Vivo col Diabete

E no io non ci sto!

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Mi ritorna in mente, ricordo i tempi dell’omeopatia applicata al diabete ovvero quando avevo l’iperglicemia ricorrente e la curavo con cibi ad elevato contenuto di carboidrati semplici e complessi e con gli effetti collaterali ai vari organi e funzioni del corpo: vista, circolazione e reni. Insomma per farla breve applicare una terapia alternativa al diabete 1 di qualsiasi natura, genere  è dannoso e delittuoso, criminale. Punto e basta. L’ho scritto, detto e ripeto ancora una volta oggi. I problemi non sono solo questi: prendendo punto dal titolo del post odierno nelle varie fasi del processo di accettazione/rifiuto del diabete l’ultimo aspetto: il rigetto della malattia, rappresenta la parte più grave e trascurata dalla società, da parte di chi deve, dovrebbe aiutare ad arginare un fenomeno molto diffuso.

Dalla lettura degli articoli di stampa e notizie presenti in rete vado a leggere che il 50% dei diabetici non si cura, la cifra è molto probabilmente stimata per difetto. Il motore scatenante nel dire: mi sono rotto le palle di dover stare lì a controllare cosa mangio, fare la glicemia, poi quanta insulina debbo iniettarmi, insomma una persona arriva con una certa facilità a sbottare e trasformare la reazione in uno stato d’abbandono più o meno permanente, e se a questo si aggiunge anche l’abdicazione degli altri che circondano il diabetico il fatto assume una condizione d’aggravamento elevata e difficile da recuperare.

Restare nel ghetto, isolarsi e un tratto di strada lungo che io ho provato sulla mia pelle per diversi anni. Tra i luoghi comuni detti quando si superano gli anta c’è spesso: se potessi tornare indietro…

Beh questa frase non m’appartiene ne ora, ne mai. Io non ho rimpianti, ne lezioni da impartire a nessuno faccio solo una considerazione: è normale e lecito sbagliare, fa parte della vita; ma per ogni cosa c’è un tempo e ogni persona ha il suo per fare tutte le esperienze, soltanto che alcuni sbagli se protratti negli anni non si rimediano e lasciano il segno nella mente, pelle e corpo.

Nel rifiuto della cura leggo un messaggio nella bottiglia lanciata dentro l’oceano della vita: aiuto sono qui, da solo non ce la faccio venitemi a prendere, solo l’uso dello strumento è sbagliato, non idoneo per dialogare, comunicare con gli altri.

Ecco io non ci sto a rifiutare di curarmi, a non accettare il diabete: perché? Voglio esserci domani per vivere la vita e nonostante tutto il diabete non mi fermerà in questo mia volontà forte come il vento di maestrale, splendente come il sole, unico come l’amore per me stesso e il prossimo mio.
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