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Il pianto sanitario

Dalle cripte dell’amministrazione centrale dello stato è emerso il “nuovo” piano sanitario nazionale per il biennio 2012 – 2013, la sostanziale novità è contenuta nel periodo di validità, ma il contenuto resta sostanzialmente invariato rispetto al precedente, almeno per quanto riguarda il capitolo sul diabete che di seguito riporto integralmente.

L’assistenza alle persone con diabete (mellito) rappresenta oggi uno dei principali problemi di organizzazione dei “Sistemi Salute” a livello internazionale. Per le caratteristiche epidemiologiche, cliniche e gestionali, nonché per l’impatto in termini di costi, il diabete, esempio paradigmatico di malattia cronica, richiede la messa a punto di prototipi di “clinic governance”, che tengano in considerazione la condivisione delle informazioni, il molo di ogni attore coinvolto, la capacità di gestione da parte dell’organizzazione complessiva, e impone la ricerca di percorsi organizzativi che diminuiscano il più possibile l’incidenza di eventi acuti o compliance invalidanti.

E oggi riconosciuto che un sistema di approccio multidisciplinare e multiprofessionale, che agisca da collettore tra la medicina primaria ed i livelli specialistici secondari, con il coinvolgimento (empowerment) del paziente, possa essere in grado di ottenere i migliori risultati.

Il Piano, considerando che la sfida di una moderna cura della malattia è la gestione del percorso assistenziale, persegue, quindi, i seguenti obiettivi:

omogeneizzare ed implementare le attività di rilevazione epidemiologica finalizzate alla programmazione dell’assistenza;

• migliorare la conoscenza circa la prevenzione, la cura e il trattamento del diabete attraverso l’informazione, la formazione, l’educazione, lo sviluppo della ricerca sia di base che clinica;

e prevenire o ritardare l’insorgenza della malattia diabetica ed identificare precocemente le persone a rischio o con diabete;

• ridurre le complicanze e la morte prematura nelle persone con diabete di tipo 1 e di tipo 2;

• rendere omogenea l’assistenza, prestando particolare attenzione a quelle in condizioni di fragilità e vulnerabilità socio sanitaria;

e assicurare la diagnosi e l’assistenza per le donne con diabete gestazionale e raggiungere outcome materni e del bambine nel diabete pregravidico equivalenti a quelli delle gravide non diabetiche;

e migliorare la qualità di vita e della cura per le persone con diabete in età evolutiva;

• migliorare la capacità del Servizio sanitario nell’erogare e monitorare i servizi, attraverso l’individuazione di strategie che perseguano la razionalizzazione dell’offerta e che utìlizzino metodologie di lavoro basate soprattutto sull’appropriatezza delle prestazioni erogate;

e sviluppare l’empowerment dei pazienti e delle comunità;

e sostenere e promuovere idonee politiche di intersettorialità.

Il dato veramente significativo e complessivo del piano investe la volontà precisa di rendere standard e omogenei i costi affrontati dalle regioni e per quanto concerne gli effetti pratici sugli assistiti, e diabetici nello specifico, comporterà l’acquisto unico a livello nazionale del materiale per il controllo domestico della glicemia,  tramite le procedure gestite dal CONSIP, è una società per azioni del Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF), che ne è l’azionista unico, e che gestisce tutte le procedure d’acquisto di beni e servizi dello stato nelle sue varie articolazioni ad eccezione delle regioni che procedono in autonomia anche per le ASL. Lo stato avocando a sé le procedure delle Asl di fatto porterà ad avere un solo tipo di strumentazione da fornire ai diabetici, sia per il monitoraggio della glicemia come della somministrazione  dell’insulina, con l’obiettivo dichiarato di alleggerire il carico sull’erario.
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