Vivo col Diabete

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La produzione di cellule beta nel diabete tipo 1 può essere migliorata

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Un breve ritorno in soccorso di Roberto privo di collegamento a internet, per pubblicare questo elaborato.

Le cellule Beta rilasciano l’insulina nel sangue, ma quando soffrite di un diabete di tipo 1, difficilmente ne avrete in corpo. Questo perché il sistema immunitario attacca le cellule beta.

Il ruolo dell’insulina è ridurre e regolare il livello di zucchero nel sangue quando è troppo elevato. Le persone con diabete non hanno questa funzione e pertanto hanno bisogno di iniezioni di insulina per regolare i loro livelli di zucchero nel sangue.
I ricercatori stanno cercando di produrre artificialmente le cellule beta allo scopo di trapianto nei pazienti diabetici tipo 1 per regolare zucchero nel sangue. Un nuovo risultato di ricerca dell’Università di Copenaghen e di Novo Nordisk recentemente pubblicato nella rivista scientifica Stem Cell Reports fornisce una migliore comprensione di come migliorare la produzione di cellule beta dalle cellule staminali embrionali umane.
“Al momento possiamo rendere le cellule staminali sviluppate in qualcosa che assomiglia a cellule beta adattate. La nostra ricerca mostra che il metodo attuale produce cellule assomiglianti un po’ troppo alle cellule alfa, ma la ricerca ci ha dato una migliore comprensione delle mutazioni delle cellule staminali in beta. Infatti, dimostriamo anche che le cellule possono svilupparsi lungo percorsi diversi e finiscono convertirsi in cellule beta “, afferma Anne Grapin-Botton, professore presso il Novo Nordisk del Centro per la biologia cellulare, DanStem.
I ricercatori hanno basato il loro lavoro su cellule staminali pluripotenti umane , che sono in grado di evolvere in qualsiasi tipo di cellula nel corpo. Utilizzando metodi noti, gli scienziati hanno analizzato circa 600 diverse cellule sul loro cammino verso la differenziazione in cellule beta e esaminato individualmente le cellule per scoprire quanto assomigliano molecolarmente alle beta.
Così facendo, i ricercatori hanno importanti nuove conoscenze sul modo in cui le cellule si sviluppano e quali geni svolgono un ruolo in questo sviluppo. In particolare, sono importanti i geni NXK6.1 e MNX1 affinché vengano attivati ??per le cellule così da diventare beta cellule alla fine.
“Questo studio esamina approfonditamente i meccanismi molecolari a livello cellulare: non stiamo guardando a che cosa fanno le celle medie, come altri scienziati hanno già fatto – stiamo guardando tutte le singole cellule . la speranza sta nel cercare di impedire che le cellule si sviluppino nella “direzione sbagliata”, affrontando i percorsi che le cellule prendono nel loro sviluppo e come si sviluppano  negli esseri umani in grembo “, afferma Anne Grapin-Botton.
“Le cellule iniziano sicuramente il processo per diventare cellule alfa o beta, ma non lo completano: qui dobbiamo continuare a ricercare per imparare ancora di più su come ottimizzare l’ultimo passo nello sviluppo delle cellule beta , “spiega Anne Grapin-Botton.
Lo studio è stato condotto in collaborazione con il capo progetto Christian Honoré di Novo Nordisk ed è supportato da Innovation Fund Denmark, dalla Fondazione nazionale per la ricerca danese e dalla Fondazione Novo Nordisk.



Fumatori diabetici

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In Europa sono molti i pazienti affetti da diabete di tipo 1 (T1D) che fumano, rispetto agli Stati Uniti, e questo può comportare problemi di scompenso metabolico sul medio lungo periodo, secondo la ricerca pubblicata online il 16 agosto in Diabetes Care.

Sabine E. Hofer, Ph.D., dall’Università di Medicina di Innsbruck in Austria e colleghi hanno esaminato la prevalenza delle abitudini di fumo negli adulti con T1D utilizzando dati dal T1D Exchange Registry (T1DX) negli Stati Uniti e dal  Prospective Diabetes Follow-up Registry (DPV) in Germania e in Austria. I dati hanno incluso 10.579 partecipanti provenienti da 65 centri T1DX (USA) e 9.826 partecipanti provenienti da 297 centri DPV (Germania e Austria).

I ricercatori hanno scoperto che la percentuale di fumatori era 10.0 e 24.3 per cento in T1DX e DPV; ex fumatori era 18,1 e 5,1 per cento; e non fumatori erano rispettivamente 72,0 e 70,6 per cento (tutti P <0,001). In DPV, il numero di fumatori era significativamente maggiore in tutte le età. In entrambe le coorti, i fumatori erano in prevalenza maschi. Dopo la regolazione delle variabili confondenti, i fumatori hanno registrato livelli significativamente più elevati di emoglobina glicata (8,5 vs 7,9%, P <0,001) e un profilo lipidico sfavorevole, con trigliceridi significativamente più alti (1,62 versus 1,35 mmol / L; P <0,0001) (2,78 contro 2,67 mmol / L, regolato P <0,0001).

