Emozioniamo

Secondo me ha il diabete

Ciao, sono MariaMartina e ho 18 anni, sono nata nel mese di aprile, in primavera. Anche se la mia stagione preferita è l’inverno.
Sono una ragazza estroversa, allegra e con un bel caratterino (dicono) ma allo stesso tempo molto insicura. Sono molto determinata anche se spesso mi stanco delle cose.
Il mio colore preferito è il rosa, amo gli animali e soprattutto amo il cibo.
Adoro il sushi e tutto ciò che di buono cucina mia nonna.
Sono stata una scout e da qualche mese faccio clownterapia negli ospedali, mi fa stare bene.
Odiavo gli ospedali.
Mi sentivo male al solo pensiero di doverci entrare, anche per far visita a qualche parente. Avevo come la sensazione di sentirmi chiusa in una gabbia, mi mancava l’aria e vedere medici ed infermieri mi dava un senso di preoccupazione, come se associassi la loro figura a qualcosa di cattivo.
Ma avevo solo 9 anni e mezzo.
Nel settembre del 2009 io mamma, papà e Il mio fratellino Steve andammo in vacanza in un villaggio, fu la mia ultima vacanza senza il DT1, ricordo solo questo però.
Qualche settimana dopo il rientro da questa vacanza il mio corpicino iniziò a subire delle trasformazioni: iniziai a perdere peso con troppa rapidità.
Avevo solo 9 anni e mezzo e pesavo 35 kg.
Anche le mie abitudini alimentari cambiarono, iniziai a mangiare quasi quanto un uomo adulto, mangiavo ogni ora, avevo una fame insaziabile.
Mangiavo la bellezza di due o tre cornetti per colazione, due piatti di pasta, compreso il secondo e la frutta per il pranzo, durante il pomeriggio mangiavo le squisitezze della rosticceria sotto casa e per cena se c’era della pizza era meglio.
Quasi dimenticavo: bevevo tanto, arrivai a bere quasi tre litri di acqua al giorno, mi svegliavo di notte per bene ed andare in bagno.
Mi svegliavo minimo quattro volte durante la notte per fare questo e se c’era un po’ di Nutella in dispensa non mi dispiaceva mangiare qualche cucchiaino al volo.
E nonostante questo, perdevo peso.
Stavo scomparendo.
Presi dalla preoccupazione i miei genitori si rivolgevano ogni settimana al pediatra che puntualmente ripeteva: ” signori, state tranquilli se mangia tanto e beve tanto è normale. È la crescita!” Infatti crescevo a vista d’occhio.
Ma non stavo bene.
Non ero più io.
Ero sempre stanca. La vista non andava.
Tremavo a volte. Avevo le occhiaie, forse perché dormivo poco dato che avevo sempre bisogno di bere ed urinare.
Feci la pipì al letto una volta, avevo 9 anni e mezzo e ho smesso di farlo a 4 anni.
Mi vergognavo tanto.
Mia mamma non ce la faceva più e mi portò dal pediatra per prescrivere le analisi del sangue: emocromo completo e controllo delle urine.
Dopo il prelievo avevo bisogno di energia e ci fermammo a fare colazione, la mia ultima colazione senza DT1, non me la dimenticherò mai: due cornetti con Nutella e un pezzo di torrone con le mandorle.
La sera di quello stesso giorno i miei genitori erano impegnati al computer, quasi non mi consideravano.
Era un mercoledì di dicembre, il mio giorno preferito della settimana perché non avevo ore di matematica.
Ero pronta per andare a scuola ma la mamma non trovava il grembiule.
Suonano alla porta ed era Zia Marianna.
Strano, erano le 8 del mattino.
“Niente scuola oggi amore di papà, andiamo a fare una visita.”
Mi addormentai in macchina.
Arrivati in ospedale, il reparto di pediatria era chiuso. Papà era nervoso, mamma era strana, zia era vicino a me.
Scendiamo le scale dell’ospedale e mia mamma abbraccia un medico, che cosa strana.
Era un nostro vicino di casa, lavorava in quel ospedale. “Il nostro angelo” così dice lei.
Papà parla in disparte con il dottore.
Andiamo nel suo ambulatorio, iniziamo a parlare.
Il dottore balbettava.
Balbetto anch’io, da sempre.
“Come stai? Hai mal di testa frequenti?”
“Bevi molto? Fai tanta pipì?”
Erano delle domande retoriche.
Quasi non voleva convincersi.
Lui era speranzoso.
“Secondo me ha il diabete” disse papà a bassa voce
“Ma no stai tranquillo”
Volevo andare via.
Il dottore si alza e prende un batuffolo di ovatta imbevuto di disinfettante e uno asciutto.
Tira fuori dal suo cassetto un affarino, anzi erano tre: il glucometro, il pungi dito, un pacco di strischette.
Qual è il tuo dito preferito?
Il mignolo, è quello delle promesse.
Passa l’ovatta con il disinfettante sul mio mignolo sinistro, mi punge con il pungidito, asciuga la prima goccia di sangue con il batuffolo asciutto.
Mi faceva un po’ male.
Preme un po’ sul dito affinché uscisse un’altra goccia.
Effettua il mio primo controllo glicemico.
50, 49, 48… erano i secondi di attesa.

