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I reni vanno sempre meglio nei diabetici di tipo 1

Premessa: la Finlandia assieme alla Sardegna sono le realtà geografiche con la più alta concentrazione mondiale di diabetici di tipo 1. ll rischio cumulativo di malattia renale allo stadio terminale (ESRD) tra i pazienti con diabete di tipo 1 è diminuito nel tempo in Finlandia, secondo uno studio pubblicato online il 20 dicembre in Diabetes Care.

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Jaakko Helve, MD, dell’Università di Helsinki, in Finlandia, e colleghi hanno analizzato i dati di tutti i pazienti <30 anni con diagnosi di diabete di tipo 1 in Finlandia tra il 1965 e il 2011. Nello sforzo di valutare come il rischio di ESRD è cambiato nel tempo, 29.906 i pazienti sono stati seguiti fino all’inizio della terapia di sostituzione renale, morte o fine del follow-up al termine del 2013.

I ricercatori hanno scoperto che su una mediana di 20 anni di follow-up, c’erano 1.543 casi di ESRD e 4.185 morti. Venti anni dopo la diagnosi del diabete, il rischio cumulativo di ESRD era del 2,2%; il rischio è calato del 7% dopo 30 anni. Tra i pazienti diagnosticati tra il 1995 e il 2011, il rischio relativo di ESRD era 0,13 rispetto a quelli diagnosticati tra il 1965 e il 1979. Il rischio più basso di ESRD era nei pazienti <5 anni al momento della diagnosi, mentre il più alto rischio cumulativo di ESRD stimato da il tempo di nascita era in pazienti di età compresa tra 5 e 9 anni al momento della diagnosi del diabete.

“Il rischio cumulativo di ESRD è diminuito notevolmente negli ultimi cinque decenni”, scrivono gli autori. “Ciò evidenzia l’importanza del trattamento moderno per il diabete e della nefropatia diabetica”.



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I metaboliti sono alterati nell’insufficienza renale cronica

La malattia renale cronica (CKD) colpisce un diabetico su sette, secondo i dati forniti OMS. Queste persone hanno un rischio molto elevato di malattie cardiovascolari e alcune di esse progrediscono verso la dialisi e trapianto.

Tuttavia, esistono poche opzioni per trattarle e poche importanti scoperte sono state fatte negli ultimi 30 anni. Più di 660.000 italiani soffrono di insufficienza renale, secondo il NIDDK.

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Un nuovo studio che includeva ricercatori norvegesi, l’Università di Washington, l’Università della California di San Diego e l’Università del Texas Health Science Center di San Antonio (ora UT Health San Antonio) hanno scoperto che decine di piccole molecole chiamate metaboliti sono alterate in questa malattia. “Abbiamo analizzato queste piccole molecole nel sangue e nelle urine di pazienti diabetici con malattia renale cronica e confrontato i risultati con campioni ottenuti da un gruppo di individui sani”, ha detto Stein Hallan, MD, primo autore dello studio pubblicato su EBioMedicine. “È importante sottolineare che il nostro studio ha identificato che un gruppo di molecole chiamate metaboliti del ciclo dell’acido tri-carbossilico (TCA) sono significativamente influenzate nella malattia renale cronica “.

Malattia renale cronica, affaticamento e metabolismo

Il ciclo TCA è un processo in cui il combustibile delle molecole viene convertito in energia. Questa attività si verifica nei mitocondri, i centri energetici di tutti i tipi di cellule. Il fatto che il ciclo TCA abbia un impatto significativo nella malattia renale cronica supporta la visione della CKD come uno stato di disfunzione mitocondriale, ha detto uno degli autori dello studio Kumar Sharma, MD, FAHA, a capo della nefrologia e direttore fondatore del Center for Renal Precision Medicine presso UT Health San Antonio.

“In genere, i pazienti con stadi più avanzati di malattia renale cronica soffrono di affaticamento grave e molti altri organi (muscoli, cervello, intestino e altri) non funzionano bene”, ha detto il dottor Hallan. “Il quadro clinico indica che esiste un difetto di base generale nella funzione mitocondriale di questi pazienti”.