“Abbiamo osservato un numero significativamente maggiore di ex fumatori negli Stati Uniti, ciò implica che gli interventi per ridurre il consumo di tabacco e le politiche prive di fumo hanno avuto più successo negli Stati Uniti rispetto all’Europa”, scrivono gli autori.



La sagra del sacro

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In generale un’informazione ha valore in quanto potenzialmente utile al fruitore per i suoi molteplici scopi: nell’informazione, infatti, è spesso contenuta conoscenza o esperienza di fatti reali vissuti da altri soggetti e che possono risultare utili senza dover necessariamente attendere di sperimentare ognuno ogni determinata situazione.Sotto questo punto di vista il concetto utile di informazione e la parallela necessità di comunicare o scambiare informazione tra individui nasce, nella storia dell’umanità, con l’elaborazione del linguaggio da parte della mente umana e si sviluppa con la successiva invenzione della scrittura come mezzo per tramandare l’informazione ai posteri.

Secondo quest’ottica la storia e l’evoluzione della società umana sono frutto dell’accumulazione di conoscenza sotto forma di informazione. Nell’informazione ad esempio è contenuto know how utile per eseguire una determinata attività o compito.

L’elemento chiave oggi è sì l’informazione come il suo valore.

Difficile accoppiata oggi ove tutto viene gettato nel mucchio e per cercare di capire se si tratta di notizia, fatto reale e non mistificazione, falso o presa in giro occorre fare un lavoro, a volte raffinato di indagine per verificare le fonti e molto altro.

Sì perché in parte oggi la dinamica di formazione dell’informazione, della notizia è cambiata e profondamente: prima dell’avvento della rete e dei social arrivavi a dare la notizia dopo aver verificato l’esistenza dei fatti, l’affidabilità delle fonti, un lavoro di reportage anche raffinato, poi ricontrollavi il pezzo prima di divulgarlo onde cercare di limitare castronerie linguistiche o peggio.

Oggi accade spesso che pubblichi dei dati con titoli improbabili, ad effetto utili a creare traffico in rete e impression buone per fare click sugli spazi pubblici. Leggi sedicenti notizie in ogni campo della vita umana che richiedono almeno un controllo per capire se si tratta di rielaborazione messe su ad arte per fuorviare l’opinione pubblica, di invenzioni, ma anche di autentiche corbellerie assunte agli onori della cronaca. Pertanto la verifica postuma della sedicente notizia ridimensiona la reale efficacia dell’informazione in tempo reale.

Anche noi malati, diabetici siamo vittime di tale processo cretino ed uno dei motivi che mi spinse dieci anni addietro a fare un blog dedicato al diabete stava e resta volto a smascherare le boiate e lo stupidario mentale circolante in ogni dove, e in primis nella rete che esprime il meglio di sé.

Il punto dolente di una informazione di valore, senza legami con questo e quel soggetto o entità, non rende e c’è il suo perché che sta in ciascuno di noi riuscire a trovare.

D’altronde è impossibile unire il sacro alla sagra.



Diabete: visita tecnologica

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C’è del nuovo in Danimarca

Anche se parlo di Bologna la Danimarca va sempre citata poiché sede legale e produttiva della grande multinazionale farmaceutica produttrice di Insulina: la Novo Nordisk e comunque c’è del nuovo pure qui, a cominciare da uno dei momenti classici per la vita di un diabetico di tipo 1: la visita di controllo.

Sembra passato un secolo ma in realtà fino a poco meno di un anno fa la visita aveva un suo rituale fisso che per la memoria del lettore vado brevemente a ripercorrere: accettazione cartacea con la solita fila allo sportello, poi consegna del campione urine delle 24 ore e prelievo del sangue dal dito (a digiuno oppure no secondo il tipo di diabete) e quindi l’attesa per essere chiamato, la quale poteva essere da un minimo di due fino anche a un massimo di sei ore. Potevi scegliere il medico diabetologo dal quale essere visitato ma succedeva sempre che i “migliori” venivano subito scelti e a te toccava quel che restava.

Oggi la strada è cambiata profondamente: l’accettazione viene fatta in automatico con la ricetta elettronica dotata di codice a barre identificato dall’apposito lettore, e ti viene rilasciato un numero di chiamata, poi l’infermiere ti chiama per misurarti peso e pressione del sangue e informarsi sul tuo stato di salute in generale, quindi aspetti la visita vera e propria il cui tempo di attesa si è sensibilmente ridotto rispetto a prima e con percorsi diversificati e specifici. Ad esempio il percorso donna in gravidanza, come quello dei diabetici che fanno uso di microinfusore e sensore glicemico.