698mg/dl.

“Cos’è? Quindi?” Domandai al dottore, il suo sguardo si era spento.
Esce dalla stanza.
Torna con tre infermiere.
Avevo tre flebo attaccate alle braccia.
Ho rischiato il coma iperglicemico.
Il laboratorio analisi non ha chiamato nessuno per informare dei risultati.
C’è stato un via vai di gente dalla mia stanza, tutti i miei parenti erano preoccupati per me. È stata la prima volta che ho visto piangere papà. La mamma si sentiva in colpa per la colazione del giorno prima.
Avevo fame.
Due giorni dopo il primo pasto, finalmente. Non vedevo l’ora.
Erano le 12.
Mi chiamano in infermeria.
“Bella bimba, questa è la tua penna di insulina, questo è il tuo aghetto. Ora mostro alla mamma come deve fare ok?”
L’infermiera fece delle dimostrazioni su un’arancia.
In quel momento decisi di dover prendere il mano la situazione e fare la mia prima iniezione di insulina in completa autonomia.
Avevo 9 anni e mezzo e ho infilato un aghetto sulla mia coscia per la prima volta.
Non sapevo che l’avrei fatto per tutta la vita.
Faceva un po’ male.
Il giorno delle dimissioni dall’ospedale tornai a casa e fui accolta da tutti i miei parenti e un cartellone “bentornata MariaMartina”.
Piangevano tutti e iniziai a piangere anch’io.
Sono emotiva.
A distanza di mesi, il diabetologo che mi seguiva mi disse che dovevo iniziare a fare le iniezioni sulla pancia.
Avevo paura.
Così una sera mamma papà e Steve presero in mano una penna di insulina con un aghetto e iniziarono a farsi delle punture sulla pancia (senza iniettarsi insulina ovviamente) per dimostrarmi che non fa male e non devo avere paura di farlo.
Steve aveva solo cinque anni e molto più coraggio di me.
Posso solo ringraziarli.
Da quando ho iniziato ad iniettarmi L’insulina in pancia le mie glicemie sono migliorate.
Sono le tre del mattino, è inverno e nonostante questo sto sudando.
Tremo. Mi tremano le mani e non mi sento più le gambe.
Ho 40 di glicemia.
Che brutta sensazione, essere disturbata durante il sonno da questo mostro. Sono in ipoglicemia. Devo mangiare tanto.
Ho fame, il mio corpo richiede zuccheri.
Odio le ipoglicemie.
Settembre 2013.
Parto per Pistoia.
Campo regionale con tutti i diabetici della Puglia con età compresa tra i 13 e i 18 anni.
L’esperienza più bella della mia vita.
Ho condiviso una settimana con ragazzi che avevano una cosa in comune con me.
Eravamo tutti felici…e diabetici.
Grazie a questa esperienza ho imparato a non avere vergogna, ho imparato a parlarne con le persone perché è giusto che le persone sappiano.
Ho acquisito maggiore consapevolezza della mia malattia.
La tecnologia mi ha aiutata.
Ho messo il mio primo microinfusore.
Un affarino che mi nascondevo nel reggiseno ed era collegato tramite un filetto ad una cannula sulla mia pancia.
Sembra complicato.
Niente più punture sulle braccia, pancia, gambe e glutei.
Niente 15 iniezioni ogni tre giorni. Solo una.
Sono pigra.
Dovrei fare sport, lo sport fa bene.
Devo smetterla di mangiare la pasta col sugo e fare la scarpetta col pane. Non mi fa bene ma è buono.
Faccio due unità in più.
Avevo solo 9 anni e mezzo quando ho scoperto di essere affetta da Diabete di tipo 1.
Il mio compagno per la vita, mi piace pensarla così.
E quindi ciao, sono MariaMartina e ho il diabete di tipo 1 quello giovanile.
Oltre alle ipoglicemie che sono il mio terrore, oltre ad una borsetta con glucometro, siringhe e zucchero da portare sempre appresso e la mia voglia irrefrenabile di mangiare carboidrati, va tutto bene…”poteva andare peggio” cit.



