diabete tipo 2

Il diabete di tipo 2 e aspettativa di vita

Il diabete di tipo 2 è legato ad una minore aspettativa di vita indipendentemente dallo stato socioeconomico di una persona, suggerisce uno studio scozzese. La ricerca, che ha coinvolto più di tre milioni di persone, potrebbe aiutare gli scienziati a comprendere meglio gli effetti del diabete di tipo 2 sulla durata della vita. Può informare le campagne di sanità pubblica volte a far fronte alla condizione. Lo studio globale è il primo del suo genere per ottenere un’istantanea sul diabete di tipo 2 e l’aspettativa di vita in una popolazione nazionale.

La condizione cronica – nella quale il corpo non è in grado di controllare gli zuccheri nel sangue – è legata all’obesità e ha maggiori probabilità di essere diagnosticato nelle persone anziane. Un gruppo di ricerca, guidato dall’Università di Edimburgo, ha confrontato i dati sanitari anonimi ricavati da più di 250.000 persone con diabete di tipo 2 e 2.8 milioni di persone senza la condizione in Scozia.

I dati relativi alla speranza di vita sono stati generati in bande di età di cinque anni per uomini e donne di età compresa tra 40 e 89 anni nel periodo 2012-2014. Per comprendere l’effetto dello stato socioeconomico, i ricercatori hanno esaminato l’Indice scozzese di più deprivazione – basato su 38 indicatori di povertà – in ogni area geografica della Scozia.

L’aspettativa di vita è risultata essere più bassa nel gruppo di diabete di tipo 2 rispetto al gruppo diabetico non diabetico in quasi tutte le fasce d’età e a tutti i livelli di stato socioeconomico. L’unica eccezione è stata quella degli uomini di età superiore agli 80 anni nella categoria più povera. I ricercatori affermano che le differenze nell’aspettativa di vita tra i gruppi di tipo 2 e non, variano da una stima di 5,5 anni per le donne di età compresa tra i 40 ei 44 anni, con una riduzione di 0,1 anni dell’aspettativa di vita per gli uomini di età compresa tra 85 e 89 anni.

Circa una su 20 persone in Scozia ha diabete e il 90 per cento di queste persone vivono con il tipo 2. Il diabete ha un costo per NHS il sistema sanitario scozzese pari £ 1 miliardo all’anno. Il professor Sarah Wild, dell’Usher Istituto universitario di scienze della salute, dice che il prossimo passo sarà quello di indagare la relazione tra lo stato socioeconomico e i fattori che potrebbero influenzare la durata della vita, come le malattie cardiache.

Anche se il diabete di tipo 2 è una condizione grave, scelte di vita sane possono avere un impatto positivo sulla gestione, aggiunge il professor Wild. “Il nostro studio suggerisce che per migliorare la speranza di vita, dobbiamo incoraggiare la prevenzione e la gestione del diabete di tipo 2 in tutta la società”, dice Sarah Wild.



Un passo avanti verso la cura del diabete tipo 2

Pernilla Wittung Stafshede, professore e capo della divisione Biologia Chimica Università di Chalmers Svezia

Nelle persone sane, gli esosomi – piccole strutture che vengono secrete dalle cellule per consentire la comunicazione intercellulare – impediscono l’aggregazione della proteina che porta al diabete di tipo 2. Gli esosomi nei pazienti con la malattia non hanno la stessa capacità. Questa scoperta avvenuta grazie ad una collaborazione nella ricerca tra la Chalmers University of Technology e Astrazeneca ci porta a un passo avanti verso una cura per il diabete di tipo 2.

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Le proteine ??sono i cavalli del nostro corpo, svolgono tutte le attività nelle nostre cellule. Una proteina è una lunga catena di aminoacidi che deve essere ripiegata in una struttura tridimensionale specifica per funzionare. A volte, comunque, si comportano in modo non corretto e si aggregano – si aggregano – in lunghe fibre chiamate amiloidi, che possono causare malattie. È noto che il diabete di tipo 2 è causato da una proteina che si aggrega nel pancreas.

“Quello che abbiamo trovato è che gli esosomi secretati dalle cellule del pancreas bloccano quel processo in persone sane e le proteggono dal diabete di tipo 2, mentre gli esosomi dei pazienti diabetici non lo fanno”, afferma la professoressa Pernilla Wittung Stafshede, che ha diretto lo studio i cui risultati sono stati recentemente pubblicati negli su PNAS.

Quello che ora sappiamo è che gli esosomi “sani” legano la proteina che provoca il diabete all’esterno, impedendole di aggregare; tuttavia, i risultati non spiegano il perché. Non sappiamo anche se il diabete di tipo 2 è causato da esosomi “malati” o se la malattia stessa causa il loro un malfunzionamento.