Questa scoperta si basa sul lavoro precedente del gruppo Sharma. Dal 2013, quando il team era di base alla UC San Diego, gli investigatori clinici hanno pubblicato diversi documenti di ricerca a sostegno del fatto che la disfunzione mitocondriale è un meccanismo importante nel diabete e altri tipi di malattie renali .

Il nuovo studio ha anche scoperto che nei pazienti con insufficienza renale cronica, l’espressione dei geni che regolano il ciclo del TCA era significativamente ridotta rispetto agli individui sani.

Indizi molecolari a terapie per le malattie renali

I ricercatori sperano che una nuova terapia rivoluzionaria possa emergere da queste intuizioni.

“Questo è certamente il nostro obiettivo”, ha detto la dott.ssa Sharma. “La metabolomica, l’analisi di piccole molecole in campioni biologici, ha rivelato numerose anomalie nel sangue dei pazienti uremici, i cui reni non sono in grado di eliminare i rifiuti prodotti dall’organismo. Ulteriori esplorazioni del ciclo TCA, utilizzando la metabolomica, possono identificare nuovi bersagli terapeutici per CKD e a sua volta può aiutarci a valutare gli effetti di interventi promettenti “.

Considerazione finale: per il diabete nel suo insieme in Italia i fondi stanziati per la ricerca sono pari a 100.000. A parte le patologie cardiovascolari le altre complicanze del diabete sono prive di vere terapie: nefropatia, retinopatia, neuropatie periferica e autonomica per citare le principali. Selfie a parte la realtà è questa poi tutto il resto mancia manca

Riferimento della rivista: EBioMedicine



In calo l’incidenza delle malattie renali a stadio terminale causate dal diabete

L’incidenza della malattia renale di stadio finale (ESRD) con il diabete come causa principale (ESRD-D) è diminuita negli Stati Uniti dal 2000 al 2014, secondo uno studio pubblicato online in novembre su Morbidity and Mortality Weekly Report.

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Nilka Rios Burrows, MPH, ricercatore presso i centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie, e colleghi hanno esaminato i dati 2000 e 2014 dal sistema di monitoraggio nefrologico USA e dal sistema di sorveglianza dei fattori di rischio per il comportamento per esaminare le tendenze in ESRD-D negli Stati Uniti in generale e in ogni stato.

I ricercatori hanno scoperto che l’incidenza dell’ESRD-D standardizzata sull’età è diminuita negli individui con diabete durante quel periodo, dal 260,2 al 173,9 per 100.000 pazienti diabetici (diminuzione del 33%); significativi cali sono stati osservati nella maggior parte degli stati. Nessuno dei territori ha avuto un aumento dell’incidenza di ESRD-D.

“La continua consapevolezza dei fattori di rischio per l’insufficienza renale e gli interventi per migliorare la cura del diabete potrebbero sostenere e migliorare queste tendenze”, scrivono gli autori.



