Vivo col Diabete

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Una pagina strappata non sempre lo è e una ferita sembra rimarginata ma invece resta il segno del taglio a ricordarcela, ed i buchi sui polpastrelli esito dei vari controlli glicemici sono sempre lì a dirci qualcosa, poi non si parla delle tracce lasciate dalle iniezioni d’insulina o dagli aghi d’inserimento della cannula per il microinfusore, sono tutti lì a farci il ciao! Ecco tracce di un passato remoto, prossimo, come del nostro presente e del domani a venire, per quello ancor più lontano non v’è certezza. Il diabete ricorda, il suo metabolismo ha una memoria a prova di Alzheimer, e noi? Una recente ricerca promossa da Behavioral Diabetes Institute (BDI), l’unica realtà a livello mondiale che studia e affronta i comportamenti e le ricadute psicosociologiche del diabete e nel diabetico, ha messo in luce come tra zuccherini e zuccheroni sia presente un’elevata percentuale di suscettibilità  sul totale: il 70% del campione di intervistati (circa 2000, di cui 1500 col tipo 1 e 500 tipo 2) ha manifestato una marcata suscettibilità, e il dato ancor più impressionante riguarda la quota del primo DM1 che sale all’80%.

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Il dato della ricerca personalmente non mi sorprende poiché nel corso di questi decenni vissuti con il diabete ho visto sul campo come la suscettibilità sia ben di casa presso di noi  e dimora anche in me, le ragioni della sua presenza sono molteplici ma la prima è riconducibile senza ombra di dubbio all’esordio in età infantile della malattia e l’intreccio tra ego del paziente e della patologia stessa è tale da creare una reazione di elevata sensibilità nell’amore proprio da farlo rendere impenetrabile alle sollecitazioni esterne, creando poi un effetto paradosso, ovvero una noncuranza o approccio erratico nella cura e gestione della malattia.

Il comportamento del diabetico in queste forme è trattato anche oggi come nel passato in modo inadeguato, sottostimando i punti sensibili del problema e le vie necessarie per affrontarlo e risolverlo. Quali sono i percorsi necessari per prendere dalla base il quesito? L’educazione alla consapevolezza nel diabetico di non essere solo e quindi doversi arrangiare nella vita con la malattia, e fargli trovare dei centri d’ascolto diventa importante per prevenire lo sfociare in complicanze patologiche non solo fisiche ma anche psichiche nell’evoluzione della vita e del diabete stesso. Inoltre curare ogni aspetto dell’approccio inziale con la malattia è altrettanto basilare e urgente per creare nella personalità del diabetico fiducia verso gli altri e la comprensione di come la malattia è un’opportunità di crescita consapevole e senza limiti castranti per  la vita stessa.
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