“Il prossimo passo è quello di realizzare modelli controllati degli esosomi, le cui membrane contengono lipidi e proteine, per capire esattamente quale componente colpisce la proteina del diabete. Se possiamo trovare quale lipidi o proteine nella membrana degli esosomi portano a tale effetto e se tale meccanismo può funzionare, allora avremo un buon obiettivo per lo sviluppo del trattamento per il diabete di tipo 2.”



Diabetico On/Off

I risultati del 2° sondaggio sul rapporto dei diabetici con la malattia

Che fai? Si intitolava il sondaggio svolto tra dicembre 2016 e febbraio 2017, e complessivamente vi hanno partecipato 1170 persone, un numero nel suo insieme significativo e rappresentativo dei diabetici tipo 1 e dei T2 che fanno insulina. I dati forniscono informazioni interessanti, importanti circa i vari aspetti della nostra patologia. (Tale questionario era rivolto solo agli adulti over 18)

Cosa salta fuori?

Facendo una “esegesi” dei risultati c’è da dire che la media degli intervistati ha una durata del diabete di almeno 10 anni e 40 anni d’età. Hanno riposto in prevalenza dalle regioni Emilia-Romagna, Lombardia, Sardegna e Sicilia. Oltre la metà degli intervistati ha il diabete tipo 1 e un quarto degli stessi porta il microinfusore.

La realtà è ha macchia di leopardo: circa la metà ad esempio frequenta lo stesso centro diabetologia, ma l’altra lo ha cambiato più volte. Abche l’andamento della propria malattia non è omogeneo così come la soddisfazione circa la l’autogestione della patologia.

Complicanze: la metà degli intervistati non ne ha, la più riccorente è l’ipertensione assieme alla retinoptaia. Mentre per altre patologie autoimmuni solo un 30% ne è coinvolto.

Oltre la metà fa attività sportiva o fisica e la cosa interessante riguarda la mobilità per andare al lavoro, ove a contrariamente a quanto si potesse immaginare una buona metà impiega i mezzi pubblici, la bicicletta o ci va a piedi

Ancora: i diabetici si arrangiano, come è chiaro da sempre, due voci lo evidenziano in modo netto: educazione alla gestione terapeutica l’ha fatta solo il 25% del totale, stessa cosa nella sottovoce sul conteggio dei carboidrati. Ancora emerge come il piano nutrizionale, la dieta, è una pratica clinica fatta non da tutte le strutture, solo il 50% risponde di averne uno. A quanto pare è un optional.

Poi il team di diabetologia resta per la metà un dream. E per quanto riguarda l’approccio sistemico alla patologia un altro aspetto del fai da te riguarda il supporto psicologico-motivazionale, in tale ambito è pressoché assente tale figura dai centri di riferimento.

Alcune conferme: i diabetici si affidano alla rete per trovare informazioni e supporto, mentre dal totale delle riposte non ci si sente rappresentati dalle associazioni.

Infine un’ultima considerazione: se di principio il sistema sanitario pubblico è universale ovvero uguale per tutti, un po’ per le personalizzazioni fatte a livello locale, un po’ per questione di risorse mancanti o tolte, un po’ perché tra il dire e il fare c’è resta di mezzo il paziente, la tendenza sempre più accentuata è volta a far accrescere le differenze di stato e censo.

Il questionario è indipendente, non commissionato da alcun soggetto esterno.

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Su 1170 risposte il 69% erano di donne, il 31% di uomini

Fasce d’età

< 56 – 69 > 26,2 %

< 46 – 55 > 23,4%

< 25 – 35 > 22,4%

< 36 – 45 > 17,8%

> 18 9,3%

> 70 0.9%

Con chi vivi?

Sposato/Convivente 56,1%

Genitori 23,4%

Solo 15,9%

Con amici/colleghi lavoro, studentato 4,7%

Hai figli?

No 57%

Sì 43%

Professione

Studente 12,1%

Disoccupato 15,8%

Lavoro dipendente azienda privata 23,4%

Lavoro dipendente azienda pubblica 15%

Libero professionista 4,7%

Commerciante 2,8%

Artigiano 2,8%

Imprenditore 3,7%

Pensionato 12,1%

Altro 7,5%

Diabete tipo

Tipo 1 40,2%

Tipo 1 con microinfusore 25,2 %

Tipo 2 con insulina 15%

Tipo 2 con pastiglia 14%

Tipo 2 con dieta 1,9%

LADA 2,8%

Mody 0,9%

Diabetico da quanto tempo?