Glicosuria e non solo per proteggere i nostri reni con il diabete

frutta

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Otto regole per proteggere i reni se abbiamo una iniziale nefropatia diabetica o insufficienza renale
Ridurre proteine, fosforo e potassio è necessario a non sovraccaricare i reni. Più legumi e meno carne rossa. Più cereali integrali, ma latticini con moderazione. Olio extravergine, cotture al vapore, pesce, spezie al posto del sale e tanta acqua. Sono le regole suggerite dai dietisti italiani dell’Andid per proteggere i reni.
In Italia le persone con malattie renali sono 5 milioni, 50mila quelle con insufficienza renale in dialisi. Per questi pazienti il “modo di alimentarsi deve adattarsi alla gravità della malattia e ai diversi problemi che possono insorgere” e quindi è fondamentale l’educazione alimentare e “l’implementazione della dieta ipoproteica, un supporto fondamentale per il mantenimento della funzione renale residua nel tempo”.
Se per chi soffre di malattia renale seguire un regime dietetico controllato è vitale, le regole per uno stile di vita sano valgono per tutti.
Ecco otto punti da tenere a mente.
1 – Mantieniti attivo e in forma. La attività fisica regolare aiuta a controllare la pressione arteriosa e perciò riduce il rischio di malattia renale.
2 – Controlla regolarmente la glicemia. Circa la metà delle persone con malattia renale hanno il diabete. È importante controllare la glicemia con regolarità e mantenerla nei limiti giusti. Il peso corporeo dovrebbe essere mantenuto nella norma attraverso un’alimentazione corretta ed equilibrata.
3 – Controlla la pressione del sangue. Dopo il diabete la causa più frequente di danno renale è la pressione del sangue elevata. Il livello di pressione normale è 120/80. La pressione alta è particolarmente dannosa per i reni quando è associata ad altri fattori come il diabete, il colesterolo elevato e le malattie cardiovascolari.
4 – Mangia sano e controlla il peso. Privilegiare una dieta a base di cibi vegetali, come la dieta mediterranea, riduce l’acidità dell’urina con un conseguente minor carico di lavoro per il rene. Alcune semplici regole possono essere facilmente adottate: mangiare frutta e verdura in abbondanza: sono alimenti che hanno poche calorie e tante vitamine antiossidanti. Consumare ad ogni pasto cereali come pasta, riso, farina di mais, pane, biscotti, sia comuni che integrali. Cucinare la pasta in modo semplice, con sughi di verdure. Scegliere il pane e i prodotti da forno tra quelli meno conditi, ad esempio: pane senza sale e senza olio, biscotti secchi.
Consumare almeno 2 volte la settimana legumi (ceci, fagioli, fave, lenticchie, lupini, piselli, soia) come fonte di proteine. Minestre di legumi o legumi conditi con olio extravergine di oliva e accompagnati da pane sono un ottimo “piatto unico”, ricco di sali minerali (ferro e calcio) e di vitamine. Ridurre il consumo di alimenti che
contengono proteine e in particolare quelli di origine animale contenute nella carne, affettati, pesce, uova, formaggi e latticini. Cerchiamo di non consumare un doppio secondo (carne e formaggio, salumi e formaggio, ecc). Impariamo a fare piatti unici utilizzando carne, pesce, uovo. Mangiare i formaggi come “condimento” e non come
“secondo piatto”. Alcuni esempi? Pasta all’uovo, pasta o riso conditi col pesce, verdure ripiene, sformati di verdure. Scegliere carni e affettati dove sia possibile eliminare il grasso visibile. Consumare pesce con regolarità, almeno 2-3 volte la settimana. Ridurre la frequenza settimanale di consumo di formaggi o latticini a 2/3 volte la settimana. Preferire per i condimenti e la cottura l’olio extravergine di oliva, moderando le quantità e aggiungendolo, quando possibile, a crudo; utilizzare anche utensili che permettano la
riduzione della quantità di grassi per la cottura.
5 – Riduci il sale. Prepara da solo i pasti con ingredienti freschi e riduci il sale aggiunto; usa aromi e spezie per migliorare il gusto; evita il consumo regolare di affettati e formaggi.
6 – Bevi in abbondanza. Bere permette di eliminare le tossine prodotte dal metabolismo. Per mantenere la funzione renale bisogna bere circa due litri al giorno. Questa quantità può variare in relazione al sesso, l’esercizio fisico, il clima, le condizioni di salute, la gravidanza e l’allattamento. Le persone che hanno già avuto un episodio di calcolosi renale dovrebbero bere di più, almeno 2-3 litri di liquidi al giorno, per ridurre il rischio di formazione di nuovi calcoli. La bevanda migliore in assoluto è l’acqua. Vanno bene tisane e tè preparati in casa e non zuccherati. Limitare invece le bibite commerciali o i succhi di frutta che apportano zuccheri (e calorie) non necessari. Inoltre spesso nelle bibite troviamo additivi che possono nuocere ai reni, come i fosfati o il potassio.
7 – Non fumare. Il fumo aumenta la pressione del sangue e accelera l’invecchiamento dei vasi ostacolando la circolazione. Se meno sangue raggiunge i reni si riduce la loro capacità di funzionare correttamente. Inoltre il fumo aumenta il rischio di cancro del rene in quanto le sostanze contenute nel tabacco vengono eliminate attraverso le urine.
8 – Evita l’uso abituale di farmaci non indicate dal medico. Alcuni farmaci comuni come gli analgesici possono causare danni al rene e all’apparato cardiovascolare se assunti troppo frequentemente. Parlatene con il vostro medico.

