePages, Patients Like Me <http://www.patientslikeme.com/>  , Healthcarescoop.com, <https://www.thehealthcarescoop.com/hcs/>  Angie’s List , portali pensati per raccontare e condividere la esperienze di malattia, hanno decine di topics (argomenti) che vanno dal parto prematuro alla leucemia ai trapianti e bacini di utenza fino al milione di contatti, dunque sono anche un affare economico di primo piano. Patientslikeme.com per esempio realizza i propri profitti attraverso la vendita delle informazioni condivise dai pazienti: “I dati raccolti sono strutturati e individuali, ma anonimi”. I loro clienti (o “partner”, come preferiscono definirli) sono aziende che sviluppano e/o vendono poi prodotti ai pazienti, studiate sulle esigenze che loro stessi hanno espresso. Dice Alessio Baccarini di Communicanda.com, specializzato nello sviluppo di siti specie nel settore medico, che la scarsa diffusione dell’uso di internet dalla parte dei pazienti è dovuta ad una immaturità dell’utenza italiana “che vive la rete come un media verticale, un luogo dove trovare un blog con cui essere d’accordo, al limite lasciare i post. Però, dal mio lavoro, vedo crescere la consapevolezza del fare rete in prima persona”, creando anche in Italia le potenzialità di uso e di mercato consolidate in America.

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Diabete

Il diabete tipo 1 sul groppone da un giorno o 54 anni? Non perdere la fiducia e guarda avanti perché la vita è molto di più, e noi siamo forti!
Non sono un medico. Non sono un educatore sanitario del diabete. Non ho la laurea in medicina. Nulla in questo sito si qualifica come consulenza medica. Questa è la mia vita, il diabete – se siete interessati a fare modifiche terapeutiche o altro al vostra patologia, si prega di consultare il medico curante di base e lo specialista in diabetologia. La e-mail, i dati personali non saranno condivisi senza il vostro consenso e il vostro indirizzo email non sarà venduto a qualsiasi azienda o ente. Sei al sicuro qui a IMD. Roberto Lambertini (fondatore del blog dal 3/11/2007).

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