– 5 anni 22,4%

+ 5 anni 12,1%

+ 10 anni 42,1%

+ 25 anni 12,1%

+ 40 anni 5.6%

Oltre 50 anni 5,6%

Regione di residenza

Abruzzo 5,6%

Basilicata 2,8%

Calabria 5,6%

Campania 5,6%

Emilia-Romagna 15,9%

Friuli – Venezia Giulia 3,7%

Lazio 5,6%

Liguria 1,9%

Lombardia 12,1%

Marche 2,8%

Molise 2,8%

Piemonte 4,7%

Puglia 3,7%

Sardegna 8,4%

Sicilia 8,4%

Toscana 3,7%

Trentino – Alto Adige 0,9%

Umbria 0,9%

Valle d’Aosta 0

Veneto 4,7%

Da chi sei seguito per il diabete?

Sanità pubblica 93,5%

Sanità privata convenzionata 3,7%

Sanità privata 1,8%

Libera professione 0,9%

Hai una polizza assicurativa sanitaria integrativa?

Sì 10,3

No 89,7%

Da quanto tempo frequenti la struttura?

Meno 5 anni 34,6%

+ 5 anni 24,3%

oltre 10 anni 25,2%

oltre 20 anni 15,9%

Quante volte hai cambiato struttura?

Nessuna 53,3%

almeno 2 volte 34,6%

oltre 3 volte 12,1%

Il tuo Centro di riferimento di diabetologia lavora in team? (Medico diabetologo – Infermiere Educatore – Dietista – Podologo -Psicologo)

Sì 49,5%

No 35,5%

Non so 15%

Ti sei mai avvalso di una consulenza psicologica/psichiatrica?

Sì 45,8%

No 54,2 %

C’è lo psicologo o conselour nel tuo Centro di Riferimento?

Si 34,6%

No 65,4%

Se manca credi ci vorrebbe?

Sì 86,9%

No 13,1%

Ogni quanto tempo fai la visita di controllo del diabete?

< 3 mesi 48,6%

> 6 mesi 38,3%

Una volta l’anno 13,1%

Il tempo di attesa per la chiamata alla visita quanto dura?

< 30 minuti 42,1%

> 30 minuti 25,2%

oltre un’ora 24,3%

oltre due ore 8,4%

Per recarti alla visita ti avvali di quale tipologia di permessi? (Domanda rivolta ai lavoratori dipendenti)

Permesso orario 61,5%

Ferie 15,4%

Malattia 23,1%

Qual è il valore della tua ultima emoglobina glicata effettuata?

< 6 5,6%

tra 6,1 e 6,5 15%

tra 6,6 e 7 16,8%

tra 7,1 e 7,5 24,3%

tra 7,6 e 8 15%

tra 8,1 e 9 10,3 %

tra 9,1 e 10 9,3 %

oltre 10 3,7%

In una scala da 1 a 8 quanto ti ritieni soddisfatto dell’andamento del tuo diabete? (1= per niente, 8= moltissimo)

1 11,2%

2 6,5%

3 10,3%

4 16,8%

5 17,8%

6 23,4%

7 12,1

8 1,9

In una scala da 1 a 8 quanto ti ritieni soddisfatto della struttura sanitaria che segue il tuo diabete? (1= per niente, 8= moltissimo)

1 3,7%

2 4,7%

3 19,6%

4 13,1%

5 13,1%

6 17,8%

7 17,8%

8 10,3%

Con quale frequenza fai gli esami di laboratorio (glicata, microalbuminuria, ecc)?

Ogni 3 mesi 56,1%

Ogni 6 sei mesi 34,6%

Una volta l’anno 9,3%

Fai la visita oculistica (esame fondo dell’occhio) almeno una volta l’anno?

Si 82,2%

No 17,8%

Fai almeno una volta l’anno l’elettrocardiogramma con visita cardiologica?

Si 63,6%

No 36,4%

Ti viene controllata la pressione arteriosa e il peso?

Si 90,7%

No 9,3%

Hai partecipato almeno una volta a un corso completo per la gestione del diabete?

Si 29%

No 71%

Sai cos’è la conta dei carboidrati?

Si 66,4%

No 7,5%

Ne ho sentito parlare 26,2

Se hai risposto sì alla precedente domanda, hai partecipato a un corso sulla conta dei carboidrati?

Si 38,6%

No 61,4%

Segui una dieta personalizzata rilasciata dai dietisti del tuo Centro di riferimento di diabetologia?

Sì 16,8%

No 33,6%

Mi arrangio in proprio 49,5%

Ti viene fornito regolarmente il materia per il controllo della glicemia a casa (glucometro, strisce ecc.)?

Sì 88,8%

No 11,2%

Se hai risposto sì alla precedente domanda ti è sufficiente la quantità di materiale fornito?

Si 64,6%

No 35,4%

Ti controlli regolarmente la glicemia a casa?