E la cosa l’ho potuta sperimentare ieri.

Per la prima volta ho effettuato la visita di controllo per il diabete presso il nuovo ufficio dispositivi tecnologici per la gestione terapeutica del diabete (microinfusori d’insulina e sensori) che mi ha fissato l’appuntamento al pomeriggio anziché di mattina, comodità non indifferente per chi lavora.

Esaurita la descrizione burocratica entro nel merito della visita

Prima di tutto l’HbA1C, la precedente era 44 mentre l’ultima portata alla visita è uguale a 42! La migliore di sempre. E con questo valore potrei già chiudere qui il pezzo, invece vado a completare la resocontazione. I dati scaricati dal microinfusore e sensore costituiscono il diario glicemico e sostituiscono quello cartaceo, formando un bel file formato pdf fatto di dati, grafici e sintesi da leggere e interpretare per rettificare laddove richiesta lo schema di erogazione del bolo basale e prandiale dell’insulina, il rapporto coi carboidrati e molto altro ancora. Se lo stampo viene fuori praticamente un libro.

E la visita si è concentrata sulla disamina e discussione su questi dati.

Conclusione: l’assetto terapeutico viene confermato, anche alla luce dell’ottimale riscontro dato dall’Hba1c e conseguente compenso glicemico ottenuto in specie con il passaggio al microinfusore 640G della Medtronic.

Prossima visita a gennaio 2018.



Stai proprio bene

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Benessere: una parola mille sfaccettature. La ricerca del benessere, oggi identificato anche con il termine inglese di wellness, ha portato allo sviluppo di un settore commerciale-turistico che mira a far raggiungere ai propri clienti uno stato di completo relax con diversi trattamenti, da quelli tradizionali (ad esempio sauna, massaggi, yoga) a quelli legati alla medicina alternativa o a pratiche genericamente di estrazione New Age.

A differenza della medicina tradizionale, che persegue principalmente il benessere fisico del corpo, queste tecniche, ad oggi ritenute prive di fondamento scientifico (poiché non ancora verificate e studiate a sufficienza), mirano ad ottenere effetti migliorativi anche sugli altri aspetti dell’essere umano, in una visione più olistica.

Nella società moderna, si tende spesso a sottovalutare la differenza tra benessere e soddisfazione. Il primo fornisce un piacere, seppur momentaneo e non duraturo. Al contrario, una gratificazione personale, anche se non va raggiunta necessariamente attraverso piaceri immediati, porta ad un risultato appagante nel tempo.

Condizione del benessere è oggi rappresentata dal concetto di qualità di vita, il quale è strettamente correlato ai termini “vivibile” e “vivibilità”, riferiti all’ambiente economico-sociale più o meno desiderabile di una cittadina, di una metropoli o di un Paese e ricadenti sul singolo. Questi termini sono ormai entrati a far parte del linguaggio comune.

Fino a non molto tempo c’era una separazione rigida tra concetto di benessere e il suo opposto malessere: naturalmente colui coloro che erano colpiti da malattia fisica/mentale o entrambe restavano incorniciate all’interno del malessere senza sconfinamenti nell’altro.

Il nostro presente è bene diverso e fissato in una logica variabile del vivere con la patologia: momenti di benessere si alternano a frangenti di malessere.

E lo si trova, riconosce bene nella rappresentazione scenica della buona vanità espressa con ampiezza di particolari, video e immagini ferme, in tutti i campi della vita umana tra i quali il diabete giovanile, alias diabete tipo 1.

Viene da dire che del diabete non se ne fa una malattia ma bensì una variabile ormonale che ogni tanto impazzisce? Sarebbe bello se fosse così.

Ma le cose stanno diversamente e senza parlare per massimi sistemi basta stare non su Instagram ma essere presenti la mattina di un giorno o più, in un centro di diabetologia per farsi una idea reale di come vanno veramente le cose, e fare una scoperta clamorosa per il genere umano: non tutti i diabetici sono dei novelli modelli/modelle da copertina e “sanissimi”.



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Diabete

Il diabete tipo 1 sul groppone da un giorno o 54 anni? Non perdere la fiducia e guarda avanti perché la vita è molto di più, e noi siamo forti!
Non sono un medico. Non sono un educatore sanitario del diabete. Non ho la laurea in medicina. Nulla in questo sito si qualifica come consulenza medica. Questa è la mia vita, il diabete – se siete interessati a fare modifiche terapeutiche o altro al vostra patologia, si prega di consultare il medico curante di base e lo specialista in diabetologia. La e-mail, i dati personali non saranno condivisi senza il vostro consenso e il vostro indirizzo email non sarà venduto a qualsiasi azienda o ente. Sei al sicuro qui a IMD. Roberto Lambertini (fondatore del blog dal 3/11/2007).

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