Reni un parte fondamentale per la salute del nostro corpo, non dimentichiamolo.

Diabete tipo 2 con alto livello di acido urico piu’ rischi renali

Reni]]I pazienti con diabete di tipo 2 che hanno livelli piu’ elevati di acido urico nel sangue hanno un rischio maggiore di sviluppare un danno ai reni. E’ la scoperta di uno studio coordinato da Salvatore De Cosmo, medico responsabile del Dipartimento di Scienze Mediche dell’IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo in collaborazione con Antonio Pacilli, medico dell’Unita’ di Endocrinologia e Roberto Pontremoli dell’Universita’ di Genova.
Lo studio prospettico, pubblicato su Clinical Journal of the American Society of Nephrology, ha coinvolto piu’ di 20.000 pazienti distribuiti su tutto il territorio nazionale e piu’ di 200 centri di Diabetologia, grazie al supporto dell’Associazione Medici Diabetologi.
Lo studio prevedeva di indagare la capacita’ di elevati livelli di acido urico nel sangue, misurati all’inizio del periodo di osservazione, di indurre un danno renale dopo 4 anni di follow-up. I risultati hanno consentito di stimare un raddoppio del rischio di sviluppare un danno ai reni nei pazienti che avevano valori di acido urico piu’ elevati.L’IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza, coordinatore dello studio essendo parte della rete diabetologica, ha contribuito anche con la valutazione dei propri pazienti affetti da diabete di tipo 2, nei quali vengono costantemente monitorati anche i livelli dell’uricemia. Il danno ai reni rappresenta una complicanza molto grave e frequente del diabete. Interessa circa il 40% dei pazienti e puo’ essere responsabile di insufficienza renale terminale con necessita’ di trattamento dialitico. “E’ di fondamentale importanza – spiega Salvatore De Cosmo – studiare ed individuare nuovi potenziali fattori di rischio di danno renale, oltre a quelli gia’ noti quali l’ipertensione arteriosa e lo scompenso glicemico. Cio’ consente non solo una migliore comprensione dei meccanismi attraverso i quali si verifica il danno ai reni, ma puo’ aiutarci anche ad individuare nuovi obiettivi per interventi preventivi e terapeutici. Questi risultati rappresentano la base di partenza per poter disegnare e condurre studi di intervento, nei quali si valutera’ come la correzione farmacologica dei livelli elevati di acido urico possa tradursi in una chiara protezione renale”.

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Diabete

Il diabete tipo 1 sul groppone da un giorno o 54 anni? Non perdere la fiducia e guarda avanti perché la vita è molto di più, e noi siamo forti!
Non sono un medico. Non sono un educatore sanitario del diabete. Non ho la laurea in medicina. Nulla in questo sito si qualifica come consulenza medica. Questa è la mia vita, il diabete – se siete interessati a fare modifiche terapeutiche o altro al vostra patologia, si prega di consultare il medico curante di base e lo specialista in diabetologia. La e-mail, i dati personali non saranno condivisi senza il vostro consenso e il vostro indirizzo email non sarà venduto a qualsiasi azienda o ente. Sei al sicuro qui a IMD. Roberto Lambertini (fondatore del blog dal 3/11/2007).

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