Vivo col Diabete

Appunti di malattia

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Il Natale, la Pasqua, le feste trascorse in ospedale. Il periodo fa riaffiorare nella mia mente i ricordi d’infanzia, di quando trascorrevo come ho già avuto modo di scrivere mesi in ospedale per via del diabete perché negli anni 60, 70 e anche 80 l’unico modo per fare terapia con questa patologia era la degenza ospedaliera. Oggi non è però di questo che voglio scrivere, ma il mio ricordo e pensiero va verso tutti i genitori e parenti di piccoli e giovani diabetici e che con questi ultimi condividono un tratto di strada fatto insieme e costruito nella direzione di aver fiducia per il futuro e nella vita , di guardare avanti. Ogni ostacolo può e deve essere superato, dobbiamo essere coraggiosi e non aver paura del presente come del domani. Oggi voglio regalarvi, dal baule dei miei ricordi, alcune riflessioni da me fatte in epoca infantile e nel vissuto all’interno del pediatria al Gozzadini S. Orsola di Bologna:

Quell’uomo di bianco vestito non mi porta il gelato?
Perché? Mamma chi è?
Quell’uomo vestito di bianco ha un pezzo di vetro in mano
Mi ha fatto male, tanto male! Mamma perché

(scritto il 4 giugno 1967)

Avanti c’è posto
Avanti c’era posto
Non c’è piu posto

E non spingere
Ascolta chi parla non spingere
L’aria non può essere imprigionata
Chiuso in questa camera dalle pareti bianche
a metà tinte di un leggero color celeste
Sulla porta c’è disegnata una colomba e Pluto

Io grido aiuto ma neanche Dio mi ascolta

(scritto il 21 gennaio 1969)

Rileggendo questi passi a tanti anni di distanza e con gli occhi, la mente del presente dico: si deve avere fiducia, si deve combattere e il futuro, la vita va vissuta: crediamoci.

1 comment

  1. Quei tuoi pensieri erano struggenti, mi viene la pelle d’oca a pensare ai tuoi genitori quando tu condividevi con loro quei pensieri.
    Quando mio figlio a 16 mesi di vita si ammalo’ di diabete fu un colpo tremendo, pensando a come lui si fosse posto davanti a questa malattia.
    Ma grazie a Dio, lui, che ora ha 4 anni, ha avuto molta piu’ forza di noi genitori.
    Ricordo una volta, quando aveva 3 anni, che prima di cena, era in ipoglicemia, e quindi oltre a dargli un cucchiaino di zucchero decidemmo di fargli la puntura a fine pasto, perche’ coi bimbi cosi’ piccoli non si sa mai se e quanto hanno voglia di mangiare. Lui, seduto a tavola, davanti al piatto di pasta mi rimprovero’ e protesto’ “Papa’….ma ti sei dimenticato di farmi la punturina!!!! Capii presto….perche’ me lo insegno lui, che il problema psicologico della puntura era solo mio, per lui era solo un normale atto della vita quotidiana.

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