14 risposte »

  1. Racconto giovane ma già cresciuto e pronto per l’avvenire un passaggio di vita importante che fa maturare ma se lo affronti come stai facendo tu il futuro sarà sempre luminoso. Brava MariaMartina

  2. Mio figlio Luca dice che sai descrivere molto il diabete e se lo dice lui allora è una garanzia!

  3. 1 giugno

    Quattro biscotti ai cereali, due fette biscottate integrali e un bicchiere di succo di arancia rossa. Questa la colazione scelta per un pieno di energia e vitalità, almeno così pensava dopo ore passate su google mettendo a confronto cibi e proprietà nutritive delle migliori colazioni europee.
    Stanotte l’ho sognata. Poi sei arrivata tu e il sogno è cambiato…. in meglio, continua così!

  4. Forse la mia esistenza sta nell’accettare i miei errori e continuare ad essere la persona che sono. perché la vita è molto di più che il diabete tu mi insegni MariaMartina

  5. Sono tante le ragioni per dirti grazie, ma ti dico solo grazie di esistere e di farmi esistere, perché senza te non vivrei. Buona vita MariaMartina!!!!

  6. Grazie del supporto, grazie del coraggio, grazie di darmi una mano perché ho capito che senza la tua esperienza sarei affogata in un lago di guai, tu mi dai la forza e fai capire che valgoi, si tu ce la fai Maria Martina

  7. Tante parole non sempre rendono interessanti i discorsi… a volte una sola parola racchiude un profondo significato: grazie!

  8. Nel giardino dell’amicizia si piantano i semi con cura e le piante che ne derivano sono curate anche di più finché sbocciano in fiore. Grazie per aver fatto sbocciare questo tuo racconto MariaMartina!

  9. Scrive la mente
    scrive la mente scossa,
    scrivi mente pazza
    non sai dove rifugiarti!
    Qui trovi la tua pace
    qui il tuo Eden.
    Grazie MariaMartina!

  10. Accadono cose che sono come domande,
    passa un minuto oppure anni,
    e poi la vita risponde.
    Alessandro Baricco
    La dedico a voi giovani donne coraggiose
    Amanti della vita perché il male serve per
    esaltare il bene e liberarci dalle catene
    Della malattia

  11. Cara Martina la mia diabetologa, che sa fare anche l’oroscopo, dice che noi arieti siamo dei fulmini di guerra solo che i fulmini durano poco: che sia vero?

  12. Ciao MariaMartina…..penso ti ricordi di me….sono Andrea il barman della praja…..oggi ho voluto subito cercare il tuo articolo e credimi…mi hai fatto piangere…..sei una ragazza forte e da ammirare…..continua così e i bambini a cui fai la clownterapia avranno sempre un sorriso in più…..xk in questa vita serve tanto sorridere…..aiuta a passare i momenti brutti ?