Si 86,9%

No 13,1%

Quante volte la controlli?

prima dei pasti e di andare a dormire 27,1%

prima e dopo i pasti 6.5%

senza un ordine preciso 25,2%

Sempre: prima e dopo i pasti, di dormire e dopo una ipo 41,1%

Per il controllo della glicemia che strumento usi?

Glucometro 62,6%

Sensore CGM 6,5%

Glucometro + Sensore 30,8%

Memorizzi e scarichi i dati del diabete (glicemia, insulina, carboidrati) per le valutazioni personali e mediche?

sì su carta 28%

sì su PC 34,6%

si su app Smartphone 10,3%

no 27,1%

Il diabete quanto ti impegna nella giornata per valutare il da farsi circa glicemia, insulina, terapia, dieta, attività fisica o altro?

– 2 ore 47,7%

+ 2 ore 27,1%

Non so 25,2%

Il tuo ciclo di riposo sonno/veglia è?

Regolare 31,8%

faccio fatica a dormire 17,8%

dormo molto 12,1%

ho il sonno interrotto 33,6%

soffro di insonnia 4,7%

Hai un lavoro strutturato per turni?

Si 25,2%

No 74,8%

Hai mai avuto problemi sul posto di lavoro a causa del diabete

Si 21,5%

No 78,5%

Ti hanno mai fatto storie per l’assunzione nel posto di lavoro in quanto diabetico?

Si 15%

No 85%

Per il diabete ha

Invalidità civile 26,2%

Invalidità civile + 104 9,3%

Nessuna delle due 64,5%

Per gli spostamenti che mezzi usi?

Auto 61,7%

Moto 2,8%

Bicicletta 4,7%

mezzi trasporto pubblici 19,6%

a piedi 11,2%

Hai difficoltà per il rinnovo della patente a causa del diabete?

Si 19,6%

No 80,4%

Ogni quanto lo fai il rinnovo?

< 5 anni 34,5%

5 anni 34,5%

> 5 anni 31%

Hai complicanze dovute al diabete?

Retinopatia 22,4%

Nefropatia 8,4%

Gastroparesi 3,7%

Piede Diabetico 10,3%

Cardiopatia 6,5%

Ipertensione arteriosa 24,3%

Ipercolesterolemia 19,6%

Lipodistrofia 9,3%

Disfunzioni sessuali 14%

Osteoporosi 6,5%

Gengivite 15%

No 45,8%

Hai altre patologie autoimmuni?

Artrite reumatoide 7,5%

Tiroidite di Hashimoto 20,6%

Celiachia 3,7%

No 71%

Pratichi esercizio fisico o attività sportiva?

Si 62,6%

No 37,4%

Sei hai risposto sì alla precedente domanda, con quale frequenza la pratichi?

Occasionale 17,4%

ogni tanto 24,8%

a livello amatoriale 55,1%

a livello agonistico 2,9%

Segui i social network diabetici (facebook, blog o simili)

Sì 91,6%

No 8,4%

Sei hai risposto sì alla precedente domanda trai giovamento nella tua vita con il diabete dai social network?

Sì 63,7%

No 3,9%

resto perplesso 13,7%

non so 18,6%

Partecipi alla vita della locale associazione di diabetici, o comunque ne fai parte?

Sì 23,4%

No 76,6%

Ti tieni informato per quanto riguarda le novità relative alla terapia, ricerca e tecnologia legata al diabete?

Sì 91,6%

No 8,4%

Hai mai partecipato a test scientifici per trial terapeutici (farmaci, tecnologie innovative nel trattamento del diabete)?

Si 14%

No 86%

In conclusione: con il diabete ci vivi bene?

Sì 29,9%

No 35,5%

rinvio la risposta 26,2%

non so 8,4%

 





 

 



Effetti positivi dei fenofibrati sui diabetici di tipo 2 con retinopatia

Retinopatia diabetica

(fonte Reuters del 7/11/2007) – Fra i pazienti con diabete tipo 2 il, la terapia del fenofibrate è
associata con una riduzione significativa dell’esigenza della
chirurgia del laser per retinopatia su un periodo di cinque anni,
rispetto al trattamento del placebo.
I risultati sono stati presentati qui alle sessioni scientifiche 2007
dell’associazione americana di cardiologia dal Dott. Anthony Keech
dell’università di Sydney in Australia.
Dopo 5 anni dell’aggiornamento, “c’era una riduzione del 31 per cento
del rischio di chirurgia del laser con la terapia del fenofibrate,”
ha detto all’agenzia Reuters Keech. Specificamente, 3.4 per cento dei
pazienti che ricevono il fenofibrate e 4.9 per cento che ricevono il
placebo hanno richiesto la chirurgia del laser per retinopathy.
Mentre i benefici sono più grandi in pazienti con buon controllo
del glucosio nel sangue, c’è ancora un certo aumento di quelli con
le glicemie superiori al normale.

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